Al Shabaab: caratteristiche e fisionomia del gruppo terroristico somalo.

dal blog http://www.aldogiannuli.it/

Scritto da Aldo Giannuli.

Con vivo interesse, vi propongo questo pregevole ed approfondito lavoro curato da Gaetano Magno, tanto più attuale, purtroppo, in questi giorni. Buona lettura! A.G.

ABSTRACT
In questo report approfondirò alcune vicende inerenti alla formazione terroristica somala Al Shabaab secondo due principali matrici. 
In primo luogo analizzerò le sue strategie adattive, che le hanno consentito di resistere, sopravvivere ed adattarsi, come una contemporanea Idra di Lerna, ai vari approcci ed interventi con cui le fragili istituzioni somale e la comunità internazionale hanno tentato di sconfiggerla.

In secondo luogo prenderò in esame le linee di faglia interne al gruppo, mettendo in evidenza quanto le differenti provenienze claniche dei suoi membri, la più qualificata esperienza militare di taluni suoi militanti rispetto ad altri e la loro scelta di collocarsi in differenti campi della galassia jihadista mon-diale, rendano Al Shabaab molto eterogeneo e frammentato nella sua composizione, a dispetto della rappresentazione monolitica e compatta data dai media.

In alcuni punti dell’elaborato cercherò di evidenziare quanto il gruppo terroristico somalo sia stato un vero e proprio precursore dell’Isis, anticipandone e forse ispirandone, con le proprie azioni, alcuni ambiti del suo modus operandi.

Un ultimo aspetto che sarà oggetto della mia analisi è il pericolo che questa formazione terroristica rappresenta per l’Europa e la comunità internazionale, vista la presenza di una nutrita comunità so-mala, non impermeabile a forme di radicalizzazione islamica, in molti paesi europei, del nord Ameri-ca e dell’Oceania.

Il gruppo terroristico somalo, nonostante questi indici di pericolosità e pur vantando il triste primato di essere la più letale compagine terrorista dell’intero continente africano, risulta poco attenzionato ed investigato dai media internazionali che, inerentemente al continente africano, sembrano prestare più attenzione ed interesse alla formazione terroristica nigeriana Boko Haram.

STRATEGIE ADATTIVE DI AL SHABAAB

Il gruppo terroristico somalo Al Shabaab, nato poco più di 10 anni fa nel Corno d’Africa, nel corso della sua breve evoluzione storica, ha saputo tarare e modulare il proprio messaggio ideologico, le capacità militari e le modalità di autofinanziamento in maniera adattiva, in funzione dei mutamenti degli scenari politici che si è trovato ad affrontare e delle coalizioni militari avversarie che hanno cercato di sconfiggerlo ed annientarlo.

Questo “trasformismo” ha fatto sì che potesse crescere e prosperare, arrivando a controllare porzioni significative del territorio somalo, approfittando soprattutto dei vuoti istituzionali dello stato fallito somalo ed avendo la capacità di riorganizzarsi e preservare la propria esistenza e sopravvivenza nei momenti di maggior difficoltà.

Le prime formazioni del gruppo di Al Shabaab iniziarono azioni di guerriglia e di resistenza contro l’esercito etiope e le truppe del Governo Federale di Transizione (GFT) nel dicembre del 2006, quando gli etiopici invasero il territorio somalo per venire in soccorso del GFT, che si trovava sempre più in difficoltà con l’espansionismo delle Unioni delle corti islamiche(ICU). L’invasione etiope fu ben accolta a Washington (1).

Fin dagli albori della sua esistenza Al Shabaab seppe fare un sapiente uso di internet, soprattutto at-traverso i propri canali media, quali al-Kataib foundation ed il canale radio Al Andalus, rivendican-do a gran voce di essere una delle poche formazioni militari a non aver abbandonato il campo a se-guito dell’attacco etiope e dei bombardamenti di appoggio americani. La formazione terroristica fu capace di fare un uso propagandistico di queste azioni (2) per attività di reclutamento e di raccolta fondi.

Dato il bassissimo accesso ed utilizzo di internet all’interno dei propri confini, quantificabile attorno al 1.2% della popolazione (3), questi messaggi propagandistici sono sempre stati principalmente ri-volti agli appartenenti della diaspora somala sparsi per il mondo.

In questa cornice temporale, pur mantenendo una connotazione religiosa salafita-wahhabita (4) al pari di Al Ittihad Al Islamiya (AIAI) ed ICU, al Shabaab iniziò a differenziarsi da queste realtà ed a lanciare attraverso i suoi media un nuovo messaggio ideologico fortemente connotato da un pan-islamismo, vicino alle posizioni di Al Qaeda e rivolto alla ummah. (5)
Teorizzò la formazione di un califfato pan islamico, superando di fatto il nazionalismo irredentista di AIAI ed ICU, che vedevano nell’Etiopia il loro unico nemico verso cui indirizzare la loro battaglia e si rivolgevano essenzialmente alle comunità somale del Corno d’Africa e della diaspora.

Al Shabaab proclamò di avere un nuovo nemico globale, identificabile con l’Occidente e le popola-zioni che non professassero il credo mussulmano.

Al Shabaab compì un salto di qualità con questo nuovo approccio, avvicinandosi ancora una volta ad Al Qaeda (l’affiliazione ufficiale avverrà solamente nel 2012) (6) ed iniziò a rivolgersi all’intera co-munità religiosa musulmana, ottenendo una cassa di risonanza internazionale per i propri messaggi e cercando l’appoggio politico ed economico di eminenti personalità dei paesi del Golfo.
Quest’internazionalizzazione provò a fare in modo che si superassero le divisioni claniche che attra-versano il movimento.

La ricerca di una legittimazione e di una sponsorizzazione internazionale, con una forte connotazione retorica globalista per cercare di superare le divisioni claniche e reclutare localmente le popolazioni somale per combattere l’esercito etiope, appare indubbiamente come un paradosso.

La formazione jihadista cercava e parlava di internazionalità e globalità, ma gli obiettivi immediati e gli avversari da combattere erano prettamente locali, legati al territorio somalo ed alle comunità somale che risiedono nei paesi confinanti. (7)

E’ interessante notare come Al Shabaab tra il 2006 ed il 2008 sia stato un precursore, per l’uso dei media ed il loro utilizzo propagandistico, di Isis.
La stessa considerazione può valere per la teorizzazione di un califfato pan islamico e la ricerca di “notorietà” internazionale per poter compiere attività di proselitismo e reclutamento per combattere conflitti territoriali con un orizzonte locale.

Nel corso del biennio tra il 2008 ed il 2009 Al Shabaab implementò in modo significativo le proprie capacità militari, passando da semplici azioni di guerriglia ed attacchi suicidi ad operazioni militari frontali nei confronti dell’esercito del GFT, come nel caso della battaglia di Hudur del 25 febbraio 2009 (8).

Il gruppo terroristico riuscì ad estendere la propria influenza su una larga porzione del sud del paese, arrivando a controllare Mogadisco ed il porto di Kismayo. Questa circostanza fu indubbiamente fa-vorita dal ritiro dell’esercito etiope nel gennaio del 2009 e dalla persistente inconsistenza delle trup-pe del GFT.

