Russia-Ucraina. Draghi, Di Maio e Guerini mettono l’elmetto. Pronte le forze speciali italiane

Dal blog https://www.pressenza.com

28.02.22 – Antonio Mazzeo

Migliaia di militari delle forze speciali e di pronto intervento, decine di caccia intercettori, velivoli d’intelligence e per il rifornimento in volo, una flotta navale e centinaia di mezzi pesanti tra carri armati, cingolati e blindati.

Dopo il funesto attacco delle forze armate russe all’Ucraina, il governo Draghi accoglie l’appello alla mobilitazione generale lanciato dal Pentagono e dalla Nato, contribuendo irresponsabilmente all’escalation della crisi diplomatica e militare tra l’Alleanza Atlantica e Mosca che, adesso, rischia davvero di trasformarsi in un conflitto globale con inimmaginabili conseguenze per la storia dell’umanità.

Con un comunicato emesso la sera di sabato 26 febbraio, il ministero della Difesa ha reso noto il trasferimento nella base aerea “Mihail Kogălniceanu” di Costanza (Romania) di quattro caccia intercettori di quarta generazione Eurofighter 2000 dell’Aeronautica Militare che si aggiungono agli altri quattro aerei da guerra della stessa tipologia inviati in Romania i primi di dicembre 2021 nell’ambito della missione Nato di controllo dello spazio aereo dell’Europa orientale Air Policing.

“L’Italia sta contribuendo con rapidità e convinzione alle decisioni prese in ambito alleato e il governo ha approvato una serie di significative misure che prevedono il rafforzamento della postura militare sul fianco est a seguito dell’inaccettabile e ingiustificata aggressione della Russia all’Ucraina”, spiega la Difesa. “Abbiamo assicurato la nostra disponibilità a partecipare con i nostri contingenti in ulteriori missioni di rassicurazione e deterrenza che saranno eventualmente previste. Lo strumento militare italiano è chiaramente impegnato anche nelle misure di aumento della prontezza operativa dell’Alleanza”. (1)

Non fornisce ulteriori informazioni il dicastero retto da Lorenzo Guerini (Pd), forse per rispetto alla riservatezza che caratterizza il modus operandi delle forze armate o forse per smorzare la crescente opposizione nel Paese ad eventuali (dis)avventure belliche ai confini con la Russia superpotenza nucleare. Ma quanto deciso nel corso del Consiglio dei Ministri riunitosi d’urgenza il pomeriggio del 25 febbraio, dopo l’avvio della campagna di guerra russa in territorio ucraino, non consente dubbi di sorta sulle intenzioni dell’esecutivo di proiettare contingenti e armi, tante armi, nel turbolento fianco orientale dell’Alleanza Atlantica.

Grazie a un decreto-legge proposto dal ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio e dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini con cui si autorizzano alcune spese per rispondere alla crisi in Ucraina, il governo Draghi ha attivato una “serie di misure relative al potenziamento del dispositivo di forze dispiegato dalle nazioni nel contesto delle operazioni NATO già attive, e la disponibilità di un contingente in elevata prontezza che gli alleati mettono a disposizione per affrontare le situazioni di crisi”. Nello specifico il provvedimento prevede la proroga per tutto il 2022 della presenza avanzata e rafforzata in Lettonia (enhanced Forward Presence) di 250 militari e 139 mezzi terrestri, nonché l’impiego di un dispositivo per la sorveglianza aerea di Air Policing in Romania “del numero massimo di 130 unità di personale e di 12 mezzi aerei” (quattro caccia in più, dunque, di quelli ufficializzati in queste ore da Guerini), nonché “attività di pattugliamento aereo nel fianco est, attraverso due mezzi aerei, un rifornitore e un mezzo per raccolta dati”.

Il decreto prevede inoltre l’attivazione di un dispositivo per la sorveglianza navale e l’attività di raccolta dati nel Mediterraneo orientale e nel Mar Nero, “attraverso l’impiego del numero massimo di 235 unità di personale, due mezzi navali e di uno ulteriore, secondo necessità, e di un mezzo aereo”, nonché la “mobilitazione di ulteriori forze ad alta prontezza, denominate Very High Readiness Joint Task Force-VJTF, fino al 30 settembre 2022, attraverso l’impiego di 1.350 unità, 77 mezzi terrestri, due mezzi navali (a partire dal secondo semestre 2022) e cinque mezzi aerei”.

