La guerra sporca che si combatte intorno a Zaporizhzhia

Dal blog https://www.pressenza.com

09.08.22 – Giorgio Ferrari

Quartier generale dell’AIEA (Foto di Thjurexoell, Wikimedia Commons)

Notizie sempre più allarmanti giungono in questi giorni dalla centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia dove, secondo fonti ucraine (le uniche prese in considerazione), i russi starebbero letteralmente minando le attrezzature della centrale.

La seconda foto è l’ingrandimento del rettangolo bianco posto sulla prima e serve a far vedere dove è collocata la centrale.

Non c’è dubbio che la sorte degli impianti nucleari ucraini, data la guerra in corso, desta serie preoccupazioni nell’opinione pubblica mondiale, ma soprattutto europea, che certamente non può dimenticare i giorni terribili vissuti nel 1986, quando la nube di Chernobyl investì buona parte dell’Europa centro orientale, ma anche della Bielorussia e del territorio russo confinante.

Perciò, quando i russi all’inizio della guerra occuparono militarmente il sito di Chernobyl (febbraio 2022) l’incubo di quella catastrofe si ripropose in tutta la sua gravità, con l’aggravante che ai primi di marzo paracadutisti russi circondarono la centrale nucleare di Zaporizhzhia, che annovera sei reattori nucleari ed è la più grande concentrazione nucleare di tutta l’Europa.

Perché compiere una mossa così azzardata, sapendo che avrebbe oltremodo alimentato le critiche all’operato della Russia, già condannata unanimemente per aver invaso uno Stato sovrano?

La ridda di ipotesi che fin dall’inizio furono sviluppate dai mezzi di informazione europei convergeva, con qualche sfumatura, nell’attribuire ai russi l’intenzione di minacciare l’intera Europa attraverso una forma di deterrenza terroristica avente per oggetto la distruzione o il danneggiamento di siti nucleari. A nessuno venne in mente di prendere in considerazione l’ipotesi che l’occupazione di Chernobyl e Zaporizhzhia avesse uno scopo non distruttivo, ma protettivo, forse per la consumata abitudine, tutta occidentale, di considerare i russi gente spietata e senza scrupoli.

L’Occidente non ha ancora capito che se c’è un avvenimento nella storia russa recente che evoca angoscia e sensi di colpa in ogni membro della società, ivi compresa la classe dirigente vecchia e nuova, è proprio Chernobyl, a seguito del quale, peraltro, persero al vita migliaia e migliaia di russi – i liquidatori- accorsi volontariamente, insieme ad altri, per tentare di riparare ai danni.

L’occupazione di Chernobyl da parte delle truppe russe ha sempre avuto, verosimilmente, lo scopo di proteggere il sito da azioni di sabotaggio e/o di tentativi di uso “improprio” (come la fabbricazione di una bomba sporca ) ad opera di formazioni paramilitari presenti in Ucraina, aspetto questo che fu espressamente indicato come motivo di preoccupazione dallo stesso Putin nel discorso rivolto alla nazione il 21 febbraio 2022.

Ciononostante, o forse proprio per questo, la campagna informativa ha avuto tutt’altro segno, raggiungendo il suo culmine tra il 9 e il 14 marzo 2022, quando Ukrenergo (la società elettrica ucraina) ha comunicato al mondo intero che il sito di Chernobyl era rimasto senza alimentazione elettrica a causa dei danneggiamenti subiti dalle linee elettriche che lo alimentavano per opera delle truppe russe.1

Difficile credere che un sito come quello di Chernobyl, su cui convergono ben 5 linee elettriche ad alta tensione, fosse in totale black out. D’altro canto nessuno in Occidente prese in considerazione le denunce dei russi, che accusavano sabotatori ucraini di aver deliberatamente staccato la corrente a Chernobyl 2 e nemmeno il fatto che la Russia avesse chiesto espressamente a Lukashenko (il presidente della Bielorussia) di alimentare il sito di Chernobyl attraverso la linea elettrica che lo collega al territorio ucraino.3

Nel caso della centrale di Zaporizhzhia, l’occupazione russa aveva e ha un ulteriore scopo oltre quello di proteggere l’impianto da eventuali sabotaggi e precisamente quello di impedire che fosse interrotta l’alimentazione elettrica alla regione del Donbass e alla Crimea.

