Prove di guerra

Dalla pg FB di Giustiniano Rossi

Le manovre USA nelle Filippine dell’ottobre di quest’anno rendono chiaro cosa sia andata a fare la vice-presidente Kamala Harris nel suo recente viaggio a Manila. Unità USA partecipano, con le forze armate filippine, alle esercitazioni annuali “Kamandag”. Una parte si svolge sull’isola di Palawan, non lontano dalle isole Spratly, controllate da Manila ma rivendicate anche dal Vietnam e dalla Cina. Un’altra parte ha luogo nella provincia di Cagayan, all’estremo nord della penisola di Luzon e su altre isole vicine. Mentre militari giapponesi e sud-coreani partecipano come osservatori, gli USA organizzano insieme a forze armate del Giappone una seconda esercitazione sull’isola di Hokkaido, la più occidentale dell’arcipelago nipponico. La contemporaneità delle due manovre è voluta, sottolinea un generale USA: l’intenzione è quella di provare “realisticamente” la guerra.

Un semplice confronto con un’altra regione del mondo mostra cosa significhi l’organizzazione di grandi manovre USA nelle Filippine, dove gli americani costruiscono installazioni militari nelle quali detengono – non si sa mai – materiale bellico di ogni tipo. Non molto tempo fa viene reso noto che la Cina ha concluso un accordo con le Isole Salomone che consente a navi da guerra cinesi di imbarcare nei porti dell’arcipelago provviste a carburante. L’allora primo ministro australiano, Scott Morrison, esplode: se la Repubblica popolare fa un altro passo ed osa costruire una base militare sulle isole Salomone, per USA ed Australia avrà oltrepassato una “linea rossa”. Le Salomone distano 2.000 km dalla costa nord-orientale dell’Australia, quasi disabitata. Le Filippine ne distano poco più di 1.000 dalla costa meridionale della Cina, fittamente popolata. E’ la solita canzone: quello che è consentito all’Occidente, nel vecchio sistema globale di dominio, caratterizzato da una chiara impronta coloniale, è lontano dall’essere permesso al resto del mondo.

Con il consolidamento della loro cooperazione militare con gli USA, Le Filippine tornano alla loro funzione dell’epoca della Guerra fredda. Ridiventano uno dei più importanti capisaldi americani nel Pacifico. L’ex presidente Rodrigo Duterte, in carica fino al giugno scorso, aveva tentato di scrollarsi di dosso Washington e di cooperare più strettamente con Pekino. Non ci è riuscito. Il suo successore Ferdinand Marcos, figlio dell’omonimo, sanguinario dittatore, sostenuto dagli USA, ristabilisce le relazioni con l’antico padrone. Ci sono tuttavia segnali che indicano che Marcos jr vuole evitare un’escalation, specialmente nel Mar della Cina meridionale. L’Ukraina mostra cosa puo’ succedere quando ci si mette a disposizione degli USA come una semplice pedina.

E, per Manila, il destino di Kiev non ha nulla di attraente…

Giustiniano

23 novembre 2022

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