Nel mondo 2 città sono già diventate invivibili a causa del riscaldamento globale

Dal blog https://www.lindipendente.online

3 Agosto 2021 –

Il riscaldamento globale è reale: due città hanno raggiunto picchi di temperatura talmente alti da divenire invivibili per l’essere umano. Si tratta di Jacobabad, in Pakistan e, di Ras Al Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti. Luoghi già caratterizzati da un caldo torrido, hanno ora superato la soglia dei 52 gradi centigradi; una temperatura ritenuta letteralmente insopportabile per l’essere umano. Jacobadad è situata nella provincia del Sindh, in Pakistan, e conta duecentomila abitanti.

Tra questi, solo una piccola élite può permettersi sistemi di aria condizionata in casa. Infatti, i ricoveri per problemi causati da una temperatura incompatibile con l’uomo sono sempre più frequenti. Ad aggravare la situazione, poi, i continui blackout cittadini. Jacobadad si trova in corrispondenza del Tropico del Cancro e al momento del solstizio d’estate, la città pakistana viene  perpendicolarmente colpita dai raggi del sole e a ciò si aggiunge l’aria umida proveniente dal mar Arabico. La coesistenza di calore e umidità hanno reso Jacobadad uno dei due luoghi sulla terra ad aver superato ufficialmente la soglia più calda, impossibile da sopportare per il corpo umano. L’altro luogo nel mondo con una temperatura oltre i 52 gradi è Ras Al Khaimah, capitale dell’omonimo Emirato. Ras Al Khaimah è la sesta città più grande degli Emirati Arabi Uniti ed è ora caratterizzata da violenti temporali.

La pioggia in procinto di cadere non è però naturale, bensì artificiale, e viene utilizzata proprio per combattere l’ondata di caldo. Non è, questo, il primo caso del cosiddetto cloud seedinggià utlizzato in altre città degli Emirati Arabi Uniti, ma anche in Cina.

Il calore raggiunto nelle due città è a tutti gli effetti impossibile da sopportare per il corpo umano. Biologicamente, gli esseri umani non possono convivere con temperature superiori ai 52 gradi centigradi. Perché? Il motivo è legato alla capacità di termoregolazione del corpo: l’essere umano è in realtà in grado di resistere fino a una temperatura esterna di ben 120 gradi, se per un periodo di tempo molto limitato. Il tutto, a condizione che ci sia modo, per il sudore, di evaporare. Nel momento della sudorazione la pelle si raffredda e la temperatura interna rimane stabile, quindi il corpo perde calore.

Se però l’umidità è troppo alta, il processo descritto non può avvenire e la temperatura corporea si alza fino a causare problemi molto gravi. È esattamente quel che sta accadendo a Jacobadad e Ras Al Khaimah, per ora. È infatti solo l’inizio di un’inospitalità che si prospetta sempre più apocalittica. Tom Matthews, esperto di cambiamento climatico, ha pubblicato uno studio con il suo team a riguardo, pubblicato lo scorso anno nella rivista Science Advances. Dallo studio pubblicato emerge che anche in parti dell’India costiera orientale, del Pakistan e dell’India nord-occidentale sono stati registrati preoccupanti picchi di caldo. In India e in Pakistan, ne 2015, sono stati più di quattromila i morti causati da due gravi ondate di calore.

Anche altre zone del mondo hanno conosciuto una temperatura sempre più alta: il Golfo di California, il Golfo del Messico, l’Oregon, Washington. Recentemente, anche la città Lytton, in Canada, sono state raggiunte temperature preoccupanti, tanto che diversi residenti hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni, a causa degli incendi dettati dal troppo caldo.

La situazione climatica e l’ospitalità o meno di un luogo, condizionano da sempre le scelte di vita e lo sviluppo delle società umane. Una delle svariate conseguenze del riscaldamento globale sulle comunità umane è infatti la scelta di migrare in cerca di territori più ospitali, che danno vita ai cosiddetti migranti climatici. Le conseguenze umane dei cambiamenti climatici sono state approfondite da una ricerca intitolata Groundswell : Preparing for Internal Climate Migration.

Nei prossimi anni, il clima cambierà come mai prima d’ora, causando l’aumento di temperatura, periodi di siccità, alluvioni ed altri eventi estremi. In molti si ritroveranno costretti ad abbandonare i territori diventati rischiosi e inospitali, modificando radicalmente la distribuzione geografica della popolazione. Vere e proprie migrazioni di massa caratterizzeranno gli anni a venire; migrazioni che, in realtà, hanno già avuto inizio.

[di Francesca Naima]

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