Anche in questo caso l’informazione si è sviluppata a senso unico, tanto che i maggiori organi di stampa italiani (e non solo) hanno accreditato la tesi ucraina secondo cui i russi avrebbero collocato batterie di missili nei pressi della centrale di Zaporizhzhia per farsene scudo e provocare una catastrofe nucleare. In questi ultimi giorni poi le notizie di fonte ucraina si sono fatte decisamente terrificanti: Energoatom scrive sul suo sito che i russi avrebbero piazzato “ veicoli militari e mine all’interno degli edifici turbina dei reattori n.1 e 2”4 e che avrebbero lanciato razzi contro le opere di presa, l’impianto di produzione idrogeno e l’area deposito del combustibile, mentre altre fonti accusano i russi di aver colpito anche una delle linee elettriche collegate alla centrale.

Lo stesso Zelenski è arrivato a scrivere a Charles Michel, presidente del Consiglio Europeo: “ Il terrore nucleare russo richiede una risposta più forte da parte della comunità internazionale: sanzioni contro l’industria nucleare russa e del combustibile nucleare.”

Secondo fonti russe le cose stanno esattamente al contrario. È dai primi di luglio che il governo russo, attraverso i canali ufficiali, ha denunciato all’Onu e alla’AIEA che gli ucraini stanno usando droni per colpire la centrale, specificatamente nelle opere di presa,5 ma recentemente anche nell’impianto idrogeno e nell’area deposito combustibile.6

Da parte loro l’AIEA e l’Onu non rispondono a nessuno dei due contendenti, mentre Raphael Grossi (direttore AIEA) richiama entrambe le parti ad astenersi da qualsiasi atto di guerra che possa coinvolgere l’impianto. Seguita a dichiararsi pronto ad andare a Zaporizhzhia per un sopralluogo, ma non fa menzione degli ostacoli frapposti dall’Ucraina a questa missione che, se attuata, implicherebbe un riconoscimento di fatto della presenza russa nella centrale, sottraendo agli ucraini un forte elemento di propaganda anti russa.

In questo difficile e precario contesto si sono inserite due voci: quella del Bulletin of Atomic Scientists e quella di Greenpeace. Il Bulletin solleva un problema di notevole rilevanza, che è quello di stabilire se, in questa situazione, sia più importante “assicurarsi che gli ucraini non abbiano rubato materiali nucleari dalla centrale nucleare di Zaporizhzhia prima dell’occupazione russa, oppure mantenere l’integrità internazionale degli accordi con l’IAEA e, in particolare, dell’accordo di salvaguardia dell’IAEA con l’Ucraina?”7 La risposta del Bulletin a questo interrogativo è che è più importante il secondo aspetto, cioè la salvaguardia delle regole di adesione all’IAEA e quindi la conferma che la titolarità è dell’Ucraina e che nessuna ispezione può aver luogo finché la centrale è occupata militarmente, anche perché, scrive il Bulletin, “non c’era materiale per armi nella centrale nucleare di Zaporizhzhia. L’impianto utilizza combustibile a basso arricchimento di uranio e non dispone di un impianto di ritrattamento per estrarre il plutonio.” Se necessario, conclude il Bulletin, gli USA -in quanto membro di spicco dell’AIEA – “devono intervenire per chiarire le priorità.”

