L’aiuto che aiuta – e l’aiuto che non aiuta

Dal blog Angolo della Psicologia

 17 Dec 2019 

C’è un tipo d’aiuto che aiuta davvero, ci porta fuori dal pantano nel quale siamo sprofondati più o meno consapevolmente e ci impedisce di toccare il fondo emotivamente. E c’è un altro aiuto che non ci aiuta, che può affondarci ancora di più, anche se sembra paradossale o difficile da capire. Differenziare l’uno dall’altro ci permetterà di cercare e dare l’aiuto adeguato.

I 3 tipi di aiuto che non aiutano

1. Aiuto imposto o anticipato

Sì, esiste un aiuto imposto dall’esterno, un aiuto indesiderato che, sebbene possa essere accompagnato da buone intenzioni, non sempre da buoni risultati. Affinché l’aiuto sia efficace è importante che la persona riconosca di avere un problema e di aver bisogno d’aiuto per risolverlo.

Senza la consapevolezza del problema, è molto probabile che l’aiuto che diamo cada nel vuoto. Questo tipo d’aiuto può essere usato per chiudere un buco, ma non impedisce la formazione di nuovi e più grandi.

Riconoscere che abbiamo un problema e abbiamo bisogno d’aiuto per affrontarlo implica che abbiamo riflettuto sulle circostanze e abbiamo realizzato un processo d’introspezione relativo alle nostre risorse psicologiche. A volte, evitare che la persona passi attraverso questo processo offrendole un aiuto precoce significa togliergli una parte essenziale dell’apprendimento di cui ha bisogno, senza la quale si troverà ad affrontare di nuovo lo stesso problema in futuro.

2. Aiuto eccessivo o limitante

Sì, esiste anche un aiuto eccessivo. L’aiuto è eccessivo quando è limitante, quando invece di facilitare lo sviluppo della persona lo limita. I “genitori elicottero”, ad esempio, che cercano di anticipare i problemi dei loro figli e risolverli al posto loro, danno un aiuto eccessivo che è limitante.

L’aiuto è eccessivo quando va oltre il necessario e, a forza di togliere peso dalle spalle dell’altro, elimina anche la responsabilità della persona con la situazione che sta attraversando e con la propria crescita personale. Spesso questo aiuto implica vedere gli altri come bambini vulnerabili e incapaci di badare a se stessi, vedendo se stessi come “salvatori”.

Questo aiuto è limitante perché, da un lato, impedisce alla persona di sviluppare le proprie capacità per risolvere conflitti e problemi e, dall’altro, gli impedisce di assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.

3. Aiuto decontestualizzato

In qualsiasi situazione che richiede aiuto sono coinvolte almeno due persone, il che significa che l’aiuto implica sempre un processo di “negoziazione” più o meno esplicito. Una persona sperimenta un bisogno o una mancanza e un’altra cerca d’aiutarla. Il problema è che a volte la persona che cerca di aiutare non capisce – o non vuole capire – qual è il modo migliore per farlo.

Nell’aiuto decontestualizzato, la persona che ha bisogno d’aiuto è pronta a ricevere e approfittare dell’aiuto, ma chi non è pronto ad aiutare è proprio la persona che deve dare l’aiuto. Pertanto, questa persona finisce per offrire un aiuto non necessario che non risolve il problema.

In molti casi dietro questo tipo d’aiuto sta l’idea che l’altro non sappia di cosa ha veramente bisogno, in modo tale che la persona non fa ciò che gli è stato chiesto ma qualcos’altro. Ad esempio, una figlia chiede a sua madre di aiutarla a trovare delle ditte di catering per il suo matrimonio, ma la madre decide di fare un ulteriore passo avanti e contratta una società per conto proprio. In questo modo, non solo non ha aiutato la figlia, ma ha creato un problema perché se alla coppia non piace la ditta da lei scelta, dovrà recedere dal contratto, il che si aggiunge a un elenco di problemi già abbastanza lungo.

Le 5 condizioni perché l’aiuto sia davvero utile

1. L’aiuto che fa riflettere. L’aiuto davvero prezioso è quello che ci fa riflettere sul problema, cercare le sue cause, imparare la lezione e non commettere più gli stessi errori. È un processo di analisi maturo che ci consente di crescere.

2. L’aiuto costruttivo. Aiutare non è dare un pesce a un uomo quando ha fame, ma insegnargli a pescare. Pertanto, un aiuto benefico ci consente di sviluppare le nostre capacità o imparare qualcosa di nuovo.

3. Aiuto che tiene conto dell’individualità. L’aiuto che aiuta davvero tiene conto dell’altro, si mette al suo posto e cerca di capire qual è il modo migliore di dargli una mano, in base alle sue caratteristiche e circostanze.

4. L’aiuto che arriva al momento giusto. Né troppo presto né troppo tardi, l’aiuto più efficace è quello che arriva al momento giusto, così da poterlo apprezzare in tutta la sua ampiezza.

5. L’aiuto che rafforza. Quando qualcuno risolve i problemi al posto nostro, anche se ci toglie un peso, ci lascerà sempre un sapore amaro in bocca. L’aiuto prezioso, al contrario, ci rafforza e ci da fiducia perché è un processo attraverso il quale cresciamo e assumiamo un ruolo attivo nella soluzione.

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