I retroscena della guerra

Dal blog https://jacobinitalia.it

Anatol Lieven Doug Henwood 22 Marzo 2022

L’aggressione di Putin, il suo consenso in patria e le relazioni con oligarchi ed establishment. In rapporto all’espansionismo della Nato e al mondo dopo la fine della guerra fredda. L’analisi di Anatol Lieven

Negli anni Ottanta e Novanta, Anatol Lieven si è occupato dell’ex Unione sovietica, dell’Europa orientale e delle guerre in Afghanistan, Cecenia e Caucaso meridionale, per il Financial Times e il Times di Londra. Negli anni 2000 ha lavorato in diversi gruppi di studio a Washington e ora è ricercatore senior presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft. Ha scritto sette libri, il più recente è Climate Change and the Nation State.

Doug Henwood ha parlato con Lieven della brutale invasione russa dell’Ucraina e dell’espansione della Nato dopo la Guerra Fredda. Henwood ha editato l’intervista – originariamente trasmessa il 3 marzo – per farla leggere più come una prosa che come un intervento a voce (i commenti di Henwood sono tra parentesi quadre).

Alcuni retroscena sulla prima domanda. Nel febbraio 1997, George Kennan, uno degli architetti della politica di contenimento dell’Urss durante la guerra fredda, ha scritto sul New York Times:

L’espansione della Nato sarebbe l’errore più fatale della politica Usa dell’intero periodo post-guerra fredda. Ci si può aspettare che una decisione del genere infiammi le tendenze nazionalistiche, anti-occidentali e militariste dell’opinione pubblica russa; arrechi un effetto negativo sullo sviluppo della democrazia russa; ripristini l’atmosfera della Guerra fredda nelle relazioni Est-Ovest, e spinga la politica estera russa in direzioni decisamente non di nostro gradimento… Perché, con tutte le possibilità di speranza generate dalla fine della Guerra fredda, le relazioni Est-Ovest dovrebbero concentrarsi sulla questione di chi sarebbe alleato con chi e, di conseguenza, contro chi in un immaginario, totalmente imprevedibile e molto improbabile futuro conflitto militare?

Nel maggio 1998, il solito Thomas Friedman fece qualcosa di utile chiamando Kennan per un aggiornamento sul tema. Kennan dichiarò: «Penso che sia l’inizio di una nuova guerra fredda. Penso che i russi reagiranno gradualmente in modo piuttosto negativo… È un tragico errore».

Questa guerra è orribilmente brutale e tutti quelli che conosco sono sconvolti. Ma non è venuta dal nulla. Ciò di cui George Kennan si preoccupava venticinque anni fa si è praticamente avverato.

Esattamente. Dalla metà degli anni Novanta, quando è emersa per la prima volta la questione dell’allargamento della Nato, funzionari russi, intellettuali russi ed esperti occidentali di spicco, tra cui George Kennan, l’architetto del contenimento – e il sottoscritto nel suo piccolo – hanno detto che se un giorno sarebbe stato esteso all’Ucraina e alla Georgia, avrebbe condotto nel migliore dei casi a un fronteggiamento e nel peggiore alla guerra. L’amministrazione [Boris] Eltsin avvertì: questa cosa non riguarda soltanto [Vladimir] Putin. E negli ultimi tre mesi, prima della guerra, il governo russo ha chiarito che c’era una minaccia di guerra se l’Occidente non scendeva a compromessi su ciò che la Russia considerava suo interesse vitale.

Il governo russo ha commesso un gravissimo crimine ai sensi del diritto internazionale invadendo l’Ucraina. Penso anche che sia stato commesso un terribile errore, ma come dici tu, nelle relazioni internazionali bisogna anche tener conto delle realtà. E la realtà è che la Russia ha sempre ritenuto vitale per la sicurezza nazionale russa tenere l’Ucraina fuori da un’alleanza occidentale ostile.

Di quanta manipolazione della scena politica in Ucraina si sono resi colpevoli gli Stati uniti e le altre potenze occidentali? I russi sono giustamente preoccupati per questo o si stanno solo lasciando trasportare?

