DOPO IL CORONAVIRUS IL MONDO NON SARÀ PIÙ LO STESSO?

Dal blog https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/

di Jacopo Rothenaisler

Noi che le finestre le abbiamo.

Oggi è stata una bella giornata di sole e c’era la bora. Soffiava forte e fredda, con quella intensità che, qui in provincia di Trieste, ci muove ad affrontarla all’aria aperta. Magari riparati da un pendio, da un muro, da un molo, ce la godiamo respirando lieti della natura che ce l’ha regalata. Il coronavirus ci ha tolto questo piacere. È la prima volta, per tutti. A nessuno infatti era mai capitato di essere nel bel mezzo di una pandemia. Così il nostro caro vento l’abbiamo guardato agitare il nostro golfo da dietro i vetri delle nostre finestre. Noi che le finestre le abbiamo. Lo dico perché l’epidemia ha avuto l’effetto di cancellare ogni notizia sugli ultimi, quelli che lottano per salvarsi la vita, disperati, soli: il Covid-19 li ha resi invisibili. #Iorestoacasa, fermiamo tutto, è comprensibile: ma cosa succede alla moltitudine che la casa non ce l’ha e non ha un po’ di fieno in cascina per aspettare che il peggio passi? Temo di conoscere la risposta, ma l’assenza di notizie mi aiuta a far finta di niente.

Così mi occupo di quello di cui leggo e vedo da casa.

Un bicchiere per metà pieno di speranze.

C’è un fiorire di analisi e visioni sul dopo pandemia: “niente sarà più come prima” si sente ripetere spesso.  Giornalisti, opinionisti, economisti, uomini di Governo, e soprattutto la compagnia di giro che ha costruito il proprio infimo privilegio di reddito e visibilità su questo sistema non mettendolo mai in discussione, non esprimendo mai un dubbio forte su un modello sociale che depreda la natura e nemmeno considera la dignità degli esseri viventi, vi si è buttata a capofitto. Non costa niente: è come promettere di smettere di fumare da lunedì prossimo. Ho il fondato dubbio che non abbiano intenzione di smettere di fumare.  Ma non ci sono solo questi. Anche coloro i quali da tempo sono consapevoli del fatto che la “normalità precedente era il problema”, sperano in cuor loro che il covid-19, assieme ai lutti, porti via con sé le insopportabili disuguaglianze sociali. Che si generi un deciso cambiamento della società a cominciare dalla scala dei valori e dagli stili di vita. E, ritrovandosi per la prima volta in quello che sembra un coro, magari ci credono un po’ di più.

Il bicchiere mezzo vuoto.

E il bicchiere mezzo vuoto? Quello è costituito dai fatti. Ne estrapolo due, che a mio avviso sono particolarmente interessanti perché ci portano dritto dritto a chi ha veramente criticato alla radice questo sistema elaborando una proposta, che ha chiamato bioeconomia, Georgescu Roegen. Nel suo programma bioeconomico minimale Georgescu Roegen elenca otto punti, tra cui il primo è: “la produzione di tutti i mezzi bellici, non solo la guerra, dovrebbe essere completamente proibita”. Il terzo: “il genere umano dovrebbe gradualmente ridurre la propria popolazione”.

La popolazione mondiale

Per quanto riguarda questo punto, la popolazione mondiale, oggi siamo il doppio di quanti eravamo quando Roegen (1972) auspicava una drastica riduzione degli esseri umani. L’argomento non è nemmeno nella sfera delle priorità, un po’ per gli errori commessi da chi ha posto in essere politiche di contenimento – su tutti la Cina dove la limitazione a 1 figlio per coppia ha determinato la “sparizione” di 250 milioni di femmine (molte famiglie, potendo avere un solo figlio, hanno fatto in modo di avere un maschio); molto per la strenua opposizione delle religioni e dei fedeli. Così la pressione antropica ha degradato l’ambiente e ristretto gli spazi degli altri esseri viventi. La virologa Ilaria Capua così si esprime: “Covid-19 è figlio del traffico aereo ma anche delle megalopoli che invadono territori e devastano ecosistemi creando situazioni di grande disequilibrio nel rapporto uomo-animale”.  Secondo una ricerca del programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) i sempre più frequenti virus di origine animale sono dovuti anche alla degradazione ambientale causata da noi umani. Su questo punto c’è pertanto da formulare una domanda: avete intravisto uno straccio di proposta sulla necessità di diminuire la popolazione umana?