Complessivamente il numero dei militari italiani che saranno impegnati nella campagna Nato di “contenimento” russo sarà di 1.970 unità. “Oltre alle misure descritte nel decreto, nel contesto delle determinazioni in ambito Nato, l’Italia ha attivato interlocuzioni tecniche con singoli Paesi alleati, maggiormente esposti sul fianco est, al fine di verificare la possibilità di attivare ulteriori iniziative con caratteristiche simili alla missione già operativa in Lettonia, anche in termini di personale impiegato”, ammonisce però l’ufficio stampa di Palazzo Chigi.

Presumibilmente sarà messa in campo una task force integrata al battaglione di pronto intervento multinazionale a guida francese che sta per essere attivato in Romania, con i parà della “Folgore” che nelle ultime settimane ha svolto complesse esercitazioni in Friuli (a fianco della 173^ Brigata Aviotrasportata dell’Esercito USA di stanza a Vicenza) e in Toscana proprio con il fine di verificare il livello di efficienza raggiunto nell’ambito delle forze ad elevata prontezza della Nato. Infine il governo Draghi riferisce di aver “innalzato la prontezza delle unità di rinforzo (Immediate Follow-on Forces Group-IFFG), nella misura di 2.000 unità, nel caso si debba ulteriormente rafforzare il dispositivo su richiesta della Nato, o assicurare la rotazione delle forze ad alta prontezza (VJTF)”.

Il decreto pro-Ucraina varato il 26 febbraio prevede pure la cessione alle autorità governative di Kiev, a titolo gratuito, di mezzi e materiali di equipaggiamento militari non letali e materiali per lo sminamento umanitario a favore della popolazione civile.

“Abbiamo autorizzato il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a derogare alle norme vigenti per l’erogazione di aiuti e assistenza a favore delle autorità e della popolazione dell’Ucraina”, aggiunge l’ufficio stampa del governo. “In conseguenza degli accadimenti in atto nel territorio dell’Ucraina, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza per intervento all’estero, al fine di assicurare il concorso dello Stato italiano nell’adozione di tutte le iniziative di protezione civile anche attraverso la realizzazione di interventi straordinari ed urgenti a supporto delle operazioni di soccorso e assistenza alla popolazione interessata”. Per essi sono stati stanziati tre milioni di euro, a carico del Fondo per le emergenze nazionali, per il trasporto, il dispiegamento e il reintegro dei materiali di soccorso. Altri 10 milioni di euro sono stati stanziamenti per rafforzare la funzionalità e dei dispositivi di sicurezza delle Sedi diplomatiche italiane, mentre 1,1 milioni di euro andranno ad alimentare il fondo per le operazioni dell’Unità di crisi per “facilitare le procedure di assistenza ai cittadini italiani all’estero anche attraverso l’uso di applicativi informatici”. (2)

Ovviamente l’Italia continuerà ad assicurare alle forze armate di Stati Uniti e Nato l’utilizzo delle maggiori installazioni militari per lo svolgimento delle operazioni di intervento nello scacchiere bellico dell’Europa orientale: lo scalo aereo friulano di Aviano da cui decollano i cacciabombardieri a capacità nucleare F-16 di US Air Force e gli aerei cargo per trasportare i sistemi d’arma, gli equipaggiamenti e i militari della 173^ Brigata Aviotrasportata di US Army di Vicenza; la grande stazione aeronavale siciliana di Sigonella, centro di comando e controllo dei droni-spia Usa e Nato che sorvolano quotidianamente il Mar Nero, la Crimea e l’Ucraina; l’Allied Joint Force Command Naples di Lago Patria, in Campania, che sovrintende alle attività dei battaglioni terrestri e delle forze aeree multinazionali schierati nei paesi del fianco est; l’aeroporto di Trapani-Birgi, base operativa avanzata degli aerei radar Awacs dell’Alleanza Atlantica, ecc..

Quasi a consacrare il passaggio di testimone dall’emergenza da pandemia all’emergenza anti-Russia, le forze armate italiane partecipano da stamani 28 febbraio sino al 18 marzo alla maxi-esercitazione Usa-Nato in Europa orientale Saber Strike 22 che per tempistica e dimensioni rischia di contribuire ad incancrenire il conflitto in Ucraina. A Saber Strike sono presenti più di 13.000 militari di 13 paesi e i pericolosi war games interessano Repubblica Ceca, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia.