Al Shabaab tra il 2009 ed il 2010, nonostante l’esiguità dei suoi effettivi, tentò di sostituirsi alle isti-tuzioni statali con un rudimentale controllo del territorio e proprie strutture “governative” quali un consiglio esecutivo, la shura, un ministero per la sicurezza interna, l’Amniyat, facente funzione anche di apparato di intelligence, corti di giustizia che applicavano la Sharia ed un ministero delle finanze, Maktabatu Maaliya, per la raccolta delle tasse e dei tributi. (9)

Questo tentativo di sostituirsi alle istituzioni statali, per quanto fallace e costantemente minato da ampi fenomeni di corruzione ed inefficienza, si consumò in un lasso di tempo estremamente conte-nuto e dimostrò ancora una volta la grande capacità adattiva dell’organizzazione.

Per finanziare il proprio esercito e questo apparato proto-statale, il gruppo terroristico seppe rendere efficiente, unica eccezione del proprio apparato amministrativo, la Maaliya, che a pieno regime si stima che fosse in grado di raccogliere tasse e tributi per un controvalore di 1 milione di dollari al giorno.

Questa cifra derivava dalle tasse applicate ai lavoratori, alle imprese, alle ONG che operavano sul territorio, dal controllo dei porti e delle navi che vi attraccavano, dai beni importati ed infine dai check point sparsi sul territorio che regolavano il passaggio della popolazione.

Questa capacità di raccolta di tributi così capillare e trasversale ad una significativa parte delle attivi-tà produttive del paese, dà la misura dell’effettiva capacità di controllo del territorio di Al Shabaab.

Ancora una volta si può mettere in evidenza, relativamente alla raccolta di tasse sul territorio, che il modus operandi dei jihadisti somali costituirà un precedente replicato in maniera simile da Isis pochi anni dopo. (10)

Un’altra importante fonte di finanziamento del gruppo deriva del traffico di avorio. E’ presumibile che quest’attività sia stata incrementata in concomitanza con la perdita del controllo di ampie por-zione del sud del paese a partire dal 2011 a seguito dell’offensiva keniota e dell’Amisom . (11)

La controffensiva del 2011 dell’Amisom, supportata dagli eserciti di Kenya ed Etiopia, produsse l’ennesima rivoluzione nelle strategie militari dei jihadisti somali. Il gruppo terroristico tornò ad utilizzare su larga scala gli attacchi suicidi, le imboscate, gli ordigni esplosivi improvvisati e gli assassinii mirati. Obiettivi di queste azioni furono il contingente della missione Amisom, gli effettivi dell’esercito so-malo ed i civili kenioti.

Nel settembre 2013 Al Shabaab compì un’azione terroristica in territorio keniota, presso il Westgate Mall di Nairobi, uccidendo 67 persone e ferendone più di 200. L’attacco, durato più di 80 ore, fu frutto di una lunga preparazione e pianificazione e mise in luce le capacità di ricognizione, coordi-namento e raccolta informazioni del gruppo terroristico. (12)
Questo attacco presumibilmente aveva molteplici scopi: punire il Kenya per l’offensiva contro il ter-ritorio somalo, terrorizzare la popolazione civile keniota per fare pressioni sull’opinione pubblica per-ché si valutasse un eventuale disimpegno dal conflitto somalo ed ottenere visibilità internazionale ai fini reclutativi e di raccolta fondi per la compagine terroristica somala in un momento di grave fles-sione e di perdita di controllo del territorio.

Questo meccanismo di far uscire dai propri confini territoriali il conflitto, dandogli un dimensione internazionale, è simile a quello che fece Isis nel biennio 2015-2016 sul territorio europeo in conco-mitanza con la perdita di controllo di territori e roccaforti in Siria ed Iraq.  A questa riorganizzazione militare dei terroristi somali, improntata sugli agguati e le imboscate, non sembra aver trovato gli anticorpi per reagire il contingente Amisom.

La guerra asimmetrica degli Al Shabaab ne sta preservando l’esistenza e la sopravvivenza, a dispetto della continua perdita di territori e zone direttamente controllate. La chiave per avere il totale con-trollo e presidio della Somalia passa non solo per la riconquista delle città e degli snodi commerciali strategici, ma anche attraverso la padronanza dell’entroterra, dove Al Shabaab riesce ancora ad agi-re, ad addestrarsi ed a nasconder le proprie armi.

Il contingente Amisom, pur avendo ottenuto successi militari importanti con tre campagne militari a cavallo tra il 2010 ed il 2015, non è ad oggi riuscito a sconfiggere la compagine somala per delle de-ficienze strutturali.

Le più rimarchevoli di queste sono sicuramente la mancanza di una forza aerea che possa dare coper-tura al contingente e colpire i rifugi dei terroristi somali nell’entroterra e nelle aree più remote del paese, la carenza di centri di comando coordinati dell’esercito multinazionale africano e la penuria di mezzi e uomini per poter controllare un’area così vasta. Va a sommarsi a tutto ciò l’azione a tratti in-termittente di alcuni paesi che fanno parte del contingente Amisom, costretti a distrarre risorse mili-tari dalle truppe stanziate in Somalia per fronteggiare crisi interne. (13)
Le perduranti fragilità e debolezze dell’esercito nazionale somalo, mal pagato, mal addestrato e mal equipaggiato, rendono il contrasto ad Al Shabaab ancora più difficoltoso e complicato. Sulla manca-ta corresponsione degli stipendi alle truppe somale pesano sia l’ampia diffusione della corruzione (14) che il timore che un esercito efficiente e ben equipaggiato possa comportare rischi di una ripresa dei conflitti inter clanici che hanno infiammato il paese per molti anni nel recente passato (15).

Un’arma ulteriore istituita da Al Shabaab per fronteggiare la mutata situazione geopolitica a seguito della perdita di ampie porzioni di territorio controllate nel sud del paese è stata la creazione della Hisba (16), la polizia religiosa. Nella roccaforte di Jilib e nelle residuali aree sotto il controllo diret-to del gruppo jihadista, la polizia religiosa è tenuta a sovraintendere al rispetto dei precetti della leg-ge coranica da parte della popolazione. Pene molto severe sono previste per chi venga sorpreso a consumare alcool, a rubare ad usare abiti di foggia occidentale o a commettere adulterio.

Le finalità che si celano dietro la creazione di questa task force religiosa sono molteplici e sono in parte simili a quelle già descritte per l’internazionalizzazione del conflitto somalo: mascherare le de-bolezze della milizia jihadista attraverso l’imposizione del terrore e del rigore nei propri territori, spa-ventare ed annichilire le popolazioni locali mirando a dissuaderle dal tentare ogni forma di ribellione e fornire un esempio virtuoso di stile di vita nel rispetto dei costumi e dei dettami della legge corani-ca.

