Shell e BP lasciano la Russia. E l’ENI?

Dal blog (dorsogna@substack.com)

Maria Rita D’Orsogna Mar 1

Descalzi: cosa hai da dire? L’ENI e’ il principale cliente di Gazprom.

Tutto il gas russo in Europa

“Approximately 30% of Eni’s natural gas is supplied by Russia. These supplies are out of the reach of current sanctions.”

Dalla pagina web dell’ENI

“Russia’s attack on Ukraine is an act of aggression which is having tragic consequences across the region. BP has operated in Russia for over 30 years, working with brilliant Russian colleagues. However, this military action represents a fundamental change. It has led the BP board to conclude, after a thorough process, that our involvement with Rosneft, a state-owned enterprise, simply cannot continue,”

Helge Lund, CEO BP

“We are shocked by the loss of life in Ukraine, which we deplore, resulting from a senseless act of military aggression which threatens European security. Our decision to exit is one we take with conviction. We cannot, and we will not, stand by.”

Ben van Beurden, CEO Shell

“We are all deeply troubled by the invasion of Ukraine, which represents a terrible setback for the world. In the current situation, we regard our position as untenable. We will being exiting our joint ventures in a manner that is consistent with our values.”

Anders Opedal, CEO Equinor (Norvegia)

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La nostra beneamata ENI ha iniziato attivita’ petrolifere in Russia nel 2007 e vanno alla grande. Ad oggi hanno circa 20mila chilometri quadrati di concessioni proprie, ed altri 40mila in condivisione con altri giganti del petrolio.

Nel 2013 siglarono ulteriori accordi con la petrol-ditta russa Rosneft per trivellare l’Artico e nel mar Baltico alla ricerca di petrolio e di gas. Il 40% della Rosneft e’ di proprieta’ statale russa.

L’ENI stessa dichiara di avere una “significant presence in Russia” e di essere il principale acquirente di gas da Gazprom, nonche’ un acquirente di spessore della Rosneft.

E poi dicono che il 30% del loro gas viene dalla Russia ma che questo quantitativo e’ fuori dalle sanzioni in corso.

Mmh. Interessante, no?

Allo stesso tempo arrivano notizie opposte da altre petrol-ditte. La Shell abbandona la Russia inclusi i suoi progetti con la Gazprom e con il gasdotto Nord Stream 2. In piu’ abbandoneranno le loro quote in un rigsassificatore, il Sakhalin-2 di cui possiedono il 27.5%, nello sviluppo di un campo a gas in Siberia, il Salym field di cui possiedono il 50% e cosi’ pure il progetto esplorativo nella penisola dello Gydan Siberia dove lo stesso sono co-proprietari al 50%.

Ovviamente nessuno dentro la Shell e’ un santo (vedi quello che hanno fatto per anni in Nigeria!) ma quantomeno ci hanno tenuto a salvare la faccia. Nel comunicato associato alla decisione di abbandonare queste joint-venture russe, il CEO Ben van Beurden dice di essere allibiti della perdita di vita in Ucraina e di non essere sono d’accordo con questa insensata aggressione militare. Dice di fare tutto questo con convinzione.

Nel 2021 la Shell ha guadagnato 700 milioni di USD grazie a Sakhalin e Salym, e il tutale delle attivita’ di cui sopra e’ stimato essere circa 3 miliardi di dollari. La Shell era stata anche una delle cinque ditte petrolifere a co-finanziare Nord Stream 2, di costo 10 miliardi di dollari.

La Shell non e’ la prima a fare questo, e segue l’esempio della BP che invece abbandona il suo 19.75% in tutta la Rosneft ed attivita’ associate, con dimissioni di tutti i suoi rappresentanti dall’esecutivo della Rosneft.

Questo costera’ alla BP almeno 14 miliardi di dollari visto che il loro e’ stato uno dei principali investimenti del mondo occidentale in Russia. Anche loro non hanno avuto parole carine: dopo 30 anni di investimenti la BP dice che l’attacco ha portato a un cambio radicale nei loro rapporti e che non possono continuare cosi.

Quanto importanti sono queste joint venture per la Russia?

Tanto. E infatti quando questi accordi con la BP vennero siglati, nel 2003, Tony Blair e Vladimir Putin si presentarono assieme alla cerimonia con tanto di foto, telecamere e di complimenti vicendevoli. Interessante che Tony Blair e’ storia antica e che Vladimir Putin e’ ancora li, dopo quasi 20 anni!

Anche la Equinor, petrol-ditta norvegese saluta i russi e se ne torna a casa. Avevano investimenti qui per circa 1.2 miliardi di dollari. Il CEO norvegese, Anders Opedal, dice che restare li non e’ accettabile e che l’invasione dell’Ucraina e’ un disastro per il mondo intero.

Gli USA avevano gia’ sanzionato la Rosneft nel 2014 dopo l’invasione e l’annessione della Crimea.

E l’ENI?

Non fiata una mosca. Ci dicono solo che la loro produzione continuera’.

Non un rigo di condanna da parte di Descalzi.

Intanto Luigi Di Maio va in Algeria assieme a Claudio Descalzi a vedere se sia possibile aumentare la produzione e l’importazione di gas dal Nord Africa “giusto in caso”.

Ma l’Algeria non sara’ un toccasana. Gli italiani non sono i primi a pensare di andare ad Algeri a supplicare gas, e poi c’e’ l’aumento della domanda interna in Algeria, e anche varia instabilita’ politica interna per cui non e’ cosi facile per loro aumentare l’export.

Siamo cosi presi alle mutande in Italia che per ora non tocchiamo gli import dalla Russia, e parliamo di aumentare la produzione interna di gas, di ritorno al carbone, di aumentare lo stoccaggio, di medicare nazione terze.

Cingolani finalmente si sveglia e dice che il governo premera’ per accellerare sulle rinnovabili anche se “i risultati non saranno immediati”.

Ah si? E trivellare, o peggio construire centrali nucleari, porta a risultati immediati? E perche’ non ci abbiamo creduto 2, 5, 10 anni fa in questa accelerazione alle rinnovabili invece di pensare al PITESAI ed a rendere felici gli amici petrolieri, caro Cingolani?

Se ci pensavamo anni fa, forse ora non saremo qui.

Nota bene: in Italia la produzione di energia elettrica da rinnovabili e’ ferma al 37%. L’India fa meglio di noi!

E’ la real politik, lo so.

Lo so che ai norvegesi e agli inglesi il gas russo serve meno che agli italiani e ai tedeschi e che quindi non possiamo permetterci di mollarli e di fare i moralisti. Lo so che pecunia non olet. Lo so che Cingolani fa finta.

Ma e’ inquietante.

E poi, chi avrebbe mai pensato che nel loro piccolo Shell, BP, Equinor, rinunciassero ai profitti e osassero mandare comunicati contro Putin, in rispetto dell’Ucraina, mentre invece l’ENI non vede e non sente.

Il sole, il vento, l’efficenza energetica.

L’uomo sulla luna, in otto anni.

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