“L’esercitazione viene svolta ogni due anni in inverno per dimostrare l’abilità ad operare in condizioni austere”, spiega il portavoce del Comando dell’Esercito USA in Europa e Africa di stanza a Wiesbaden (Germania). “Il suo scopo principale è di preparare le truppe alla risposta alle crisi regionali, rafforzando la protezione delle frontiere e contrastando le minacce. Tra le attività previste quest’anno ci sono i trasferimenti tattici stradali attraverso le nazioni ospitanti; esercitazioni di fuoco multiplo dal vivo e force-on-force; operazioni ferroviarie dalla Germania alla Lituania; rifornimenti aerei in volo; assalti e attacchi aerei su obiettivi terrestri e marittimi; realizzazione di linee di comunicazione aerea, terrestre e navale attraverso la Danimarca e la Svezia (quest’ultima sino ad oggi neutrale sembra ormai sempre più attratta fatalmente dalle sirene dell’atlantismo, nda)”.

In Estonia avrà il suo battesimo operativo il nuovo sistema M-Shorad, progettato per integrare cannoni, mitragliere, missili e sensori esistenti a bordo dei carri armati Stryker di US Army, al fine di contrastare gli attacchi di droni e aerei (alla progettazione dello Shorad ha concorso anche Leonardo DRS, controllata statunitense dell’omonimo gruppo industriale-militare italiano).

Il comando e il coordinamento delle esercitazioni è assegnato al V Corps, il Corpo d’Armata di US Army noto anche come Victory Corps, istituito nell’ottobre 2020 a Poznan, Polonia, per operare con le forze armate dei paesi Nato nel contenimento anti-russo. A Saber Strike il Pentagono schiera in particolare la 1st Air Cavalry Brigade, 1st Cavalry Division di stanza a Fort Hood, Texas; la 1st Brigade Combat Team, 1st Infantry Division, nota anche come Brigata del Diavolo, proveniente dal Kansas; il 2nd Cavalry Regiment (Vilseck, Germania); il 7th Army Training Command e la 41st Field Artillery Brigade (Grafenwoher, Germania); il 10th Army Air and Missile Defense Command e il 21st Theater Support Command (Kaiserslautern, Germania); la 12th Combat Aviation Brigade (Ansbach, Germania). Presenti inoltre distaccamenti della Guardia Nazionale, di US Air Force (da Aviano) e dell’U.S. Marine Corps (da Sigonella). (3)

“Eventi addestrativi come Saber Strike vengono pianificati con largo anticipo, per dimostrare che gli alleati e i partner Nato sono più forti insieme e che attraverso l’addestramento congiunto e l’interoperabilità possono diventare ancora più forti”, ha dichiarato il responsabile dell’Ufficio stampa del Pentagono, John Kirby Holds, nel corso della conferenza stampa straordinaria indetta il pomeriggio del 23 febbraio 2022.

Holds ha spiegato che le esercitazioni a fuoco ai confini con la Russia nulla hanno a che fare con la crisi Mosca-Kiev, e ha assicurato che alla loro conclusione, il personale e gli equipaggiamenti impiegati faranno rientro nelle caserme di provenienza. Quanto però aggiunto in conferenza stampa indica intenzioni e scenari del tutto differenti. “Il Segretario della Difesa Austin ha ordinato il trasferimento addizionale di alcuni reparti militari Usa attualmente stazionati in Europa per proseguire il nostro supporto agli alleati Nato in difesa del Fianco orientale”, ha aggiunto il portavoce del Pentagono. “Queste unità, comprensive di elementi dell’aviazione e delle forze di terra, si muoveranno nei prossimi giorni dall’interno dell’area operativa europea ai fianchi nordorientali e sudorientali della Nato. Tra essi ci sono pure 800 militari di un battaglione di fanteria che si trasferirà dall’Italia alla regione del Baltico (si tratta di unità appartenenti alla 173^ Brigata Aviotrasportata di Vicenza, nda). E’ in atto lo spostamento di otto cacciabombardieri F-35 Strike Fighters dalla Germania ad alcune base operative in Est Europa, mentre un battaglione di attacco aereo composto da 20 elicotteri AH-64 Apache raggiungerà la Regione del Baltico dalla Germania. Un’altra task force per l’attacco aereo con 12 elicotteri AH-64 sarà trasferita dalla Grecia in Polonia”. (4)

Tentativo davvero maldestro quello del Dipartimento della Difesa di far passare i provvedimenti di proiezione avanzata dei reparti d’élite come innocenti operazioni di routine. Gli elicotteri Apache, inesorabili macchine di morte utilizzate in tutti i teatri di conflitto, sono arrivati nello scalo aereo di Lielvarde, Lettonia, qualche ore dopo l’attacco russo all’Ucraina e sono stati presentati dal Ministero della difesa lituano come “parte dei rinforzi militari Usa alla Regione del Baltico in risposta all’invasione”.