L’intervento di Greenpeace consiste in una lettera inviata il 15 marzo scorso al direttore generale dell’AIEA8 in cui, dopo aver richiamato l’attenzione sulla presenza di tecnici della società russa Rosatom presso la centrale di Zaporizhzhia, è scritto: ” La condivisione di informazioni vitali sulla sicurezza tra l’operatore nucleare ucraino, la SNRIU (Agenzia sicurezza nucleare ucraina) e il governo con l’AIEA deve essere condotta con la piena fiducia che l’Agenzia non è in alcun modo compromessa dai suoi legami con Rosatom. È quindi di profonda preoccupazione per Greenpeace che Mikhail Chudakov, l’attuale vicedirettore Generale dell’AIEA, sia anche un ex vicedirettore generale di Rosatom. Per due decenni questo vicedirettore ha ricoperto posizioni di rilievo all’interno di Rosatom, fino alla sua nomina all’AIEA nel 2015. A nostro avviso, la possibilità che il vicedirettore generale Chudakov abbia un ruolo decisionale o di condivisione delle informazioni durante l’attuale crisi nucleare in Ucraina solleva legittime domande sull’AIEA e sul suo rapporto con Rosatom.” Pertanto, conclude Greenpeace, l’attuale posizione di Chudakov è insostenibile e quindi se ne chiede la rimozione da tutte le attuali funzioni svolte nell’AIEA.

Alcune considerazioni

Come detto in precedenza l’occupazione russa di Zaporizhzhia ha lo scopo di proteggere l’impianto, cosa che dovrebbe risultare più che plausibile se si dà credito alla tesi che la maggioranza degli analisti politici attribuiscono a Putin, cioè quella di volersi annettere la parte sud-orientale dell’Ucraina fino al confine naturale rappresentato dal fiume Dnepr. Sulla sua sponda sinistra è collocata la centrale in questione che, in questa ottica, rappresenterebbe un vero e proprio “bottino di guerra”.

Perché dunque distruggerla? Perché bombardarla proprio ora, dopo cinque mesi di occupazione, per di più in presenza di personale civile e militare russo nella centrale? Comunque finisca questa guerra si può essere certi che il funzionamento della centrale di Zaporizhzhia farà parte dei negoziati, per il semplice motivo che i russi hanno assoluto bisogno che questo impianto continui a funzionare per alimentare la regione del Donbass con la linea elettrica a 750 Kv che si dirige verso Mariupol, ma più ancora la Crimea attraverso un’altra a 750 Kv che arriva al nodo di Kakhovska (entrambe indicate nella foto in blu).

E’ da circa tre mesi infatti che la rete elettrica ucraina si è interconnessa con quella europea, distaccandosi da quella russa. Se per i russi sarà relativamente facile ripristinare i collegamenti elettrici con il Donbass (che confina con la Russia), altrettanto non si può dire per la Crimea, che potrebbe restare isolata e con difficoltà di alimentazione. Dunque se c’è qualcuno interessato a mantenere integra la centrale di Zaporizhzhia, questi sono proprio i russi.

Quanto alle prese di posizione del Bulletin e di Greenpeace c’è molto da dire. Innanzitutto stupisce che un organismo così impegnato nella non proliferazione come il Bulletin subordini il pericolo rappresentato dalla sottrazione di materiale radioattivo al rispetto delle regole sulla titolarità dei rapporti con l’IAEA, come se qualche Kg di uranio a basso arricchimento, oppure una sorgente neutronica sottratta illegalmente dall’inventario della centrale non fosse sufficiente a fabbricare una bomba sporca! Sconcertante poi la presa di posizione finale del Bulletin che invoca l’intervento autorevole degli USA nella vicenda, cioè di quel “membro di spicco” dell’IAEA che nel 2003 non si fece scrupolo di esibire al mondo false prove dell’esistenza di armi di distruzione di massa in Iraq!

L’Ucraina non è quel paese ideale che viene dipinto dagli organi di informazione dove si governa secondo gli standard di trasparenza e sicurezza occidentali. C’è corruzione politica e amministrativa e c’è, specificatamente in campo nucleare, incertezza nell’applicazione e nel rispetto delle regole che riguardano la sicurezza di questo settore.

