Quisling democratici

Dal blog https://mauropoggi.wordpress.com/

Pubblicato il 8 luglio 2019

A me sembra che quanti si dolgono o si sorprendono della sconfitta di Tsipras non abbiano la più pallida idea di quanto è successo in Grecia in questi anni.

Tsipras ha svolto in Grecia lo stesso ruolo di Monti in Italia, però elevato a potenza.
Con la differenza, aggravante, che mentre Monti era stato NOMINATO espressamente per fare lo sporco lavoro austeritario preteso dall’Unione Europea (quindi non il risultato di un mandato popolare, ma espressione di un collaborazionismo che trovava nel Presidente Napolitano il più alto patrocinatore e nella sinistra PD la più fedele fiancheggiatrice ),  Tsipras era stato ELETTO per opporvisi – come il disatteso referendum del 2015 gli aveva confermato.

Anche volendo immaginare tutte le circostanze attenuanti del caso, l’unico categoria che mi viene in mente per definire il suo governo è quello del tradimento (con tutto il rispetto per chi sostiene che il tradimento non è una categoria politica).Che i cittadini greci lo abbiano punito è segno della stessa maturità politica che sembra crescere anche in altri paesi: il voto è sempre meno manifestazione di appartenenza e sempre più giudizio di merito. Da qui la sua inedita “liquidità”, benché i tentativi da parte dei padroni del discorso di stabilizzarlo all’interno della cornice di sistema per ora incidano su una parte ancora rilevante dell’elettorato.A prima vista può sorprendere come, a fronte di questa crescita di consapevolezza politica nei cittadini europei, faccia riscontro un sempre più vistoso deterioramento delle condizioni democratiche dell’Unione. Ma si può ipotizzare, e personalmente me lo auguro, che i due fenomeni siano in stretta relazione – il primo in quanto salutare reazione al secondo e segnale di montante opposizione a tale deriva.

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Pubblicato in RiflessioniSocietàUncategorized | Contrassegnato DemocraziaGreciaMario MontiTsiprasUnione europeaLascia un commento

Apnea eurocomunitaria.

Pubblicato il 17 giugno 2019di Mauro Poggi

Condivido da Il Semplicissimus

Europa senza respiro:

Non saprei se l’Europa che ci minaccia di procedura d’inflazione per qualche decimale in più di spesa, precisamente lo 0,7 sia più patetica, più assurdamente maligna o più fuori del mondo: ignara del fatto che ci troviamo in una condizione di straordinaria tensione mondiale dopo il golfo del Tonchino 2 messo in piedi da Washington, attraversata da incessanti guerre di lobby, da lotte al coltello per le poltrone e da uno scontro durissimo tra Francia e Germania, non si accorge di imbarcare acqua da tutte le parti e di stare affondando cercando un ossigeno che non c’è più.
Di fatto l’Eurogruppo delle sanzioni  dei giorni scorsi è stato un fallimentocome ha detto Wolfgang Munchau, forse il più noto e autorevole editoralista di FT:
“L’eurogruppo non manca mai di deludere. Il bilancio della zona euro ora è essenzialmente morto. E non ci sono progressi nemmeno sull’unione bancaria”.
La situazione è tale che persino la Spagna di solito ubbidiente nella sua qualità di semicolonia industriale e turistica tedesca, rialza la testa e per bocca del Ministro delle finanze di Madrid, Nadia Calvino, dice che se non ci sarà un bilancio di stabilità e anti ciclico, allora dirà no.

Insomma uno spettacolo veramente desolante che da una parte vede all’opera senza alcuna mascheratura i massacratori sociali a mezzo euro e non nasconde più di tanto il fatto che i conflitti nazionali vengano coperti con un falso europeismo.
Ad assistere allo spettacolo anche Christine Lagarde, direttore dell’Fmi, un altro strumento che sta perdendo via via di senso dopo aver imperversato per decenni e sempre dalla parte del torto: ora risente dello sfilacciarsi quel mondo occidentale a guida Usa che era alla base del sua creazione. E non c’è solo questo, ma anche una progressiva perdita di capacità di intervento : ancora nel 2000, ultimo anno del XX° secolo  le economie avanzate che di fatto gestiscono il fondo,  avevano generato il 57% della produzione globale, misurata a parità di potere d’acquisto, mentre oggi siamo al di sotto del 40%: entro il 2024 la quota cinese arriverà al 21% , contro il 14% degli Stati Uniti e il 15% dell’Unione europea. In più occorre tenere conto che i Pil occidentali hanno la voce di gran lunga più ampia nei servizi, molti dei quali hanno significato solo in sede locale: se si tenesse conto solo delle attività agricole e manifatturiere che hanno un effettivo valore reale planetario, le percentuali sarebbero molto più sbilanciate. In un contesto nel quale crescono sia la fragilità finanziaria che la stagnazione commerciale, nonché la perdita di supremazia tecnologica – non si fa fatica a comprendere come lo stesso Fmi, almeno come è strutturato oggi, sia  diventato un pesce fuor d’acqua, privo delle condizioni nelle quali è nato e costretto a vedere svanire man mano le sue capacità di imperio in un mondo multipolare che è in fuga dal dollaro imperiale.

Dunque anche qui come nei meccanismi della governance europea, ci troviamo di fronte a un mondo ormai confuso e in epocale trasformazione nel quale i personaggi si muovono come Don Ferrante al tempo della peste pensando ad influssi astrali che perturbano ciò che di per sé è vero e immutabile. Così, nonostante il loro spirito vendicativo e la spinta reazionaria ed elitaria nella quale sono immersi, appaiono frastornati e incapaci di riconoscere la strategia migliore.
Naturalmente i maggiori responsabili della situazione, la Germania e i suoi satelliti, attribuiscono tutto questo al recalcitrare di Roma e di altri straccioni di fronte a schemi finanziari che del resto altri Paesi come la Francia sforano tranquillamente. Una leggenda di comodo che va incontro a radicati e facili pregiudizi, ma che offre anche la possibilità di sfilarsi dall’unione se le cose dovessero implicare una sorta di riequilibrio del sistema europeo.
A ben vedere tutti sono con un piede dentro e un’altro pronto ad essere messo fuori perché le condizioni e le situazioni nelle quali e per le quali è stata costruita l’Europa ordoliberista non esistono più. La Germania ha cercato l’egemonia in maniera così maldestra che ora rischia di perdere il suo piccolo impero e di essere oltretutto trascinata in una situazione di semiconflitto con gli Usa a causa della Russia; la Francia, grazie ad Hollande ma anche al suo innato sciovinismo, ha rifiutato la guida dell’Europa mediterranea considerandola una posizione di serie B senza peraltro riuscire a tenere il passo con la Germania, ed è oggi è completamente isolata,  fa la parte dell’amica brutta invitata solo perché c’è quella bella; la Gran Bretagna ha ribadito poche settimane fa la ferma volontà di andarsene; il Belgio è di fatto scomparso; la Grecia è stata massacrata in maniera indegna e il resto del corpaccione non è che ex Paesi dell’Est che hanno tutto da guadagnare dalle delocalizzazioni grazie al fatto di avere monete proprie e gestibili, ma la cui aspirazione europea è puramente strumentale e occasionale.

Insomma l’Ue è così immersa nel proprio tramonto che si comporta in maniera del tutto irrazionale, pensando di uscirne fuori inasprendo i propri diktat: se fosse ancora vitale lo zero virgola non sarebbe di certo un problema, lo diventa quando si ha così poco fiato e così poco spirito che anche un soffio può turbarla.

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