Sempre in Lituania sono giunti da Vicenza i primi contingenti dell’Esercito Usa promessi dal Presidente Biden e dal Segretario Austin. (5). Il 14 febbraio era già stato schierato a Rozvadov, Repubblica Ceca, un contingente di oltre 2.000 militari e 600 tra carri armati e blindati dell’Esercito Usa proveniente dalle basi tedesche. Nel corso di Saber Strike esso si eserciterà nei pressi della città slovacca di Zvolen, a meno di 300 km di distanza dal confine con l’Ucraina. (6) Il 2nd Cavalry Regiment di US Army, composto da 900 militari dotati di artiglieria pesante, è operativo nella base di Mihail Kogalniceanu, nel distretto di Costanza (Romania), perlomeno dall’inizio del mese di febbraio. “Lo Stryker Squadron (così viene soprannominato il reggimento di cavalleria, nda) rappresenta un’unità dotata di veicoli blindati leggeri da combattimento, creata per essere schierata in tempi rapidi e fornire una formazione mobile flessibile anti-tank”, spiega il Comando di US Army. “Oggi il reggimento è una forza moderna che si auto-sostiene con una comprovata capacità di offrire potenza sul terreno e un’adeguata risposta alle emergenze ai comandi combattenti”. Sono invece oltre 1.700 i parà Usa della 82^ Divisione Aviotrasportata giunti a inizio febbraio da Fort Bragg (North Caroline) a Rzeszow, Polonia, a cui sono stati affiancati nelle ultime settimane 300 militari del 18th Airborne Corps di stanza a Wiesbaden.

In questi drammatici giorni segnati dai bombardamenti ben poco intelligenti dell’aeronautica russa in territorio ucraino, i cacciabombardieri di quinta generazione F-35 del 34th Fighter Squadron di US Air Force (Hill, Utah), dopo aver sorvolato l’Atlantico ed effettuato una sosta tecnica nella base tedesca di Spangdahlem, hanno raggiunto le postazioni avanzate di Amari (Estonia), Siauliai (Lituania) e Fetesti (Romania). “Il rischieramento degli F-35 nel fianco est della Nato rafforza la nostra postura difensiva e amplifica le capacità operative alleate”, ha dichiarato il gen. Jeff Harrigian, comandante di U.S. Air Force in Europe–Africa. “Si tratta di velivoli agili, multiruolo, di grande performance, che combinano caratteristiche stealth, sistemi tecnologici e sensori in grado di rispondere con efficacia ad ogni situazione. Sono stati equipaggiati per svolgere un ampio ventaglio di missioni come deterrenza all’aggressione e per difendere gli Alleati se la deterrenza dovesse fallire. Gli F-35 assicurano capacità di comunicazione, comando e controllo senza precedenti, e di letalità per le forze congiunte. Queste caratteristiche consentono ai leader Nato quella flessibilità per proiettare potenza e conseguire il dominio aereo in ambienti altamente complessi”. (7)

In aggiunta ai cacciabombardieri di ultima generazione, il 14 febbraio l’Aeronautica militare degli Stati Uniti d’America ha inviato otto caccia F-15E del 336th Fighter Squadron (di stanza nella Seymour Johnson Air Force Base, North Caroline) nello scalo aereo di Lask, Polonia, mentre sei aerei cisterna giganti KC-135 Stratotankers sono stati trasferiti dalla base di Mildenhall, Regno Unito, a quella di Ramstein, Germania. “Questi trasferimenti sono stati condotti in pieno coordinamento con le nazioni ospitanti e le autorità militari Nato, e anche se di natura temporanea, sono misure prudenti per accrescere la prontezza e rafforzare la difesa collettiva in questo periodo d’incertezza”, conclude il Comando delle forze aeree Usa nel vecchio continente.

Affermazioni che non consentono fraintendimenti di sorta: altro che war games. Washington e i suoi più stretti alleati non intendono assistere passivamente a quanto accade e accadrà nei prossimi giorni in Ucraina. Ancora benzina sul fuoco. Un altro passo, l’ennesimo, verso il baratro. (Antonio Mazzeo su “Pagine Esteri”)

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