La produzione delle armi.

L’altro punto, la produzione delle armi, è ancora più interessante.

Nello scorso mese di Settembre veniva pubblicato il rapporto annuale del Global Preparedness Monitoring Board, un autorevole organismo indipendente di monitoraggio per la prevenzione delle crisi sanitarie. Nel capitolo più importante si leggeva: “Il mondo non è preparato per una pandemia patogena respiratoria rapida e virulenta. La pandemia di influenza mondiale del 1918 ha ammalato un terzo della popolazione mondiale e ucciso oltre 50 milioni di persone, il 2,8% della popolazione totale (16,17). Se un contagio simile si verificasse oggi con una popolazione quattro volte più grande e tempi di viaggio in qualsiasi parte del mondo di meno di 36 ore, 50-80 milioni di persone potrebbero morire (18,19). Oltre ai tragici livelli di mortalità, una simile pandemia potrebbe causare panico, destabilizzare la sicurezza nazionale e incidere gravemente sull’economia globale e sul commercio. La fiducia nelle istituzioni si sta erodendo. Governi, scienziati, media, sanità pubblica, sistemi sanitari e operatori sanitari in molti paesi stanno affrontando una crisi di fiducia pubblica che sta minacciando la loro capacità di funzionare efficacemente. La situazione è aggravata dalla disinformazione che può ostacolare il controllo delle malattie comunicato rapidamente e ampiamente tramite i social media.” Considerato che altri due autorevoli studi, uno del 2015 e uno del 2017, analogamente allo studio del 2019, cercavano di attenzionare i Governi sulle altamente probabili epidemie e suggerivano risposte sanitarie adeguate, si può affermare che la pandemia in atto è la pandemia più annunciata e prevista della storia.

