Lasciare andare fa male, ma aggrapparsi all’inafferrabile ne fa di più

Dal blog https://angolopsicologia.com

Lasciare andare, due parole che si dicono in meno di un secondo ma la cui pratica può cambiare la vita. Lasciare andare è uno degli esercizi più difficili che, prima o poi, dovremo affrontare. E se non impariamo a lasciare andare di nostra iniziativa, dovremo imparare a farlo comunque – la vita si incaricherà di insegnarcelo – e questo significa che soffriremo di più.

Preoccupati di aggrapparci, dimentichiamo di lasciare andare

Il desiderio di aggrapparci alle cose si scontra frontalmente con una caratteristica inerente alla realtà: l’impermanenza. Nulla rimane stabile, tutto cambia. Il tempo ci toglie beni, relazioni, persone, stato sociale, salute… Ecco perché la pretesa di conservare e trattenere è assurda e genera solo dolore.

Tuttavia, non siamo pronti a lasciare andare. Ci hanno insegnato a conservare e ad aggrapparci. Accumuliamo oggetti, relazioni, potere, denaro, proprietà, titoli… In questo modo perseguiamo una sicurezza illusoria che può sgretolarsi in qualsiasi momento come un castello di carte, ma che a noi sembra una fortezza inespugnabile.

Quello stato mentale, in cui non concepiamo altro che aggrapparci, è principalmente responsabile del dolore profondo che proviamo quando ci separiamo da qualcosa o qualcuno. Sri Nisargadatta Maharaj lo riassunse magistralmente: “il fiume della vita scorre tra le sponde del dolore e del piacere. Solo quando la mente rifiuta di fluire con la vita e ristagna sulle rive diventa un problema. Scorrere significa accettazione; lasciare venire ciò che sta arrivando, lasciare andare ciò che se ne va.”

Certo, non è sempre facile lasciare andare. Quando ci sono profondi legami emotivi, lasciare andare fa male. Ma farà ancor più male se ci aggrappiamo all’inafferrabile, se intendiamo afferrare ciò che scorre per sua stessa natura.

Possiamo dimostrarlo con un semplice esperimento. Prendi una mela e sostienila per un secondo con la mano leggermente sollevata. Non pesa, vero? Lascia passare cinque minuti ed inizierai a provare un leggero disagio. Dopo mezz’ora, probabilmente non ce la farai più e quella mela sembrerà la cosa più pesante che tu abbia mai sostenuto.

Il peso della mela non è cambiato. Quello che è successo è che l’hai trattenuta troppo a lungo. Se l’avessi lasciata cadere sul tavolo prima non avresti avuto il braccio dolorante. Lo stesso succede a noi nella vita. Ci aggrappiamo a qualcosa che non è più, a un ricordo che appartiene al passato, a una relazione irrecuperabile, a una persona che non è più la stessa o che non è nemmeno al nostro fianco, a una situazione che ha perso la ragion di essere, ad un obiettivo che è svanito davanti ai nostri occhi…

Come disse Hermann Hesse: “alcune persone pensano che aggrapparsi alle cose le renda più forti, ma a volte ci vuole più forza per lasciare andare che per trattenere”.

Perdere la paura di perdere

Imparare a lasciare andare non significa che non dovremmo lottare per cose o persone che crediamo valgano la pena. Combattere per ciò che desideriamo è lecito, ma dobbiamo anche essere abbastanza intelligenti da sapere quando è giunto il momento di lasciare andare, in modo che la nostra vita non diventi una inutile battaglia contro i mulini a vento.

Ad un certo punto, dobbiamo chiederci perché ci aggrappiamo insistentemente a qualcosa che non ha più senso. La causa più comune è la paura della perdita. Se pensiamo che nella vita dovremmo solo vincere e accumulare, assoceremo la perdita al fallimento.

Anche la paura di perdere ciò che conosciamo è un ostacolo al lasciare andare. Molte volte preferiamo la certezza della miseria alla miseria dell’incertezza. Ci aggrappiamo a qualcosa o qualcuno nella segreta speranza che nulla cambi, ma in questo modo rimanderemo l’inevitabile, danneggiando noi stessi e gli altri, cercando di agire come una piccola diga davanti al torrente esondato che è la vita.

Quando ci aggrappiamo “con le unghie e i denti” al conosciuto, stiamo andando – lentamente ma inesorabilmente – verso la sofferenza. Perché la vita continua, ma noi restiamo bloccati, riproducendo schemi comportamentali e pensieri disadattivi che perpetuano il dolore.

Perdere la paura di perdere è estremamente liberatorio. Dobbiamo imparare a togliere strato dopo strato, lasciar andare la zavorra, privandoci di vincoli e convinzioni limitanti, per abbracciare la libertà che deriva dall’imparare a fluire.

Solo quando ci separiamo dal vecchio possiamo davvero aprirci al nuovo. Solo quando lasciamo andare tutto ciò che pensiamo di essere, possiamo diventare ciò che vogliamo essere.

