Luci e ombre sulla riforma della Sanità nel Pnrr. Report Mercer

Dal blog https://www.startmag.it

di Giulia Alfieri

In materia di Sanità, il Pnrr prevede Case e Ospedali di Comunità per rendere più funzionali i servizi socio-sanitari territoriali, ma prima ancora di iniziare ci sono già degli ostacoli che potrebbero frenare tutto. Ecco cosa dice lo studio di Mercer, coordinato dall’ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi

Mercer, società di consulenza nell’ambito delle risorse umane e degli investimenti, ha realizzato uno studio con il coordinamento dell’ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi intitolato “Medico di medicina generale nei nuovi servizi socio-sanitari territoriali” per analizzare la situazione e proporre soluzioni da attuare grazie alle ingenti risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr).

Ecco cosa suggerisce il loro position paper.

QUANTA SALUTE C’È NEL PNRR

Lo studio, ricorda prima di tutto che con il Pnrr sono stati stanziati complessivamente 15,63 miliardi di euro per la Missione 6 dedicata alla Salute che ha l’obiettivo di rafforzare la prevenzione, l’assistenza territoriale e l’integrazione fra servizi sanitari e sociali, modernizzare la dotazione delle strutture del Sistema sanitario nazionale (Ssn), digitalizzare il sistema sanitario e garantire equità di accesso alle cure.

COSA PREVEDE IL PNRR

Il Pnrr coniugando risorse finanziarie e riforme prevede un ripensamento complessivo della sanità territoriale che prenderà avvio quest’anno con la stipula del Contratto Istituzionale di Sviluppo tra ministero della Salute, Regioni e tutti gli enti interessati.

LA RIFORMA

La riforma prevede la definizione di un nuovo modello organizzativo assistenziale vicino ai bisogni dei cittadini, inclusi coloro i quali vivono in zone rurali o svantaggiate, che garantisca equità di accesso ai servizi sanitari e sociali, definisca standard strutturali, tecnologici e organizzativi omogenei per l’assistenza territoriale e favorisca lo sviluppo delle connesse competenze del personale sanitario e non sanitario anche su temi manageriali e della digitalizzazione.

I PROGETTI: CASE E OSPEDALI DI COMUNITÀ

Alla prima componente del Piano vengono attribuiti 7 miliardi di euro e identifica come prioritari gli obiettivi di sviluppo dell’assistenza territoriale attraverso la realizzazione di strutture organizzative di prossimità – come le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità – e la dotazione di sistemi di telemedicina a sostegno dell’assistenza domiciliare e di una più efficace integrazione tra i servizi socio-sanitari.

Secondo il paper, però, la definizione di “Ospedali di Comunità” è “ambigua” e le strutture “potrebbero offrire legittimazione alla sopravvivenza di quelle molte unità di cura che non corrispondono agli standard minimi di qualità e sicurezza individuati dal DM 70 del 2015”.

“È invece auspicabile – si legge – una definizione che, con maggiore precisione, comprenda le attività di riabilitazione e quelle di cura a minore intensità quando non sia disponibile la casa di abitazione”.

COSA FARANNO LE CASE DI COMUNITÀ

Le Case di Comunità dovranno garantire accoglienza e informazione; prenotazione delle prestazioni; valutazione multidimensionale dei bisogni socio-sanitari; assistenza primaria attraverso Medici di medicina generale (Mmg) e Pediatri di libera scelta (Pls); continuità assistenziale soprattutto per i cronici; prestazioni specialistiche nell’ambito dei diversi percorsi di cura; programmi di prevenzione (vaccinazioni e screening); assistenza ad anziani, famiglie, donne e adolescenti; servizi per la salute mentale e le dipendenze patologiche; servizi di diagnostica e riabilitazione.

Dovranno, dunque, coordinare i servizi sul territorio garantendo, oltre alla qualità della presa in carico da parte di Mmg e Pls, l’attenzione di team multidisciplinari e multiprofessionali formati.

Le Regioni, sottolinea lo studio, in relazione alle caratteristiche dei territori, dovranno valutare la relazione tra Distretti e Case evitando sovrapposizioni e ridondanze burocratiche.

QUANTO COSTERANNO LE CASE DI COMUNITÀ

La figura chiave nella Casa di Comunità è l’infermiere di famiglia, introdotta con il dl. 34/2020, quale referente principale per il paziente e per la comunità nel percorso assistenziale.

Il finanziamento previsto per la realizzazione di una casa di comunità è di circa 1.500.000,00 di euro di cui circa 1.280.00,00 per la realizzazione/ristrutturazione della struttura (massimo 1.600 euro a mq) e 270.000,00 per le tecnologie sanitarie e per spese in ICT.

GLI OSTACOLI

Già prima di iniziare, evidenzia il paper, nel Pnrr si è coscienti degli ostacoli all’implementazione. Primo tra tutti le marcate differenze tra Regioni a livello di standard strutturali, tecnologici e organizzativi per l’assistenza territoriale; ci sono poi ostacoli di tipo organizzativo e, infine, quelli di tipo finanziario, “tra le quali la scarsità di risorse destinate ai servizi territoriali, la difficoltà nel finanziare attività che non hanno un budget dedicato e la carente capacità nel gestire in modo integrato le diverse fonti di finanziamento destinate agli enti che operano nella sanità”.

“Seppur individuando dettagli organizzativi, obiettivi e risorse, – si legge – il Pnrr non sembra definire in modo chiaro un modello organizzativo di assistenza territoriale demandandone l’attuazione a successivi accordi che non si possono peraltro risolvere solo tra Governo centrale e Regioni attraverso l’Agenas. Questi devono coinvolgere anche le rappresentanze dei professionisti a partire da quelle dei Mmg per la evidente centralità di queste figure cui compete la prima presa in carico delle persone”.

ASSISTENZA PRESSO IL DOMICILIO

Per l’assistenza presso il domicilio, idoneo per la gestione di molte patologie a bassa e media intensità, il Pnrr – ricorda lo studio – ne prevede il potenziamento destinando 4 miliardi di euro per arrivare nel 2026 a prendere in carico il 10% della popolazione over 65 (circa 1,5 milioni di persone) con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti, con una stima di crescita del numero di persone da seguire a domicilio pari a 800.000 unità.

LE CENTRALI OPERATIVE TERRITORIALI

Il coordinamento dell’attività di assistenza domiciliare e lo scambio di informazioni tra gli operatori, anche con sistemi di telemedicina, è attuato dalla Centrale Operativa Territoriale. Le Centrali dovranno essere organizzate entro giugno 2024 per un costo complessivo di 280 milioni di euro e potranno essere attivate su iniziativa di tutti gli attori della rete socio-sanitaria, primi fra tutti i Mmg e i Pls.

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