Questa campagna di terrore urbano, sperimentata in passato da altri gruppi terroristici, in primis Bo-ko Haram, per rivendicare il ruolo di attore locale di primo piano nel panorama somalo, è l’ennesima dimostrazione della reattività di Al Shabaab agli scenari che cambiano. Dal 2013 ad oggi, secondo uno studio dell’ACLED (Armed conflict location & Event data project) l’escalation di attentati ed atti di violenza in Somalia è in continua ascesa. . (17)

Nel 2017 il primato del paese africano in cui si sono consumati il maggior numero di atti violenti è spettato alla Somalia (18) con oltre 1.537 episodi; una larga fetta di questi episodi è direttamente riconducibile alla formazione terroristica degli Al Shabaab.  Particolarmente efferati e cruenti per dinamica e numero di vittime sono stati gli attentati di ottobre 2017 a Mogadiscio, che hanno causato più di 350 morti. La tecnica utilizzata dagli attentatori è stata quella delle autobomba, fatte deflagrare in punti affollati della capitale somala. (19)

La pianificazione di attentati nella capitale somala, che non si trova più sotto il diretto controllo di Al Shabaab dal 2011, è affidata con ogni probabilità all’Amnyiat, che ha infiltrato propri elementi in città con questa finalità. L’arresto nel giugno del 2017 (20) del comandante delle operazioni sul campo dell’Amnyat , Abdi Wahab Khalif Ahmed, non è servito a fermare la spirale di violenza.
Oltre all’aumento del numero di attentati su tutto il territorio somalo, Al Shabaab sta progressiva-mente riguadagnando territori e zone d’influenza, soprattutto nelle aree rurali del centro sud del pae-se (21) nelle regioni di Hiraan, Bakool, Galgudud e Shabeellaha Hoose.

Le ragioni di questa progressiva riconquista territoriale sono principalmente imputabili alla crisi ed al lento disfacimento del contingente Amisom, iniziato con il ritiro delle truppe etiopiche a partire dall’agosto 2016, che occupavano posizioni chiave nelle regioni sopracitate (22), seguito a ruota dall’abbandono dei soldati del Burundi e soprattutto del ben armato ed addestrato contingente dell’Uganda, annunciato per il dicembre 2017. (23)

I militari del contingente Amison dovrebbero essere in linea teorica progressivamente rimpiazzati dagli uomini del Somaly Military Army, che appare però ancora inadatto a garantire il controllo e la sicurezza del territorio nazionale. La rapidità con cui, ancora una volta, Al Shabaab abbia saputo reagire ad una defaillance dei propri nemici per rialzare la testa e riconquistare il controllo di ampi lembi di territorio somalo, mette in guardia sull’enorme pericolosità del gruppo terroristico e sulla scarsa percezione di esso da parte del mondo occidentale.
Senza un deciso sostegno economico dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America, il fallimen-to della missione Amisom sembra inevitabile.
Il presidente americano Trump, nel suo programma di contrasto al terrorismo di matrice islamica, ha incluso, trai i suoi obiettivi, quello di colpire i guerriglieri di Al Shabaab ed i bombardamenti dell’aviazione americana sul territorio somalo si sono moltiplicati durante il corso 2017. (24)

Le missioni aeree americane, prive di un contrasto via terra alle formazioni jihadiste, che dovrebbe basarsi sull’appoggio ed il rifinanziamento della missione Amisom e dell’esercito somalo, non po-tranno garantire la sconfitta di Al Shabaab e la sua progressiva espansione territoriale.
L’esempio più vicino temporalmente dell’impossibilità di debellare una formazione jihadista da un territorio solamente con missioni aeree è quello dei miliziani di Isis sul territorio iracheno. Fino a quando non sono stati armati, addestrati ed appoggiati i contingenti dell’esercito iracheno e curdo per compiere operazioni via terra contro i militari di Daesh, lo stato islamico in Iraq ha continuato ad esistere e prosperare.

Oltre al contingente Amisom, una risorsa preziosa per contrastare i terroristi somali, potrebbe essere la formazione islamista sufi Ahlu Sunna Wahl Jama’a (ASWJ) (25), attiva nella Somalia Centrale. Uno dei punti di forza di questa milizia, nata nel 1998 come movimento di resistenza religioso, è quella di essere una realtà trans clanica con aspirazioni unitarie e nazionali. Questa milizia moderata sufi potrebbe essere in potenza capace in un futuro di dar vita a un movimento politico religioso di respiro unitario.

La milizia ASWJ ha contrastato con buoni risultati militari gli Shabaab nella regione del Galgaduud settentrionale, grazie anche all’appoggio dell’Etiopia, a partire del 2008.
Oltre all’applicazione rigorosa della sharia, gli Shabaab, nelle regioni da loro controllate, si sono ri-petutamente esibiti in atti di dissacrazione delle moschee e dei luoghi di culto sufi, ritenuto un credo eretico.

Queste pratiche diffuse rendono ben chiare le motivazioni dell’odio e dell’azione di contrasto della ASWJ verso gli Shabaab.
In ultima analisi senza un approccio a 360 gradi al problema terroristico in Somalia, che comprenda il rafforzamento delle istituzione del paese, l’addestramento delle forze armate (magari inglobando all’interno di esse milizie come la ASJW), un appoggio economico e logistico al contingente Amisom nell’intervallo di tempo in cui l’esercito somalo raggiunga un livello di efficienza e affidabilità tali da garantire il controllo territoriale del paese, è altamente improbabile che Al Shabaab possa essere ef-fettivamente sconfitto e debellato dalla Somalia .
Una Somalia instabile, con larghe porzioni di territorio direttamente controllate dai jihadisti, è un vulnus alla sicurezza dell’intero corno D’Africa ed un formidabile serbatoio di guerriglieri e risorse per la rete terroristica di Al Qaeda, a cui Al Shabaab è formalmente affiliata.
Sconfiggere e debellare Al Shabaab può avere una diretta ricaduta anche sulla sicurezza del conti-nente europeo. La comunità somala nel corso degli ultimi decenni ha conosciuto una vasta diaspora verso diversi paesi del continente europeo: una piccola percentuale di questa comunità è rappresenta-ta da uomini legati in qualche modo alla reta jihadista.

I servizi segreti svedesi monitorano con attenzione l’attività di possibili cellule terroristiche somale nella penisola scandinava; nei dintorni di Stoccolma vi è una comunità somala di oltre 50 mila perso-ne e si stima che possano essere più di 100 i guerriglieri somali sul territorio scandinavo.

Nel 2011 venne sventato un attentato alla biennale d’arte di Goteborg, il cui ospite d’onore era Lars Vilks il disegnatore delle vignette satiriche su Maometto. I 4 uomini arrestati erano tutti somali con passaporto svedese, sospettati di essere legati ad Al Shabaab. (26)

La polizia scandinava intercettò anche diverse conversazioni telefoniche di Abu Musab al Somali in-tento a progettare attentati sul territorio danese.
Anche se l’Europa non è rientrata ad oggi negli obiettivi dei jihadisti somali, viste le grandi capacità adattive del gruppo terroristico, ampiamente illustrate in questo paragrafo, il focus e la soglia di at-tenzione su questa formazione terroristica da parte della comunità di intelligence del vecchio conti-nente dovrebbe rimanere costantemente su livelli di allerta.