In presenza di questo tipo di allarme di che cosa si occupavano invece i nostri governanti? Innanzitutto non esiste, ne hanno mai pensato di varare, un programma nazionale né tantomeno europeo – e lo stiamo vedendo – per affrontare simili situazioni di epidemie virali o pandemie. Il perché è presto detto: fanno altro. All’inizio novembre alla Camera dei Deputati alcuni deputati della Lega Salvini Premier (e sottoscritta poi anche da esponenti di Forza Italia) presentavano una Mozione relativamente al programma di acquisto dei cacciabombardieri F-35. La Mozione si schierava apertamente a favore dell’acquisto degli aerei militari Secondo il testo presentato dalla Lega il Governo avrebbe dovuto “esprimere un univoco orientamento alla conferma della commessa e definire contestualmente in tempi rapidi gli acquisti del velivolo programmati per il prossimo triennio”. Il 19 Novembre la Camera dei Deputati approvava una mozione sugli F35 della maggioranza di governo (in prima fila, con un voltafaccia incredibile, PD e Cinque Stelle, ma anche IV e LeU) che dava il via libera alla continuazione della produzione e acquisto dei cacciabombardieri. Tralasciando considerazioni su aerei di attacco acquistati da un Paese come l’Italia che ha una Costituzione in cui, all’art.11 c’è scritto “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” che ci porterebbe a dire che l’acquisto di quel tipo di aereo è persino incostituzionale; omettendo la lunga e documentata storia di quanto poco performante ed efficace sia l’F35, vediamo solo l’aspetto economico. Quanto ha finora speso l’Italia per i cacciabombardieri? Non è mai stato fatto un calcolo ufficiale dei costi sostenuti per gli F-35, tra investimento per lo sviluppo e acquisti. Si può stimare che siano stati spesi abbastanza più di 4 miliardi di euro. Nel 2017 la Corte dei Conti ha parlato di “esposizione in termini di risorse finanziarie” di 4,1 miliardi fino a quell’anno.  12 dei 26 cacciabombardieri previsti sono già in servizio. Il costo medio finora è stato di 100 milioni di euro a velivolo. Quindi di soli velivoli l’Italia ha speso più o meno 1.200.000.000 di euro (un miliardo e 200 milioni euro). Torniamo ora al coronavirus. Abbiamo imparato che il problema centrale riguarda il numero di colpiti che hanno bisogno della terapia intensiva.  Quanto costa ogni posto letto di terapia intensiva? Tra gli 80 e i 100.000 euro. Quindi se, al posto dei cacciabombardieri – inutili, costosi e anticostituzionali – avessimo investito in Sanità, e considerati gli allarmi di numerosi studi, in reparti di terapia intensiva, avremmo avuto 12-15.000 posti di terapia intensiva in più. La qual cosa, sommando i 5.000 posti esistenti, avrebbe portato l’Italia a disporre di 17- 20.000 posti di t.i., come la Francia (che ne ha 17.000) o come la Germania (che ne ha 20.000). Invece ne abbiamo 5.000, e continuiamo a morire. Su quest’altro punto allora chiediamoci: avete intravisto uno straccio di proposta intesa a favorire gli investimenti in Sanità anziché nelle spese militari? Nemmeno l’ombra. Mi correggo. Ancor peggio, perché il nostro capo del Governo Conte nel DPCM del 22 Marzo ha inserito novero delle attività lavorative essenziali, quelle che nonostante l’epidemia devono continuare la produzione per garantire i servizi ai cittadini, anche Aerspazio, che costruisce l’ala degli F35. Che troviamo tra le offerte del supermercato sotto casa.

Non è una questione di pessimismo od ottimismo.

Non è quindi una questione di pessimismo od ottimismo, né di bicchieri vuoti o pieni. Si tratta di scelte politiche.

Noi sappiamo che nel mondo globalizzato di oggi sono due gli ambiti che abbisognano di politiche globali: l’Ambiente e la Sanità.

Abbiamo bisogno di scelte rivoluzionarie di Governi, indipendenti dalle lobby affaristiche che ci stanno portando all’inferno, decisi e consapevoli delle enormi responsabilità concentrate in questa fase unica della storia umana.

Photo by  Claudio Schwarz | @purzlbaum on Unsplash

1 Comment

  1. La riduzione della popolazione non si può ottenere in modo etico e in brevi tempi: non si può certo attuare una politica del figlio unico (che in Cina ha portato a cose surreali e crudeli: nel momento in cui la necessità ci spinge a fare porcate, dimostriamo di non essere umani quanto ci vantiamo).
    L’unica soluzione sensata sarebbe quella di non considerare la procreazione come una forma di generazione di forza lavorativa – ma remano contro le tendenze delle economie emergenti – abituate a certi schemi antichi – e l’avversione alla contraccezione di religioni diffuse come quella cattolica.

    Riguardo agli armamenti, temo che il lato peggiore della destra – quella sciocca, miope e corrotta – con l’aiuto di una sinistra… sinistrata, continuerà a premere per andare in direzioni nocive e anacronistiche: penso per esempio al solito Salvini, che spinge per reintrodurre quella cretinata della leva obbligatoria (cretinata perché obbliga a fare qualcosa che non tutti vogliono fare, ostacolando la formazione e la ricerca di lavoro di chi è soggetto a questo schifo di vecchiume) contro i pareri di chi ne capisce qualcosa e sostiene che un esercito comprendente coscritti di leva non sia funzionale al modo attuale di ammazzarsi reciprocamente.
    Mi sembra che certe priorità militari, nel migliore dei casi, promuovano solo un modello di virilità farlocca degna del fascismo – nel peggiore, sarà il solito modo di “aiutare” gente che naviga nell’oro da sempre a spese della collettività.

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