Nel 2014 proprio la Centrale di Zaporizhzhia fu oggetto di un tentativo di assalto da parte di un gruppo armato facente capo al movimento nazista Pravi Sector9 e negli anni successivi indagini effettuate dalla OECD10 misero in luce, ancora nel 2020, la diffusa corruzione esistente in tutto il settore dell’energia, ivi compreso quello nucleare che, è bene sottolinearlo, a partire dal 2014 ha visto progressivamente subentrare la presenza occidentale a quella russa.11 Ancora più preoccupante la situazione della “security” nucleare, cioè del controllo fisico delle apparecchiature e materiali impiegati in Ucraina nel settore nucleare, che secondo un rapporto redatto nel 2021 dalla DSA (Autorità di sicurezza nucleare della Norvegia)12 ha registrato 37 denunce all’IAEA di traffico illecito di materiali radioattivi per il 2017, 26 denunce nel 2018, 35 denunce nel 2019 e 19 denunce nel 2020.

Forse le preoccupazioni russe, al di là della propaganda di Putin, sulla possibilità di impiego di materiale nucleare a fini terroristici non sono così infondate. Oppure certe preoccupazioni valgono solo se a esternarle è un paese occidentale aderente alla NATO?

Nella guerra delle notizie che si accompagna a quella delle armi è senza dubbio difficile discernere i fatti veri dalla propaganda, ma non si può certo dire che i media nostrani abbiano tentato di svolgere questo compito: unanimemente e acriticamente schierati con la Nato, hanno svolto una campagna di appoggio cieco e incondizionato all’Ucraina, ignorando i pericoli, peraltro noti, che potrebbero derivare da quel settore della società ucraina, fortemente intriso di ideologia nazista e militarmente organizzato, che non si farebbe scrupolo a provocare un disastro nucleare pur di darne la colpa ai russi.

Riguardo alla lettera di Greenpeace, per quanto mossa da legittime preoccupazioni, sconcerta il tipo di ragionamento adottato per arrivare a chiedere la rimozione di Mikhail Chudakov. Intanto va precisato che Chudakov non è “il vice direttore generale” dell’IAEA, ma uno dei sei vicedirettori in carica, ognuno dei quali a sua volta è direttore di uno specifico dipartimento. Il fatto poi che il suo passato in Rosatom lo renda sospetto di imparzialità nella situazione di Zaporizhzhia, tende ad introdurre un criterio assai discutibile: quello per cui l’operato di una persona non è giudicato per quello che fa, ma per gli incarichi che ha ricoperto in passato. Se venisse accettato si dovrebbero riesaminare molte delle decisioni prese dai dirigenti IAEA nel corso degli anni, dato che non sono pochi quelli che, prima di giungere ai vertici dell’Agenzia, avevano svolto attività in società operanti nel settore nucleare: Denis Flory ad esempio, che da Direttore del dipartimento sicurezza ha gestito l’istruttoria dell’incidente di Fukushima, aveva lavorato alla CEA francese.

Ma poi, per estensione, che pensare di Jennifer Morgan, ex direttore esecutivo di Greenpeace International, che dal 1° marzo scorso ricopre la carica di Inviato speciale per l’azione internazionale per il clima presso il Ministero degli Esteri tedesco? Opererà per il bene del governo tedesco o per quello di Greenpeace, che non necessariamente coincidono? Considerato lo scrupoloso modus operandi, di Greenpeace verrebbe da pensare che quella lettera non sia frutto di un preconcetto verso Chudakov e la Russia, ma solo di una svista o di una momentanea perdita di lucidità: se non fosse però che due mesi dopo (maggio 2022) Greenpeace France pubblicava un documento dal titolo “Come le aziende russe hanno fatto pressioni affinché la tassonomia dell’UE includesse il gas fossile e l’energia nucleare”13 le cui conclusioni, senza mezzi termini, sono queste: “Compagnie statali russe come Gazprom, Rosatom e il gigante petrolifero statale Lukoil, insieme a gruppi di pressione e joint venture che li rappresentano, come Gas Infrastructure Europe, the World Nuclear Association e Fennovoima, hanno attivamente esercitato pressioni per includere gas e nucleare nella tassonomia della finanza sostenibile dell’UE. E la Commissione ha dato loro esattamente quello che volevano.”