LINEE DI FRATTURA E CONFLITTI INTERNI

A dispetto della frequente rappresentazione monolitica e compatta data dai media occidentali, i gruppi terroristici jihadisti sono spesso percorsi al loro interno da frammentazioni, rivalità e settarismi molto accesi.

La formazione jihadista somala non fa eccezione sotto questo aspetto.
Una prima distinzione in seno al gruppo può certamente riferirsi all’età ed all’addestramento dei suoi uomini. Una parte dei leader e dei quadri dell’organizzazione si è formata militarmente nel teatro di guerra dell’Afghanistan.

Uomini come Adan Ayro, Ibrahim Al Afghani o Ahmed Abdi Godane hanno combattuto in Afgha-nistan; nel caso di Ibrahim al Afgani in due distinti periodi, sia durante l’invasione sovietica del 1980 che durante quella americana del 2001 (27), a stretto contatto con i talebani ed i guerriglieri di Al Qaeda.
Questa esperienza militare ha conferito carisma, credibilità, senso di ammirazione e lustro a questi uomini, che non a caso sono arrivati a ricoprire posizioni di vertice in seno all’organizzazione.

Il solco tra la generazione dei veterani, che hanno maturato esperienze militari in teatri di guerra stranieri e le nuove leve che formano il nerbo dell’esercito di Al Shabaab è decisamente importante ed ha una ricaduta diretta anche sul loro orientamento e sull’appartenenza di campo nella galassia delle formazioni jihadiste internazionali.
Sebbene storicamente Al Shabaab abbia sempre orbitato nella sfera di influenza di Al Qaeda, nel corso degli ultimi anni si è verificato un progressivo allontanamento di frange di suoi appartenenti, soprattutto di giovane età, che hanno scelto di avvicinarsi al califfato di Isis.  Dal 2015 è iniziata una vera e propria contesa tra le due formazioni terroristiche per assicurarsi la fe-deltà dei guerriglieri somali. (28)

La vicinanza di Al Shabaab al gruppo terroristico di Al Zawahiri si è storicamente affermata per la consolidata rete logistica e l’anzianità operativa di Al Qaeda nell’Africa Orientale, oltre che per le pocanzi citate esperienze operative dei quadri di Al Shabaab in Afghanistan. Gli attentati alle amba-sciate americane di Kenya e Tanzania risalgono al 1998. (29)

La battaglia per orientare parte degli appartenenti ad Al Shabaab verso Isis non è iniziata sui campi da battaglia, ma online: dapprima attraverso canali informali per poi arrivare al primo effettivo appel-lo nel febbraio del 2015 pubblicato sul Global front to support the Islamic State a firma di Hamil Al Bushra, in cui si richiese a gran voce ad Al Shabaab di unirsi al Califfato (30). A questo primo ap-pello, ne seguirono altri nei mesi successivi, anche attraverso media differenti, come nel caso dei cinque video realizzati in alcune province del Califfato in cui si chiedeva l’affiliazione dei guerriglie-ri somali alla causa dello Stato Islamico, mettendo al contempo in evidenza l’illegittimità di Al Qae-da. (31)

L’interesse del califfato per Al Shabaab è facilmente intuibile per differenti ragioni. La prima è sicu-ramente di natura geopolitica: lo stato islamico ebbe necessità e desiderio di espandere la propria sfe-ra d’influenza nell’Africa orientale, dopo aver ottenuto l’affiliazione formale della cellula terroristica nigeriana Boko Haram agli inizi del 2015 (32). La seconda è di natura mediatica: l’alleanza formale con ampie frange di guerriglieri Shabaab, riconosciuti come il gruppo terroristico più potente e me-glio organizzato del continente africano, avrebbe avuto una eco importante sui media internazionali, dimostrando la maggior capacità attrattiva del gruppo terroristico di Al Baghdadi rispetto a quello di Al Zawahiri.

In aiuto alla causa del Califfato venne il gruppo terroristico Boko Haram, che nell’ottobre del 2015 realizzò un video in cui invitò le formazioni terroristiche dell’Africa orientale a seguire l’esempio delle loro controparti dell’Africa occidentale aderendo allo stato Islamico. (33)

Alle lusinghe dell’Isis risposero solo sparuti nuclei di individui in diverse aree del Paese. La defezio-ne più celebre fu quella di Abdul Kadir Mumin, uno dei leader spirituali di Al Shabaab, che nella re-gione semi autonoma del Puntlad, assieme ad una ventina di adepti del clan Majerteen, proclamò la scissione da al-Shabaab giurando fedeltà al califfo Abu Bakral-Baghdadi (34).
Altre piccole defezioni si ebbero nel sud del paese, ma all’interno di queste cellule non si ebbero nomi di rilievo dell’organizzazione che avessero optato per un differente scelta di campo.

La risposta dei lealisti ad Al Qaeda all’interno di Al Shabaab per stroncare sul nascere le ambizioni e le spinte centrifughe di un concorrente così insidioso sul campo non si fece attendere e si articolò at-traverso varie fasi. Una prima fase fu quella di riaffermare, attraverso i propri mezzi di comunicazio-ne, la fedeltà del gruppo ad Al Qaeda e di dichiarare che qualsiasi tentativo di creare dissenso e di-scordia su questa posizione sarebbe stato punito e represso attraverso i dettami della legge islamica.

Nel novembre del 2015, rimanendo nel solco della comunicazione propagandistica via radio, ma al-zando il tiro attraverso l’esplicita minaccia, Ali Mahmud Rage, uno dei portavoce del gruppo terrori-stico, dichiarò che coloro che avessero promosso divisioni all’interno di Al Shabaab, decidendo di avvicinarsi ad Isis, sarebbero stati considerati degli infedeli meritevoli di bruciare nelle fiamme dell’inferno. In altri comunicati dello stesso periodo si fece raccomandazione ai membri fedeli dell’organizzazione di tagliare la gola ed uccidere seduta stante coloro che dichiarassero di apparte-nere ad altri movimenti islamici al di fuori di Al Qaeda. (35)

La seconda fase di questa risposta fu di natura repressiva, con arresti ed esecuzioni sul campo e ven-ne affidata in gran parte all’Amnyiat, l’efficiente polizia segreta degli Shabaab.
Nel novembre del 2015 vennero giustiziati cinque ufficiali secessionisti, tra i quali spiccava il nome di Hussein Abdi Gedi, ex comandante della regione del medio Giuba, che aveva istituito sul mede-simo territorio una cellula operativa pro Isis. (36)

Una simile sorte colpì anche i foreign fighters che abbandonarono la causa di Al Qaeda, come nel caso di cinque kenioti di una fazione pro Isis nella regione del Hiraan. (37)

La terza e conclusiva fase della risposta dei lealisti fu di natura militare, con attacchi ed azioni di guerriglia nei confronti dei secessionisti, sia nella regione del Puntland, dove operava la fazione di Abdulqdir Mumin, relegandola sulle montagne del Galgala, sia nella regione del medio Giuba, dove trovò la morte Bashir Abu Numane per mano dell’Amniyat. (38) Lo scontro militare era decisamente impari per numero di effettivi, armamenti, esperienza militare e per le dimensioni di territorio sotto controllo delle due fazioni di Al Shabaab.