Nel 2014, il finanziamento all’opposizione ucraina – anche da parte di istituzioni che negli Stati uniti sono chiamate in modo piuttosto comico non governative anche se sono finanziate dal Congresso come il National Endowment for Democracy [Ned] – aveva reso evidente la volontà dell’Occidente di rovesciare l’allora governo eletto dell’Ucraina, il presidente [Viktor] Yanukovich [Il Ned ha cancellato i registri delle sue sovvenzioni all’Ucraina sul suo sito web: sono archiviati qui].

E ovviamente c’è stata la famosa conversazione telefonica intercettata da Victoria Nuland, che ha chiarito il ruolo dell’amministrazione [Barack] Obama nella manipolazione della formazione del prossimo governo ucraino [Audio, con la musica finale dei Sex Pistols, qui. Trascrizione, con commenti tendenziosi della Bbc, qui. Nella telefonata, Nuland, il neocon dell’amministrazione Obama, e Geoffrey Pyatt, ambasciatore degli Stati uniti in Ucraina, hanno deciso il personale del governo che avrebbe sostituito quello di Yanukovich. Lo scandalo del commento intemperante «fanculo l’Ue» di Nuland ha oscurato il contenuto della conversazione].

Da allora, non si è trattato esattamente di una questione di manipolazione occulta. L’Occidente ha aiutato l’Ucraina e l’ha fortemente incoraggiata a cercare di unirsi all’alleanza occidentale senza offrire all’Ucraina nient’altro che una vaga possibilità di adesione in futuro. L’Occidente ha finanziato, formato e sostenuto buona parte dell’élite ucraina, ma anche questa non è una manipolazione segreta. È avvenuto apertamente. Si può dire che si è trattato dello sviluppo dell’Ucraina nella direzione della democrazia del libero mercato, il che è abbastanza vero, ma è stato ovviamente anche un tentativo di trasformare l’Ucraina in un alleato occidentale. Se l’Occidente, come è accaduto in altri luoghi, avesse sostenuto la democrazia in Ucraina e le ristrutturazioni economiche senza rinviare la possibilità di adesione alla Nato di dodici anni, cosa che non avevano intenzione di rendere davvero effettiva, se ci fossimo attenuti all’una senza introdurre l’altro elemento, forse questa catastrofe poteva essere evitata.

Rispondendo a Prospect hai detto che non abbiamo mai avuto la minima intenzione di difendere l’Ucraina. È mai stato detto? Gli ucraini l’hanno capito? Non l’hanno sentito? Non è stato detto loro?

Penso che l’abbiano capito più o meno, o almeno l’hanno capito gli ucraini assennati. Perché dopotutto avevamo fatto la stessa cosa alla Georgia nel 2008, quando c’era questa mezza promessa di adesione alla Nato, ma quando questa ha portato alla guerra con la Russia – be’, in realtà, l’attacco della Georgia ai russi nell’Ossezia meridionale – l’America non è mai arrivata in aiuto della Georgia. E l’Occidente non è venuto in aiuto dell’Ucraina nel 2014.

Ma ci sono alcune questioni. Una è che ormai da molto tempo, fin dagli anni Novanta, abbiamo fatto dell’appartenenza alla Nato e all’Unione europea il sinonimo di appartenenza all’Europa e questo comporta due problemi. Rende virtualmente impossibile per i riformatori democratici in qualsiasi parte dell’Europa orientale non tentare di aderire all’Ue e alla Nato perché sostanzialmente si autodefinirebbero europei di seconda classe o non europei. Quindi si è chiusa l’opzione, che era di per sé del tutto percorribile, di unirsi a Finlandia e Austria in quanto democrazie di libero mercato ma non allineate: abbiamo chiuso quella possibilità moralmente, emotivamente e politicamente.

La seconda cosa, ovviamente, è stata che definendo l’Europa in questi termini e assecondando questa retorica della Nato di una casa europea libera, abbiamo detto ai russi in modo del tutto esplicito: «Voi non siete europei, andate via. Non vi consideriamo parte dell’Europa e non vi consulteremo sugli affari europei». Questo è un insulto alla Russia più profondo di quanto si possa immaginare. Non avrebbe trovato l’accordo di nessun governo russo, per non parlare di Putin.

Gli obiettivi di Putin

Quali sono gli obiettivi di Putin? Davvero che l’Ucraina non esista, o che esista meno della maggior parte delle nazioni? Vuole una zona cuscinetto o un assorbimento completo? Qual è l’esito?

