Lo Stato non è una famiglia: se risparmia, siamo rovinati

dal blog http://www.libreidee.org

Scritto il 04/10/18

L’esposizione ripetuta a un’immagine o a un contenuto fa sì che l’individuo modifichi la propria percezione della realtà e interiorizzi il messaggio veicolato. E’ quello che gli psicologi chiamano “effetto priming”, e che pubblicitari ed esperti della comunicazione conoscono molto bene. Quanto più un messaggio viene ripetuto ed enfatizzato, magari attraverso la forma dello spot, tanto più esso risulterà familiare. Così può accadere che un concetto privo di veridicità, ma ripetuto con insistenza e in modo convincente, acquisisca il rango di verità. E’ quanto accaduto con la fake news economica del momento, tanto assurda quanto apparentemente efficace: il bilancio dello Stato sarebbe come quello di una famiglia. La ripetono all’unisono giornalisti, conduttori televisivi, economisti e qualunquisti. Così la gente comune, digiuna di economia e soprattutto in buona fede, ha interiorizzato un pensiero del tutto fuorviante. Secondo questa logica, quando un paese presenta un debito pubblico – dunque la normalità in un’economia moderna – dovrebbe assumere il comportamento di una brava e accorta casalinga: stringere la cinghia e tagliare le spese familiari. Così, come una donna morigerata risparmierà sul cibo, sul vestiario e, in condizioni di estrema ratio, alle cure sanitarie per sé, per il coniuge e per i figli, così lo Stato dovrebbe seguire il suo virtuoso esempio.

Dunque, poiché la “famiglia” dello Stato è lo Stato stesso, ossia l’insieme dei cittadini che lo abitano, il suo territorio e le sue istituzioni, i tagli si ripercuoteranno sull’intera collettività. Per risparmiare occorre innanzitutto che contravvenga a quello che casalingain un sistema socio-economico civile dovrebbe essere la sua funzione principale: tutelare chi non ha tutela, chi per nascita o per eventi sopravvenuti o condizioni particolari si trova in una situazione di evidente svantaggio. E qui gli esempi potrebbero essere infiniti, dal disoccupato all’invalido, alle vittime di disastri naturali. Potrebbe poi, in un’ottica di far quadrare il bilancio, ristrutturare la sanità pubblica in un’ottica mercatistica orientata al profitto, trasformando il paziente in un cliente. Continuare poi in un’opera di privatizzazione dei servizi pubblici e delle infrastrutture, facendoli gestire al mercato – considerato per antonomasia efficiente. A parte qualche piccola eccezione come successo a Genova. Così si potrebbe abbracciare un modello di scuola privata, in cui i genitori offriranno ai loro figli un livello di istruzione strettamente legato al proprio reddito. Ci sarebbe solo il piccolo inconveniente di bloccare l’ascensore sociale e rinstaurare il censo.

Siccome non amo la retorica, mi fermo qui, ma gli esempi pratici per smontare l’assurda comparazione tra bilancio pubblico e familiare potrebbero andare avanti ancora a lungo. Lo Stato non è una famiglia perché esso ha come obiettivo il benessere e la Ilaria Bifarinitutela di tutti cittadini, non solo dei suoi figli come la famiglia, e opera su un orizzonte temporale di lungo periodo. Deve inoltre garantire il funzionamento delle istituzioni a garanzia del diritto e della democrazia. Infine, come dicono gli inglesi last but not least, da un punto di vista economico e contabile adottare la condotta della brava casalinga, che per uno Stato significa adottare l’austerity, vuol dire licenziare, rendere i servizi pubblici essenziali sempre più costosi, aumentare il livello di povertà, di disuguaglianza e disoccupazione. Così potrebbe accadere che la stessa virtuosa casalinga a causa dell’austerity debba rinunciare a curarsi o, addirittura, che suo marito perda il lavoro. Esiste infatti una relazione diretta, alquanto intuitiva, tra tagli dello Stato e diminuzione della ricchezza privata perché, per dirla con le parole del premio Nobel Krugman, «la tua spesa è il mio reddito». Potremmo dunque a ragion veduta ribaltare lo spot e affermare: «Il bilancio dello Stato è il contrario di quello della famiglia». Ma i pregiudizi si sa, una volta sedimentati sono difficili da scardinare.

(Ilaria Bifarini, “Lo Stato è il contrario di una famiglia”, dal blog della Bifarini del 28 settembre 2018).