Nonostante i ripetuti appelli dello stato islamico, la risposta degli Shabaab è stata abbastanza tiepida ed il numero di defezioni decisamente contenuto per svariate motivazioni.
La prima è data dal fatto che Al Qaeda, rispetto ai proclami universalistici ed ambiziosi dell’Isis, ha storicamente consentito una maggiore focalizzazione alla questione locale e territoriale somala. La rete degli Shabaab, pur vedendosi come parte di un jihad globale, rimane fortemente radicata alla Somalia ed al suo territorio .(39)
Come precedentemente ricordato, i forti legami storici dei leader degli Shabaab con Al Qaeda, sono stati una delle ragioni di resistenza e di difficoltà di penetrazione dell’Isis tra le fila dei miliziani so-mali. Uno dei leader storici di Shabaab, Ahmed Abdi, meglio conosciuto come Godane, ricevette nel 2010 una lettera personale di Osama Bin Laden, in cui veniva istruito su come nascondere i le-gami tra Al Qaeda e Al Shabaab per ragioni operative; questo episodio rappresenta una testimonian-za dei suoi rapporti diretti con i vertici dell’organizzazione. (40)
La pronta e decisa strategia di reazione di Shabaab al tentativo di penetrazione del Califfato nell’Africa Orientale è stata, con ogni probabilità, la principale motivazione del fallimento del tenta-tivo di Isis di guadagnare consensi ed affiliazioni in Somalia e nei paesi confinanti.

Un’ulteriore ragione dello scarso successo della campagna di reclutamento di Isis in Somalia è da at-tribuirsi al fatto che il richiamo del Califfato, secondo il qualificato parere di Meleagrou Hitchens, analista del Centro Internazionale degli studi sulla radicalizzazione de King’s college di Londra, ha avuto un allure principalmente nei confronti dei foreign fighters e dei somali della diaspora. (41)

Di opinione simile è anche Stig Jarle Hansen, professore dell’Università di Oslo ed autore di “Al-Shabaab in Somalia: The History and Ideology of a Militant Islamist Group”, che pone in evidenza il richiamo internazionale delle gesta di Isis a cavallo tra il 2015 ed il 2017. Gli attentati in Europa e l’espansione militare in Siria ed Iraq hanno avuto un impatto mediatico ed una eco soprattutto in paesi e regioni lontane dalla Somalia, dove invece la popolazione pone maggior attenzione alle di-namiche del proprio territorio.

Il collasso dello Stato islamico negli ultimi mesi del 2017 seguito alla caduta della roccaforte di Raqqa, ha con ogni probabilità ridotto anche le capacità attrattive di Isis nel richiamare foreign fighters da destinare al proprio jihad globale. Le poco numerose cellule pro Califfato dell’Africa orientale si troveranno ancora più isolate nel fronteggiare gli Shabaab fedeli ad Al Qaeda.

L’ultima linea di frattura da evidenziare tra le file della formazione terroristica somala è legata ai vari clan di appartenenza dei miliziani. La formazione terroristica somala ha formalmente proclamato di essere in grado di superare le diffe-renze claniche che storicamente attraversano e dividono il paese e di essere portatrice di un messag-gio universalista ed internazionale.
A dispetto di questi roboanti messaggi retorici, come in precedenza già ricordato, molte delle dina-miche comportamentali del gruppo rimangono prettamente legate alla realtà locale e regionale del paese. In luce di ciò il gruppo terrorista ha cercato in svariate occasioni di manipolare le alleanze cla-niche e di sfruttare in modo opportunistico le rivalità che spaccano il territorio somalo.
Negli anni a cavallo tra il 2006 ed il 2009 al Shabaab sfruttò l’occupazione dell’esercito etiope sul territorio somalo per cercare di annullare i contrasti e le distanze tra i vari clan, compattando le di-verse fazioni contro lo spettro di un nemico esterno comune. (42)

Un antecedente storico del messaggio nazionalista ed universalista somalo, capace di superare le di-visioni claniche per affrontare un nemico esterno, fu quello di Sayid Mohammed Hassan, sopranno-minato dagli inglesi Mad Mullah. Il suo tentativo di creare un movimento nazionale somalo che tra-scendesse le divisioni claniche per fronteggiare l’esercito inglese, iniziato nel 1898, fallì nell’arco di poco più di venti anni, tramontando definitivamente nel 1920. La sconfitta del Mad Mullah avvenne non solo per mano delle truppe inglesi, ma anche per i perduranti dissensi che attraversarono le tribù rivali. (43)

Le differenti provenienze claniche dei principali leader del movimento hanno avuto una ricaduta di-retta anche negli scontri interni alla formazione terroristica. Durante l’offensiva del Ramadan del 2010, furono forti le frizioni tra il capo del movimento Godane del clan Isaaq ed i luogotenenti Ha-san Yaqub e Muktar Robow del clan Rahanweyn.  I due comandanti militari lamentarono che le loro milizie, appartenenti al loro stesso clan di origine, avessero subito un elevato numero di perdite rispetto ad altri clan coinvolti nello scontro. (44)

Lo stesso leader del movimento Godane ed uno dei suoi comandanti più importanti, Ibrahim al Af-ghani, entrambi del clan Isaaq, molto influente nella regione del Somaliland, ebbero a più riprese a patire una scarsa autorità ed influenza nel sud della Somalia, dove invece godevano di maggior se-guito comandanti del clan Darod come Muktar Robow.
Altro scenario operativo delle rivalità claniche furono Mogadiscio e la Somalia centrale nel 2010, dove i sottoclan Abgal, Habir Gedir e Murosade del clan Hawiye furono internamente divisi tra l’appoggio al governo transitorio e le milizie di Al Shabaab.

Una situazione del tutto simile si ripresentò nella battaglia per il controllo del porto di Kismayo nel 2009, che vide le milizie terroristiche somale, alleate al clan Marehan, sconfiggere la milizia Ras Kamboni, diretta espressione del sottoclan Ogaden e la fazione Anole, legata al sottoclan Harti.

Il successivo controllo dell’importante snodo portuale fu un esempio delle continue manipolazioni di alleanze e dei temporanei legami opportunistici messi in atto da Al Shabaab, che nell’ottobre del 2012 arrivò a collaborare temporaneamente con l’esercito nazionale somalo contro le forze keniote e la milizia Ras Kamboni. (45) Per cercare di evitare la conflittualità dei principali clan somali Al Shabaab ha fatto ricorso a diversi espedienti, primo fra tutti quello di corteggiare i sottoclan ed i gruppi minoritari della popolazione più isolati, marginalizzati ed abitualmente esclusi dai giochi di potere del paese. (46)

Una seconda strategia è stata quella di traslare la propria attività di reclutamento nel confinate Ke-nya, indirizzandosi sempre verso le fasce più povere e marginali della popolazione, come abitanti de-gli slum di Nairobi, kenioti di origine somala e di religione musulmana. (47)

La Amniyat, la polizia segreta della rete jihadista somala, nel giugno del 2013 venne utilizzata da Godane per eliminare i suoi principali oppositori, che per appartenenza clanica, divergenti strategie militari e visioni più locali e meno internazionaliste rispetto a quelle del leader, avevano messo in di-scussione il suo potere. Figure di riferimento del gruppo terroristico come Ibrahim al Afghani, Maa’lim Hashi e Omar Hammani vennero uccisi; una sorte simile toccò a circa altri 200 membri dell’organizzazione.