Non lo so. La cosa sorprendente è che ne ho parlato molto con quello che potresti chiamare l’establishment periferico. Sono stati tutti sorpresi da molti aspetti di questa invasione. E tutti hanno detto che ora il circolo decisionale in Russia, nel governo russo e il circolo di persone che Putin ascolta effettivamente si è ristretto a meno di dieci persone. È diventato molto, molto, molto chiuso.

Quelle foto di lui a quel tavolo gigantesco colgono qualcosa, vero?

Sì, e ovviamente il Covid, come dicono in molti, ha peggiorato le cose. Come le amministrazioni statunitensi nella corsa al Vietnam, ma molto di più, sembra probabile che Putin sia stato escluso, o si sia tagliato fuori, da informazioni accurate e obiettive. Se Putin e i suoi immediati seguaci sono stati così incredibilmente stupidi da credere di poter imporre un governo fantoccio su tutta l’Ucraina, allora, a meno che non siano ciechi oltre che pazzi, devono rendersi conto che la forza della resistenza ucraina e l’esibizione dell’unità dell’Ucraina dall’inizio della guerra lo hanno reso completamente impossibile. Questa non è la Cecoslovacchia o l’Ungheria durante la Guerra fredda, dove avevi almeno le strutture di un Partito comunista per mantenere il dominio sovietico.

Non sarai in grado di creare nient’altro che l’autorità fantoccio più grottesca, ridicola e ovvia di Kiev. Se questo è ciò che Putin vuole, mancherà di ogni legittimità. Sarà totalmente incapace di costruire uno stato stabile. Affronterà continue proteste e resistenze, che dovranno essere represse con mezzi spietati. E richiederà la presenza permanente di un esercito russo per fari sì che resti in carica. Proprio come l’Unione sovietica o gli Stati uniti in Afghanistan.

La guerra ha finora chiarito alcune cose. Una è che, sebbene la Nato abbia imposto dure sanzioni economiche, non combatterà per l’Ucraina, il che ovviamente rende completamente vuota l’idea dell’adesione dell’Ucraina alla Nato. L’Ucraina potrebbe anche rinunciare e firmare un trattato di neutralità. Ma d’altra parte, penso che abbia completamente distrutto i piani russi – se erano quelli – di imporre un governo fantoccio.

Non sappiamo fino a che punto la Russia scenderà a compromessi rispetto alle sue condizioni. Bisognerà vedere, ma penso che il massimo obiettivo russo in Ucraina, grazie a Dio, sia già stato sconfitto dal popolo e dall’esercito ucraini.

Quanto tempo può andare avanti?

Sta cominciando ad avere le caratteristiche della Cecenia dal 1994 al 1996, di cui mi sono occupato come giornalista, o anche, in un certo senso, dell’occupazione statunitense dell’Iraq. Non so quanto l’esercito russo nel suo insieme supportasse davvero questa invasione. Ci sono indicazioni del fatto che la maggior parte dei generali non sia stata consultata e certamente alcuni di loro sono sembrati estremamente infelici in televisione, ma, quando un esercito è in guerra, in particolare una guerra di questo tipo di importanza per la Russia, vuole vincere. E, naturalmente, Putin non può lasciare l’Ucraina senza l’apparenza di un successo almeno limitato, o penso che sarebbe finito. Credo che ci sarebbe una qualche forma di colpo di stato contro di lui dall’interno del regime.

Quindi, ho questa orribile sensazione che se non riescono a ottenere un accordo di pace che consente loro di rivendicare una certa quantità di successo, sentiranno di non avere altra scelta che andare avanti, indipendentemente dalla devastazione e dalle vittime civili. La mia opinione è che dovremmo tutti cercare una soluzione negoziale adesso perché potrebbe essere che tra dieci o vent’anni otterremo sostanzialmente la stessa soluzione che avremmo potuto ottenere oggi. La differenza, ovviamente, sarà di decine di migliaia, centinaia di migliaia di vite ucraine.

E le minacce nucleari? Mi ritrovo ad avere nostalgia della leadership sovietica, che almeno sembrava razionale. Putin è così fuori di sé da far diventare questi pericoli seri?