D’un colpo sparisce l’interesse di Francia e Germania, rispettivamente per includere nucleare e gas nella tassonomia, certificata da posizioni ufficiali dei rispettivi governi, mentre le grandi industrie europee del settore nucleare e del gas diventano innocue marionette alla mercé del perfido giocattolaio russo.

E’ troppo, anche per gli stomaci più forti. Una siffatta presa di posizione non può che rispondere a criteri che poco hanno a che fare con l’interesse per la sicurezza delle persone, tanto meno con un’informazione che, per quanto sbilanciata, consenta ancora alla gente di farsi un’opinione propria, giusta o sbagliata che sia: no, in questo modo si lavora, consapevolmente o meno, solo per la costruzione del nemico assoluto (oggi la Russia, domani chissà), e per la guerra con cui annientarlo, comunque ci si chiami e nonostante si agisca nel segno dell’ambientalismo e del pacifismo

1 https://ua.energy/general-news/the-chernobyl-power-supply-line-is-damaged-again/

2https://interfax.com/newsroom/top-stories/76115/?sphrase_id=78306

https://www.labottegadelbarbieri.org/chernobil-mancanza-di-alimentazione-elettrica-o-mancanza-di-informazione/

3 https://interfax.com/newsroom/top-stories/76123/?sphrase_id=78310

4https://www.energoatom.com.ua/app-eng//eng-0608221.html

https://www.energoatom.com.ua/app-eng/eng-0708221.html

5 https://tass.com/politics/1487983

https://tass.com/defense/1486895

https://tass.com/society/1488821

6 https://tass.com/politics/1490303

https://tass.com/politics/1490307

https://tass.com/world/1490477

7 https://thebulletin.org/2022/07/dealing-with-russian-contempt-for-the-iaea-in-ukraine/

8https://www.greenpeace.org/static/planet4-international-stateless/2022/03/9cae37e2-greenpeace-atomic-energy-agency-letter-rosatom-russian-government.pdf

9 Nel suo libro “Il pericolo nucleare in Ucraina” (Mimesis, 2022) Piergiorgio Pescali, a pag.49, scrive: “Zaporizhzhia è la centrale più vicina alle regioni separatiste del Donbas. Già nel 2014 fu oggetto di un tentativo di attacco da parte di una quarantina di militanti del gruppo di estrema destra Pravyi Sektor (“Settore di destra”), un’organizzazione sorta durante le proteste di Maidan a Kiev e che ha Stepan Bandera come riferimento. La Guardia Nazionale Ucraina riuscì a respingere senza troppe difficoltà l’assalto, ma l’episodio, che avrebbe dovuto sollevare preoccupazione presso l’Energoatom, l’ente statale che gestisce le centrali atomiche ucraine, non sembra abbia suscitato apprensione e venne presto dimenticato”.

10https://www.oecd.org/corruption/anti-bribery/corruption/acn/OECD-Anti-Corruption-Review-of-the-Energy-Sector-in-Ukraine.pdf, pagg.47-57

11https://ilmanifesto.it/crisi-ucraina-nucleare-e-ascesa-delle-multinazionali-usa

12https://dsa.no/publikasjoner/_/attachment/inline/7b550a3b-2d29-41c4-abb5-e7e939d8b8e6:2dcbd595ccccfe6ce65c59d2d0f673900ecf2fa8/DSA%20Report%2001-2022%20Ukrainian%20Regulatory%20Threat%20Assessment%202021.pdf

13 https://www.greenpeace.de/publikationen/20220517-greenpeace-report-russland-taxonomie.pdf

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