L’Amniyat fu il perno su cui Godane costruì la sua opera di ristrutturazione di Al Shabaab per evi-tare che implodesse sotto le continue dinamiche conflittuali tribali. (48) La polizia segreta venne fortemente potenziata da Godane, che ne aumentò dimensioni, numero de-gli effettivi e poteri, compartimentandone la struttura.

Operativi ed informatori vennero infiltrati ovunque nelle istituzioni del paese, arrivando anche a pe-netrare l’esercito ed il contingente AMISOM.
Uno degli incarichi più importanti affidati all’Amniyat fu quello di raccogliere informazioni all’interno delle complesse dinamiche claniche del paese.
Godane comprese che le rivalità claniche erano una severa ipoteca sul futuro di Al Shabaab, latrici di scontri e conflitti a nocumento della coesione e della sua stessa sopravvivenza. Uno dei primi prov-vedimenti dell’emiro fu quello di espellere o assassinare i jihadisti stranieri dall’organizzazione, rite-nuti superflui o dannosi al localismo della formazione jihadista e capaci di alienare la simpatie della popolazione locale.

La trovata più riuscita di Godane fu però quella di adottare una nuova struttura del gruppo che rical-casse la decentralizzata e non gerarchica organizzazione dei clan somali.
Per fare ciò aumentò significativamente il raggio di autonomia dei comandanti regionali militari, la-sciando loro ampia discrezionalità sulle operazioni di arruolamento ed in ambito di azioni militari. A compensazione di ciò aumentò in modo importante l’attività di spionaggio e monitoraggio sull’operato degli stessi comandanti per mano della sua polizia segreta.

La decisione più importante di quest’opera di ristrutturazione del gruppo terroristico fu però quella di far sì che l’Amniyat rispondesse solo e direttamente a lui. L’opera di potenziamento dell’Amniyat sopravvisse allo stesso Godane, che rimase ucciso in un attacco aereo Usa nel settembre del 2014. (49)
A giovarsi di questa sua opera di ristrutturazione furono i suoi successori.

Secondo le nuove disposizioni di vertice i vari comandanti regionali del gruppo venivano incoraggia-ti a farsi coinvolgere nelle dinamiche claniche a livello locale, lasciando che il leader del gruppo po-tesse intervenire come arbitro e paciere laddove sorgessero degli scontri e dei conflitti.

Da parte del vertice dell’organizzazione vi era infatti la consapevolezza che i comandanti regionali potessero uscire indeboliti dalle sanguinose macchinazioni claniche a livello locale; questo meccani-smo impediva pericolose spinte centrifughe e tentativi di scalate verticistiche che attentassero al loro potere.
In ultima analisi l’approccio estremamente pragmatico maturato a partire dal 2013 dal gruppo jihadi-sta nel gestire e riuscire ad avvantaggiarsi dei conflitti clanici somali è l’ennesima riprova delle straordinarie capacità adattive di quest’organizzazione terroristica, data per morta in più occasioni in questi ultimi dieci anni, ma capace di apprendere dai propri fallimenti ed evolversi in base ai mutevo-li contesti politici e militari che si sono susseguiti nel paese.

Gaetano Magno

Note

1) Xan Rice e Suzanne Goldemberg How Us forged an alliance with Ethiopia over invasion, disponibile su internet all’indirizzo: https://www.theguardian.com/world/2007/jan/13/alqaida.usa
2) Ken Menkhaus Al-Shabaab and Social Media: A Double-Edged Sword pag.312-313, disponibile su internet all’indirizzo: https://www.brown.edu/initiatives/journal-world-affairs/sites/brown.edu.initiatives.journal-world-affairs/files/private/articles/Menkhaus.pdf
3) “Internet Users in Africa,” Internet World Stats: Usage and Population Statistics, 2012
4) Sulla diffusione del salafismo wahhabita nell’Africa orientale Abdisaid Musse Ali-Koor “Islamist Extremism in East Africa” disponibile su internet all’indirizzo : http://currentanalyst.com/images/stories/ASB32EN-Islamist-Extremism-in-East-Africa%201.pdf
5) Stig Jarle Hansen “Al Shabaab in Somalia” Hurst & Company, London pag. 62-63
6) “Somalia’s al-Shabab join al-Qaeda” disponibile su internet all’indirizzo : http://www.bbc.com/news/world-africa-16979440
7) Matteo Guglielmo “Somalia le ragioni storiche del conflitto” Edizioni Altravista 2008, pag. 163
8) “Somalia death toll hits 81 in worst fighting for weeks” disponibile su internet all’indirizzo : http://reliefweb.int/report/somalia/somalia-death-toll-hits-81-worst-fighting-weeks
9) Cfr. Stig Jarle Hansen “Al Shabaab in Somalia” Hurst & Company, London pag 82-86 e Seth G. Jones, Andrew M.Liepman, Nathan Chandler “Counterterrorism and Counterinsurgency in Somalia” Rand Corporation, Santa Mon-ica 2016, pag.18-21
10) Sull’apparato amministrativo e di raccolta tasse di Isis, Sam Jones ed Erika Solomon, 15/12/2015 Financial Times “Isis Inc:Jihadis fun war machinebut squeeze citizens” disponibile su internet all’indirizzo https://www.ft.com/content/2ef519a6-a23d-11e5-bc70-7ff6d4fd203a#axzz3uUN4cg8C
11) Sul traffico di avorio Cfr. Marco Fiori “Il business delle specie rare che finanzia il terrorismo” pg. 79, Limes, “L’Africa il nostro futuro” n.12/2015, Lorenzo Simoncelli “Così gli stati africani alimentano il contrabbando d’avorio” 11/01/2016, La Stampa, disponibile su internet all’indirizzo http://www.lastampa.it/2016/01/11/esteri/cos-gli-stati-africani-alimentano-il-contrabbando-di-avorio-2sL83bIHrld1U4HUXm9DLO/premium.html e “Terrorismo, ecco i gruppi armati che si finanziano saccheggiando l’ambiente” 09/01/215 disponibile su internet all’indirizzo http://www.adnkronos.com/sostenibilita/risorse/2015/01/09/terrorismo-ecco-gruppi-armati-che-finanziano-saccheggiando-ambiente_boNberRCPbIxXHR65sATLI.html
12) Cfr. Daniel Howden“Terror in Nairobi: the full story behind al-Shabaab’s mall attack” The Guardian, 4/10/2013 disponibile su internet all’indirizzo: https://www.theguardian.com/world/2013/oct/04/westgate-mall-attacks-kenya
e Seth G. Jones, Andrew M.Liepman, Nathan Chandler “Counterterrorism and Counterinsurgency in Somalia” Rand Corporation, Santa Monica 2016, pag. 30-31.