Lasciare andare, due parole che si dicono in meno di un secondo ma la cui pratica può cambiare la vita. Lasciare andare è uno degli esercizi più difficili che, prima o poi, dovremo affrontare. E se non impariamo a lasciare andare di nostra iniziativa, dovremo imparare a farlo comunque – la vita si incaricherà di insegnarcelo – e questo significa che soffriremo di più.

Preoccupati di aggrapparci, dimentichiamo di lasciare andare

Il desiderio di aggrapparci alle cose si scontra frontalmente con una caratteristica inerente alla realtà: l’impermanenza. Nulla rimane stabile, tutto cambia. Il tempo ci toglie beni, relazioni, persone, stato sociale, salute… Ecco perché la pretesa di conservare e trattenere è assurda e genera solo dolore.

Tuttavia, non siamo pronti a lasciare andare. Ci hanno insegnato a conservare e ad aggrapparci. Accumuliamo oggetti, relazioni, potere, denaro, proprietà, titoli… In questo modo perseguiamo una sicurezza illusoria che può sgretolarsi in qualsiasi momento come un castello di carte, ma che a noi sembra una fortezza inespugnabile.

Quello stato mentale, in cui non concepiamo altro che aggrapparci, è principalmente responsabile del dolore profondo che proviamo quando ci separiamo da qualcosa o qualcuno. Sri Nisargadatta Maharaj lo riassunse magistralmente: “il fiume della vita scorre tra le sponde del dolore e del piacere. Solo quando la mente rifiuta di fluire con la vita e ristagna sulle rive diventa un problema. Scorrere significa accettazione; lasciare venire ciò che sta arrivando, lasciare andare ciò che se ne va.”

Certo, non è sempre facile lasciare andare. Quando ci sono profondi legami emotivi, lasciare andare fa male. Ma farà ancor più male se ci aggrappiamo all’inafferrabile, se intendiamo afferrare ciò che scorre per sua stessa natura.

Possiamo dimostrarlo con un semplice esperimento. Prendi una mela e sostienila per un secondo con la mano leggermente sollevata. Non pesa, vero? Lascia passare cinque minuti ed inizierai a provare un leggero disagio. Dopo mezz’ora, probabilmente non ce la farai più e quella mela sembrerà la cosa più pesante che tu abbia mai sostenuto.

Il peso della mela non è cambiato. Quello che è successo è che l’hai trattenuta troppo a lungo. Se l’avessi lasciata cadere sul tavolo prima non avresti avuto il braccio dolorante. Lo stesso succede a noi nella vita. Ci aggrappiamo a qualcosa che non è più, a un ricordo che appartiene al passato, a una relazione irrecuperabile, a una persona che non è più la stessa o che non è nemmeno al nostro fianco, a una situazione che ha perso la ragion di essere, ad un obiettivo che è svanito davanti ai nostri occhi…

Come disse Hermann Hesse: “alcune persone pensano che aggrapparsi alle cose le renda più forti, ma a volte ci vuole più forza per lasciare andare che per trattenere”.

Perdere la paura di perdere

Imparare a lasciare andare non significa che non dovremmo lottare per cose o persone che crediamo valgano la pena. Combattere per ciò che desideriamo è lecito, ma dobbiamo anche essere abbastanza intelligenti da sapere quando è giunto il momento di lasciare andare, in modo che la nostra vita non diventi una inutile battaglia contro i mulini a vento.

Ad un certo punto, dobbiamo chiederci perché ci aggrappiamo insistentemente a qualcosa che non ha più senso. La causa più comune è la paura della perdita. Se pensiamo che nella vita dovremmo solo vincere e accumulare, assoceremo la perdita al fallimento.

Anche la paura di perdere ciò che conosciamo è un ostacolo al lasciare andare. Molte volte preferiamo la certezza della miseria alla miseria dell’incertezza. Ci aggrappiamo a qualcosa o qualcuno nella segreta speranza che nulla cambi, ma in questo modo rimanderemo l’inevitabile, danneggiando noi stessi e gli altri, cercando di agire come una piccola diga davanti al torrente esondato che è la vita.

Quando ci aggrappiamo “con le unghie e i denti” al conosciuto, stiamo andando – lentamente ma inesorabilmente – verso la sofferenza. Perché la vita continua, ma noi restiamo bloccati, riproducendo schemi comportamentali e pensieri disadattivi che perpetuano il dolore.

Perdere la paura di perdere è estremamente liberatorio. Dobbiamo imparare a togliere strato dopo strato, lasciar andare la zavorra, privandoci di vincoli e convinzioni limitanti, per abbracciare la libertà che deriva dall’imparare a fluire.

Solo quando ci separiamo dal vecchio possiamo davvero aprirci al nuovo. Solo quando lasciamo andare tutto ciò che pensiamo di essere, possiamo diventare ciò che vogliamo essere.

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