No, non credo. Sa, per ottime ragioni, che la gente ha paura della guerra nucleare. In un mondo razionale, sarebbe pazzesco, ma ovviamente non viviamo in un mondo razionale. Nel mondo reale è un’arma ovvia da brandire per la Russia, per spaventare l’Occidente. Ma ciò non significa che lancerà un attacco nucleare. Né ovviamente che lo faremo noi.

Quello che mi preoccupa di più è che se entriamo in uno stato di profonda tensione permanente, se abbiamo una guerriglia ai confini della Russia, che probabilmente si sovrappone al terrorismo nella stessa Russia sostenuta dall’Occidente, attraverso la Polonia, saremo di fronte a un livello di tensione e di scontri potenziali tra Mosca e l’Occidente mai visti dai tempi del blocco di Berlino del 1948.

E in quelle circostanze di tensione crescente e paura da entrambe le parti, c’è sempre la possibilità di qualche disastroso incidente o errore di calcolo. Dobbiamo davvero ricordare il numero di volte in cui per caso avrebbe potuto esserci uno scambio nucleare durante la Guerra fredda. Si trattava di confidare nella saggezza e nella cautela di un uomo da entrambi i lati. Solo perché Putin non ci lancerà deliberatamente missili contro, non significa che la minaccia non sia concreta.

Sanzioni e malcontento

E la reazione occidentale? Le sanzioni sono davvero così efficaci? Intanto sentiamo dei sempliciotti invocare attacchi alla russa o la no fly zone.

Nessuna delle persone che invoca la no fly zone metterà i gioco gli aerei degli Stati uniti o della Nato. Per quanto posso vedere non ci sono piloti tra loro. Come ho ripetuto più volte negli ultimi giorni, i falchi-pollo non volano, si accovacciano a terra a una distanza molto sicura e strillano rumorosamente.

In più temo – tra l’altro penso che questa sia un’idea terribile – il sostegno a un’insurrezione ucraina contro la Russia. Se, ovviamente, la Russia occupa aree in cui una tale insurrezione può essere lanciata.

Quanto all’efficacia di queste sanzioni, ovviamente ciò che l’Occidente sta cercando di fare è danneggiare la Russia il più gravemente possibile senza danneggiare l’Occidente e in particolare gli europei che dipendono dalla Russia per le importazioni di energia. Abbiamo sanzionato tutto ciò che era possibile senza tagliare il gas e il petrolio. Ciò significa che la Russia avrà ancora un flusso di entrate internazionale. Ma d’altra parte, le sanzioni che sono state imposte colpiranno molto duramente la Russia e sono più dure di quanto la Russia si aspettasse, in particolare le sanzioni contro la banca centrale, e il fatto di portare all’isolamento della Russia almeno dalle economie occidentali, tranne che nel settore dell’energia. Inoltre, le misure introdotte dall’Occidente e le contromisure introdotte dalla Russia colpiranno molto duramente gli stili di vita internazionali delle élite russe e soprattutto quelli a cui si sono abituate le élite più giovani. Ciò non influisce sulla cerchia ristretta attorno a Putin. Sono uomini duri, come si dice in Irlanda, e sono senza dubbio profondamente patriottici, e sono molto, molto determinati e risoluti. E ovviamente completamente spietati.

Ma penso che valga la pena ricordare che negli anni Ottanta, quando i figli delle élite sovietiche si resero conto di quanto potevano vivere meglio in una Russia occidentalizzata rispetto a una Russia sovietica, ciò ebbe un ruolo enorme nella caduta del comunismo e nella disintegrazione dell’Unione sovietica. Se hai un rapporto con le élite russe in senso lato e ascolti ciò che stanno dicendo in privato, e ciò che alcuni di loro hanno persino iniziato a dire in pubblico, vedi che stanno diventando molto ansiosi. E capiscono meglio del resto della popolazione, anche della popolazione istruita, quanto tutto questo li danneggerà. Se il pantano ucraino si protrae per un lungo periodo, penso che il malcontento contro Putin aumenterà di parecchio.

Non si sa. Ma se cresce tanto, più che di una rivoluzione nelle strade come in Ucraina nel 2014 o in Georgia, ci potrebbe essere un colpo di stato all’interno del regime di Putin, per sbarazzarsi di lui e di altri alti funzionari. Potrebbe essere un colpo di stato relativamente pulito. Una delegazione va da lui e dice, molto educatamente, sai, rispettiamo i tuoi risultati. Garantiamo la tua proprietà e la tua sicurezza personale e quella della tua famiglia, ma è ora che te ne vada.