13) Sulle difficoltà del contingente AMISOM Muhyadin Ahmed Roble “Al-Shabaab has changed its tactics. AMISOM must do so too”, disponibile su internet all’indirizzo all’indirizzo http://currentanalyst.com/index.php/security-assessment/216-al-shabaab-has-changed-its-tactics-amisom-must-do-so-too
14) Drazen Jorgic “ 8/10/2015 “Failure to pay soldiers threatens Somalia’s war on Islamists”disponibile su internet all’indirizzo : http://www.reuters.com/article/us-somalia-security-insight-idUSKCN0S21GP20151008
15) “Shortages, clan rivalries weaken Somalia’s new army” disponibile su internet all’indirizzo : http://www.irinnews.org/report/100141/shortages-clan-rivalries-weaken-somalias-new-army
16) Sulla Hisba Cfr. Abdikarim Hussein:” Terror group al-Shabaab unveil special police force” disponibile s internet all’indirizzo: https://www.tuko.co.ke/169044-creates-police-unit-to-cut-men-and-wrongdoers-photos.html e Augusto Rubei “L’orrore di Hisba, la polizia religiosa di al Shabaab” 05/09/2016 disponibile su internet all’indirizzo http://www.huffingtonpost.it/augusto-rubei/hisba-polizia-religiosa-_b_11864264.html