4 Comments

  1. E si raga però c’è una realtà oggettiva l’Italia da decenni è stata infilata in un cul de sac in cui non hai più realmente tutti i termini della questione nelle mani del governo. Moneta unica UE, mercati finanziari manovrati politicamente, debito di fatto buttato avanti sopra tutto che aumenta in concreto, ecc . Cosa fare ? Non sono certo esperto di economia ma per diminuire il debito che oggi non decide neppure più il governo qualunque fosse servono cure da cavallo e palle , che purtroppo non vedo qui ed ora . Per differenze fra M5S e Lega, per impossibilità tramite scelte di alleanze, ecc . Se è vero che le spese complessive militari corrispondono a circa 36 miliardi all’anno ecco che scegliere di stare con “alleati” non conviene proprio, poi non lamentarti di non avere soldi sufficienti per investire. Se non c’è o almeno non conosco un piano vero di investimenti deciso e portato avanti per rilanciare lavoro e reddito oltre che sistemare tanti aspetti sociali(territorio, pensioni, sanità,ecc ) e tutti gli strumenti di cui ho sentito parlare da persone competenti, (non da Gianni Gatti) come monete parallele, CIR e via cantando il nostro diventa sofismo culturale senza costrutto… Per cambiare devi investire , far circolare liquidità, ma ovvio deve essere legata ad un valore, cioè lavoro concreto. Ho già scritto che quello prospettato da questa manovra non è davvero la cosa utile perchè parziale, non è diventato sistema organico ed è ovvio dato che la Lega ha come massimo obiettivo la detassazione delle medie-piccole imprese, diversa dall’idea di ristrutturare situazioni individuali di massa . Quindi il debito a mio giudizio può crescere nell’immediato se appunto necessario a cambiare almeno in parte la situazione sociale. Non è filosofia che ci siano milioni di persone in assoluta crisi personale e quindi data la massa è un fatto sociale, nonostante i media o lo mettono come forma di paura sociale per cui poi qualunque minimo cambiamento è giudicato insufficiente o come antieuropeo in una logica più ampia per affrontare i grandi temi economici. Anche in queste ore l’Italia paga cifre alte a Bruxelles ma incassa un terzo in meno per incapacità e burocrazia della infrastruttura pubblica e per bastoni messi fra le gambe dall’EU. Non è chiaro niente quindi va tutto bene ? No solo che dobbiamo ormai abituarci al precariato diffuso a più livelli ed alla mancanza di democrazia dove gli ultimi ad essere interpellati sono proprio i cittadini.

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  2. ma quando la smetteremo di dover sentire queste pure sciocchezze?

    varrebbe la pena di rileggersi Aristotele, che ha fondato l’economia.

    economia in greco antico significa: “regole per gestire una casa”, pensa te!, cioe` appunto per gestire una “familia”, nel senso antico del termine, che non e` affettivo, ma appunto economico…

    la scienza economica nasce da questa identificazione e ora arriva qualche post-moderno fantasioso a dirci, con discorsi fumosi e garamente inconsistenti, che l’economia e` un’altra cosa.

    e sarebbe il momento di dire, una volta per tutte, che la causa dell’austerity non e` l’austerity, ma il debito e i suoi interessi; esattamente come per qualunque famiglia se e` indebitata.

    ciao

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    1. Non concordo perchè invece la differenza la vedo eccome . Uno stato basta vada alla pari …per estremizzare e se spende per il bene comune tutto va avanti . Certo il presupposto è l’autonomia e la capacità di creare indipendenza che non è a mio giudizio solo di soldi/economia, ma anche di energia, di istruzione, di sanità, di trasporti,ecc . La famiglia non ha altro alle spalle che se stessa e deve risparmiare un poco e lo hanno fatto negli anni in cui si faceva debito per cambiali per comprare l’auto, la lavatrice a rate, il mutuo per la casa . Oggi l’evoluzione sociale stanno sbrindellando ogni certezza e anche se hai una casa hai problemi a capitalizzare perchè ce n’è troppe. Crisi di sovrabbondanza anche lì. Chi ha fatto il debito e ci ha venduto l’Europa come la fine dei mali ormai si gode la pensione abbondante. Il debito pesa eccome su ognuno di noi si sa consapevole o meno ma uno stato deve trovare soluzioni diverse e a me che sono incompetente ne ho sentite molte ma i fatti sono che non cambia nulla . Monete parallele, CID, e mille altri artifizi chiacchierati senza avere fatto un solo passo concreto questo è il dramma . Qual’è il piano di questo governo oltre che l’amministrazione del giorno per giorno non mi è chiaro . Per fare cure da cavallo e mosse difficili se non hai il consenso della gente spiegando tutto il mercato stesso ti stronca ad ogni uscita fuori dal coro …ed è una scelta fatta concretamente .

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      1. terrei fermo il punto centrale di questa nostra discussione, rispetto alle molte frasi incoerenti che si leggono nel post li` sopra: che nella famiglia ci si deve occupare del benessere dei suoi membri e nello stato di quello dei cittadini: la cosa e` uguale. e anche in una famiglia non puoi e non devi far morire di fame i suoi membri per ripagare un debito, e anche in una famiglia se produci in proprio e tagli gli investimenti per produrre, fallisci.

        la teoria che lo stato DEBBA indebitarsi per funzionare bene non ha nessun fondamento, salvo che nei porofitti della finanza usuraia: ci sono stati come la Lituania che non hanno praticamente debito pubblico e non hanno problemi, mentre noi ne abbiamo, eccome!

        si cita a sproposito Keynes, che non ha mai sostenuto di uscire dalla crisi facendo debiti per acquistare consenso politico e alimentare i consumi, ma con investimenti produttivi, anche a costo di indebitarsi un po’.

        del resto una economia che droga i consumi come valore principale senza badare se davvero migliorano la vita dei cittadini (anzi, oltre un certo limite la peggiorano anche), e che deve farlo col debito, e` una economia intrinsecamente malata.,

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