Tuttavia, non credo che nessun governo russo che succeda a Putin si arrenda semplicemente incondizionatamente in Ucraina, nel senso di rinunciare alla Crimea e al Donbas e acconsentire all’adesione ucraina alla Nato rinunciando a qualsiasi garanzia per la minoranza russofona in Ucraina. Mi pare davvero difficile che accada, a meno che la Russia non crolli, come stato qualsiasi governo russo sarà d’accordo.

Ora ho molta paura che un buon numero di persone nell’establishment della sicurezza statunitense vogliano usare questa situazione per distruggere la Russia come stato. Il che ci condannerebbe a una guerra senza fine contro la Russia, con tutto ciò che comporterebbe per l’economia mondiale. Condannerebbe l’Ucraina a una guerra senza fine con orribili sofferenze per il popolo ucraino. Ma anche un programma di sanzioni, apertamente mirato a ciò che molti russi vedrebbero non solo come un modo di sbarazzarsi di Putin ma di devastare lo stato russo, produrrebbe l’esito opposto.

Per quanto riguarda il sostegno dei russi al regime, non ne sappiamo molto. Quello che sappiamo è che sanzioni simili volte al cambio di regime a Cuba, in Iraq, in Venezuela, in Iran, in Corea del Nord sono tutte fallite. Tutte, senza eccezioni. Quindi tutto ciò che si può dire è che forse potrebbe essere diverso nel caso della Russia, ma non ci sono basi storiche per pensarlo.

La base di potere di Putin

Da chi è composta la base di potere di Putin, chi lo circonda? Ha un radicamento nell’élite o è formata da una piccola cricca di amici?

Putin ha riunito un’istituzione più ampia, che gli è legata in molti modi, e ha domato ciò che resta della vecchia oligarchia finanziaria ed economica ottenendo il suo sostegno pubblico. Ma queste persone sono estremamente ciniche, egocentriche e spietate. Non rimarranno con Putin se pensano che i loro interessi vitali siano in pericolo o che restare con Putin significhi che le loro fortune e posizioni finiscano per essere distrutte. L’inner circle, le persone che sono a lui legate – o forse non esattamente legate a Putin ma che si identificano completamente con lui – hanno lo stesso background e la stessa ideologia, è un gruppo molto ristretto di persone principalmente ex Kgb o legate al Kgb in vari modi. Occupano tutte le posizioni di vertice del governo, almeno sul fronte della sicurezza.

Inoltre, sono stati messi al controllo di gran parte dell’economia energetica russa e di vari altri settori. Quindi c’è una netta differenza tra questo piccolo gruppo interno – sono chiamati siloviki in russo, gli uomini di forza o, come ho detto, gli uomini duri – e l’establishment più ampio. Una domanda è se qualcuno di questa cerchia ristretta si rivolterà contro Putin. Se lo fanno alcuni, per lui è finita. Ma d’altra parte, sono così strettamente legati a lui, sono così strettamente legati alla guerra, che sarebbe molto difficile.

Poi c’è la questione dell’esercito russo. L’esercito russo, come l’esercito sovietico prima di esso, non è mai stato coinvolto nella politica. E non vogliono perdere in Ucraina. Ma se si ottiene un pantano infinito, allora per lo meno potrebbero iniziare davvero a fare pressioni per un compromesso diplomatico per uscire dall’Ucraina se, ovviamente, gli ucraini e l’Occidente sono disposti a offrire un compromesso.

Non è stato ancora preso in considerazione, ma gli ucraini stanno cercando di chiamare praticamente tutti i loro uomini in età di leva. Quanti ne otterranno dipende da quanto territorio conquista la Russia. Dipende da quanti ucraini fuggono in Occidente. Ma anche così, se l’Ucraina chiama tutti quelli che può, supererà di parecchio l’esercito russo esistente in Ucraina.