17) Conflict trends (no.61) real time analysis of African political violence, September 2017, pag 8-11, disponibile su in-ternet all’indirizzo : https://www.acleddata.com/wp-content/uploads/2017/09/ACLED_Conflict-Trends-Report_No.61-September-2017_pdf.pdf
18) Ibidem
19) Sugli attentati di ottobre 2017 cfr.” L’attacco a Mogadiscio è terminato” disponibile su internet all’indirizzo: http://www.ilpost.it/2017/10/28/attentato-alberto-mogadiscio-somalia/ , Marco Cochi “Mogadiscio è assediata dal terrore” disponibile su internet all’indirizzo: http://eastwest.eu/it/opinioni/sub-saharan-monitor/somalia-mogadiscio-nuovo-attentato-al-shabaab e Jason Burke “Thousands march in Somalia after attack that killed more than 300” di-sponibile su internet all’indirizzo: https://www.theguardian.com/world/2017/oct/18/thousands-march-somalia-attack-truck-bomb-mogadishu
20) Sull’arresto del giugno 2017 Shmuel Yosef Agnon “NISA Officers Arrest Abdi Wahab Khalif Ahmed Aka Isse Tara-bun, Head Of Al-Shabaab’s Amniyaat” disponibile su internet all’indirizzo : http://intelligencebriefs.com/nisa-officers-arrest-abdi-wahab-khalif-ahmed-aka-isse-tarabun-head-of-al-shabaabs-amniyaat/
21) Sulla nuova espansione territoriale di Al Shabaab cfr. “Conflict trends (no.61) real time analysis of African political violence, September 2017, pag 8-11, disponibile su internet all’indirizzo : https://www.acleddata.com/wp-content/uploads/2017/09/ACLED_Conflict-Trends-Report_No.61-September-2017_pdf.pdf e Jordan Indermuehle “Al Shabaab Area of Operations in Somalia: October 2017” disponibile su internet all’indirizzo https://www.criticalthreats.org/analysis/al-shabaab-area-of-operations-october-2017
22) Sul ritiro del contingente etiope “Al-Shabaab takes control of Somalia’s Moqokori district,” Ayyaantuu News and CCTV, September 16, 2016 disponibile su internet all’indirizzo http://www.ayyaantuu.net/al-shabaab-takes-control-of-somalias-moqokori-district/
23) Sulla crisi della missione Amisom Enrico Casale “Lo sgretolamento della forza di pace AMISOM e i nuovi spazi per al-Shabaab” 9 febbraio 2017 disponibile su internet all’indirizzo http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/lo-sgretolamento-della-forza-di-pace-amisom-e-i-nuovi-spazi-al-shabaab-16323
24) Sui bombardamenti americani contro gli obiettivi degli Al Shabaab cfr: “Pentagon Statement on Somalia Strike”
Press Operations disponibile su internet all’indirizzo: https://www.defense.gov/News/News-Releases/News-Release-View/Article/1210358/pentagon-statement-on-somalia-strike/ e “US Africa Command conducts air strikes in Somalia” disponibile su internet all’indirizzo: http://www.aljazeera.com/news/2017/11/africa-command-conducts-air-strikes-somalia-171103202800400.html
25) Per una trattazione più ampia e diffusa della milizia ASWJ si rimanda a Paola Quercia “Questioni strategiche e di sicurezza nel Corno d’Africa ed il ruolo dell’Italia” pp. 113-119
26) Sul jihadismo somalo nella penisola scandinava cfr. Augusto Ribei “Ex qaedisti, Isis e al Shabaab, il link jihadista in Svezia” disponibile su internet all’indirizzo: http://www.huffingtonpost.it/augusto-rubei/ex-qaedisti-isis-e-al-shabaab-il-link-jihadista-in-svezia_a_22030590/ , Augusto Ribei “Jihad in Nord Europa, la Scandinavia ha paura di al Sha-baab”
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27) Sul periodo afghano di Godane e Al Afghani cfr. “Profile: Ibrahim Haji Jama Mead (Ibrahim al Afghani)” disponibile su internet all’indirizzo: https://www.criticalthreats.org/analysis/profile-ibrahim-haji-jama-mead-ibrahim-al-afghani, Christopher Anzalone: “The Life and Death of Al-Shabab Leader Ahmed Godane” disponibile su internet all’indirizzo https://ctc.usma.edu/the-life-and-death-of-al-shabab-leader-ahmed-godane/ e Mohammed Adow :”Somali fighters undeterred” disponibile su internet all’indirizzo: https://www.aljazeera.com/news/africa/2008/06/20086150523566275.html
28) Sulla contesa Isis Al Qaeda per il controllo di Al Shabaab cfr. Alex Dick-Godfrey “Al-Shabab and Islamic State: A Rivalry in East Africa” disponibile su internet all’indirizzo: https://nationalinterest.org/blog/the-buzz/al-shabab-islamic-state-rivalry-east-africa-15049 Conor Gaffey “ISIS OR AL-QAEDA? SOMALIA’S AL-SHABAB DIVIDED OVER ALLE-GIANCE” 25/11/2015 disponibile su internet all’indirizzo : https://newsweek.com/isis-or-al-qaeda-somalias-al-shabab-divided-over-allegiance-397772 Conor Gaffey “Why al Shabab is not Joining Isis” disponibile su internet all’indirizzo: https://newsweek.com/al-shabab-not-joining-isis-418656 Aislin Laing “How al-Qaeda and Islamic State are competing for al-Shabaab in Somalia” disponibile su internet all’indirizzo: https://telegraph.co.uk/news/worldnews/islamic-state/12015075/How-al-Qaeda-and-Islamic-State-are-fighting-for-al-Shabaab-affections-in-Somalia.html Jason Warner and Caleb Weiss “A Legitimate Challenger? Assessing the Rivalry between al-Shabaab and the Islamic State in Somalia” disponibile su internet all’indirizzo: https://ctc.usma.edu/a-legitimate-challenger-assessing-the-rivalry-between-al-shabaab-and-the-islamic-state-in-somalia/
29) Sugli attentati alle ambasciate americane del 1998 cfr.”1998 US Embassies in Africa Bombings Fast Facts” disponi-bile su internet all’indirizzo: https://edition.cnn.com/2013/10/06/world/africa/africa-embassy-bombings-fast-facts/index.html e Jason Burke “Africa embassy bombings: attacks that propelled Bin Laden into the limelight” dispo-nibile su internet all’indirizzo https://theguardian.com/world/2015/jan/20/africa-embassy-bombings-osama-bin-laden-kenya-tanzania-al-qaida
30) Hamil al Bushra “Somalia of the Caliphate and Combat: a message to our people in Somalia”, 24 Febbraio 2015 , disponibile su internet all’indirizzo: https://justpaste.it/hamilbushra-19
31) Jason Warner and Caleb Weiss “A Legitimate Challenger? Assessing the Rivalry between al-Shabaab and the Isla-mic State in Somalia” disponibile su internet all’indirizzo: https://ctc.usma.edu/a-legitimate-challenger-assessing-the-rivalry-between-al-shabaab-and-the-islamic-state-in-somalia/ pag. 28
32) Sull’alleanza tra Boko Haram ed Isis “Nigeria’s Boko Haram pledges allegiance to Islamic State” 7 marzo 2015 di-sponibile su internet all’indirizzo: https://bbc.com/news/world-africa-31784538
33) Conor Gaffey “ISIS OR AL-QAEDA? SOMALIA’S AL-SHABAB DIVIDED OVER ALLEGIANCE” 25/11/2015 disponi-bile su internet all’indirizzo : https://newsweek.com/isis-or-al-qaeda-somalias-al-shabab-divided-over-allegiance-397772
34) Sulla defezione di Mumin cfr. Marco Cochi “Chi sono i terroristi di Al Shabaab che devastano la Somalia” 17/10/2017 disponibile su internet all’indirizzo https://eastwest.eu/it/opinioni/sub-saharan-monitor/chi-sono-i-terroristi-di-al-shabaab-somalia e Ryan Healy “Islamic State and al-Shabaab On Collision Course Over Somalia” 26/04/2016 disponibile su internet all’indirizzo https://centerforsecuritypolicy.org/tag/sheikh-bashir-abu-numan/
35) Jason Warner and Caleb Weiss “A Legitimate Challenger? Assessing the Rivalry between al-Shabaab and the Isla-mic State in Somalia” pag .28 disponibile su internet all’indirizzo: https://ctc.usma.edu/a-legitimate-challenger-assessing-the-rivalry-between-al-shabaab-and-the-islamic-state-in-somalia/
36) “ REVEALED: Names of Pro ISIL Al-shabaab members executed in Middle Jubba region” 23/11/2015 , disponibile su internet all’indirizzo http://mogadishucenter.com/English/2015/11/23/revealed-names-of-pro-isil-al-shabaab-members-executed-in-middle-jubba-region/
37) Fred Mukinda “Somalia: Al-Qaeda or Isis? Shabaab Militants Fight” 23/04/2017 disponibile su internet all’indirizzo: https://allafrica.com/stories/201704240161.html
38) Sulle azioni militari contro i secessionisti pro califfato cfr Caleb Weiss “Analysis: Islamic State ramps up attack claims in Somalia” 09/05/2018, “Al-Shabaab Official Threatens Pro-Islamic State Fighters” 26/11/2015 disponibile s internet all’indirizzo : http://geeskaafrika.com/13269/al-shabaab-official-threatens-pro-islamic-state-fighters/ STIG JARLE HANSEN “The Islamic State Is Losing in Africa” 13/12/2016 disponibile su internet all’indirizzo https://foreignpolicy.com/2016/12/13/the-islamic-state-is-losing-in-africa/
39) Conor Gaffey “Why al Shabab is not Joining Isis” disponibile su internet all’indirizzo: https://newsweek.com/al-shabab-not-joining-isis-418656
40) Conor Gaffey “ISIS OR AL-QAEDA? SOMALIA’S AL-SHABAB DIVIDED OVER ALLEGIANCE” 25/11/2015 disponi-bile su internet all’indirizzo : https://newsweek.com/isis-or-al-qaeda-somalias-al-shabab-divided-over-allegiance-397772
41) Conor Gaffey “Why al Shabab is not Joining Isis” disponibile su internet all’indirizzo: https://newsweek.com/al-shabab-not-joining-isis-418656
42) Ahren Schaefer, Andrew Black “Clan and conflict in Somalia: Al Shabaab and the myth of Trascending Clan pol-tics” disponibile su internet all’indirizzo : https://jamestown.org/program/clan-and-conflict-in-somalia-al-shabaab-and-the-myth-of-transcending-clan-politics/
43) Sulla parabola del Mad Mullah vedi Giampaolo Calchi Novati “Il Corno d’Africa nella storiae nella politica” società editrice Internazionale 1994, pag. 60-61
44) Sull’episodio cfr. Ahren Schaefer, Andrew Black “Clan and conflict in Somalia: Al Shabaab and the myth of Tra-scending Clan poltics” disponibile su internet all’indirizzo : https://jamestown.org/program/clan-and-conflict-in-somalia-al-shabaab-and-the-myth-of-transcending-clan-politics/ e Stig Jarle Hansen “An In-Depth Look at Al Sha-baab’s internal divisions” disponibile su internet all’indirizzo : https://ctc.usma.edu/an-in-depth-look-at-al-shababs-internal-divisions/
45) Ken Menkhaus “Al Shabab’s capabilities post Westgate ” disponibile su internet all’indirizzo : https://ctc.usma.edu/an-in-depth-look-at-al-shababs-internal-divisions/
46) Sul reclutamento dei clan minoritari vedi Roland Marchal “THE RISE OF A JIHADI MOVEMENT IN A COUNTRY AT WAR” pag. 47 disponibile su internet all’indirizzo : https://www.sciencespo.fr/ceri/sites/sciencespo.fr.ceri/files/art_RM2.pdf
47) Ken Menkhaus “Al Shabab’s capabilities post Westgate ” disponibile su internet all’indirizzo : https://ctc.usma.edu/an-in-depth-look-at-al-shababs-internal-divisions/
48) Sulla ristrutturazione dell’Amnyat Michael Horton “Reclaiming Lost Ground in Somalia: The enduring Threat of Al Shabaab”, disponibile su internet all’indirizzo: https://jamestown.org/program/reclaiming-lost-ground-in-somalia-the-enduring-threat-of-al-shabaab/
49) “Somalia, ucciso leader gruppo jihadista al-Shabaab. Guidò l’assalto al centro commerciale di Nairobi” disponibile su internet all’indirizzo : https://www.repubblica.it/esteri/2014/09/05/news/somalia_ucciso_leader_gruppo_jihadista-95084478/

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