Ora, se i russi in risposta devono chiamare i riservisti, stiamo parlando di ex coscritti che hanno prestato servizio e poi hanno lasciato l’esercito e ora hanno un lavoro e una famiglia. Se inizi a dire ai ventottenni russi di lasciare il loro lavoro ben pagato e i loro figli e di tornare a combattere in Ucraina, una guerra sulla quale non sono mai stati consultati e in cui hanno guardato foto molto demoralizzanti di ucraini russi, donne e bambini di lingua russa uccisi, allora il regime di Putin si troverà in guai seri. Se dovesse chiamare a combattere gran parte della popolazione russa, a quel punto Putin avrebbe firmato la sua condanna a morte politica.

Deliri statunitensi

Infine, adesso stiamo vedendo la Cina ricoprire il possibile ruolo di pacificatore. Quanto di tutto questo riflette il declino del potere o del prestigio degli Stati uniti? E c’è qualcosa di vero in questo parlare di un’alleanza Russia-Cina?

Proprio come l’Occidente non ha combattuto per l’Ucraina, così la Cina non si è effettivamente schierata ufficialmente con la Russia sull’Ucraina. Si è astenuta nel Consiglio di sicurezza dell’Onu. Ha sottolineato il rispetto del diritto internazionale e della sovranità internazionale. E non sappiamo ancora fino a che punto la Cina si spingerà nel sostenere economicamente la Russia. Sarà molto, molto costoso per i cinesi. E farebbero anche un affare estremamente difficile in termini di reindirizzamento delle esportazioni di energia russe verso la Cina per garantirsi la sicurezza energetica. Quindi, mi sembra che la Cina in realtà non stia cercando di sfruttare questa crisi tanto quanto avrebbe potuto.

Se la Cina intervenisse e mediasse un ragionevole compromesso, sarebbe un’ottima cosa, perché non mi fido che gli Stati uniti lo facciano, a dire il vero, data la forza delle agende anti-russe qui e il desiderio di alcune persone di trasformare questa in una guerra permanente per distruggere la Russia. Quindi, penso che sarebbe una cosa eccellente se i cinesi intervenissero, ma so anche che gli Usa potrebbero fare tutto ciò che è in loro potere per bloccare un accordo mediato dalla Cina.

Per quanto riguarda il declino del potere statunitense, è sorprendente quanto negli ultimi trent’anni sia diventata distorta la visione del mondo di molti statunitensi dell’establishment. Anche dopo il fallimento in Iraq e Afghanistan e l’ascesa della Cina e la mancata pacificazione del Medio Oriente e il disastro che è seguito all’intervento in Libia, in giro circola l’idea che si è sentita così spesso negli anni Novanta e fino agli anni 2000 secondo la quale fondamentalmente l’America può fare qualsiasi cosa ovunque.

Doug, siamo entrambi abbastanza grandi da ricordare prima della fine della Guerra fredda. Se ripensi a trentacinque anni fa, se avessi detto a qualcuno, e intendo a qualcuno, in una posizione di autorità occidentale o a qualsiasi intellettuale serio che l’Occidente avrebbe dovuto sostenere in una guerra l’Ucraina – non prendervi parte ma sostenerla – affinché l’Ucraina possa unirsi alla Nato e divenire un alleato militare a pieno titolo dell’Occidente contro la Russia, anche i falchi anticomunisti occidentali della linea più dura avrebbero riso a crepapelle.

Avrebbero detto: «Devi essere matto. Non abbiamo le risorse per farlo. Ciò porterà a una guerra con Mosca. Non dimenticare che hanno migliaia di missili nucleari. E in ogni caso, come potrebbe essere nel nostro interesse se possiamo correre un rischio così spaventoso assumerci un peso del genere se possiamo ottenere non solo i polacchi, i cechi e gli ungheresi, ma anche a salvare i baltici dai sovietici per liberarli e trasformali in alleati occidentali. Ecco, questa sarebbe una magnifica, storica, meravigliosa vittoria occidentale…»

È un passo indietro, giusto?

Sì. Sicuramente la gente avrebbe detto: «Non potete sostenere che dobbiamo andare oltre». Bene, ora, ovviamente, abbiamo passato anni a pensare che avremmo potuto andare oltre. E il risultato è stato un disastro.


*Anatol Lieven è ricercatore senior su Russia ed Europa presso il Quincy Institute for Responsible Statecraft. Doug Henwood dirige Left Business Observer ed è conduttore di Behind the News. Il suo ultimo libro è My turn. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

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