Guerra Fredda spaziale con l’Italia potenza europea

Dal blog https://www.remocontro.it

Remocontro 12 Dicembre 2022

La Limes, carta si Laura Canali

Nell’ultimo vertice dell’Esa, l’agenzia europea dello spazio, il nostro paese si è confermato sul podio insieme a Germania e Francia, ci conferma Limes (assieme alla stupenda carta di copertina costretta a rimanere coricata). Alleati ma assieme concorrenti.
«Roma deve guardarsi dal velleitario attivismo di Londra e dalle ambizioni di Parigi, che tenta di imporsi attraverso la rinnovata partnership con gli Usa».
Tali rivalità rischiano di lasciare il Vecchio Continente sprovvisto di lanciatori, avverte Marcello Spagnulo.

17 miliardi per la conquista dello spazio

Parigi a fine novembre, vertice dei ministri con delega agli affari spaziali che hanno approvato il budget dei prossimi tre anni dell’Agenzia spaziale europea (Esa). L’assegno finale, dopo due giorni di negoziazioni, è stato di 17 miliardi di euro, più dei 14 miliardi stanziati nel 2019 ma meno dei 18,5 miliardi richiesti dal direttore generale dell’Esa.

Berlino, Parigi, Roma, tripletta spaziale con quarto incomodo

«Come da tradizione l’importo cumulato dei contributi delle quattro più importanti nazioni spaziali europee, Germania, Francia, Italia e Gran Bretagna, corrisponde a circa il 70% dell’intero budget dell’Esa», spiega Spagnulo. Ma ‘Il podio di spesa’ è occupato da Berlino, Parigi e Roma, ormai la testa della corsa che conta nell’Europa dello Spazio. Londra resta un outsider con ambiziose velleità e un budget in crescita seppur non ancora all’altezza delle prime tre, ma punta a insidiare un posto del podio: «proprio quello dell’Italia».

Airbus Defence & Space

Con Airbus Defence & Space, la Gran Bretagna punta a recuperare terreno tecnologico, soprattutto nelle telecomunicazioni, nell’accesso allo spazio e nell’esplorazione. Audizione del 7 settembre 2021 alla Commissione per la Difesa del parlamento britannico, per capire, quando gli esponenti politici presenti espressero il loro scoprendo che lo sforzo spaziale britannico alla Boris Johnson fosse diventato inferiore non solo a nazioni come Francia, Germania e Giappone, ritenute dalla Commissione potenze spaziali di secondo livello, ma anche rispetto all’Italia, ritenuta addirittura di terzo livello.

Londra rode ma l’Italia corre

Londra oltre Manica e affari europei. La Germania si conferma il primo paese contributore con 3,5 miliardi di euro, seguita dalla Francia con 3,2 miliardi e dall’Italia con 3,1 miliardi. «Nel 2019 il nostro paese aveva messo sul tavolo europeo 2,2 miliardi di euro, già allora un investimento senza precedenti. Ad oggi un incrementato di oltre il 40% quanto fatto tre anni fa. Di fatto l’Italia è l’unico Stato membro dell’Esa ad aver aumentato in maniera così marcata la propria contribuzione».

Turbolenza nello spazio

Tutto bene dunque? Dipende, avverte Limes. «Anche nello Spazio ci possono essere turbolenze, perché di fatto la “gara” spaziale europea non si basa solo sulla quantità di fondi investiti, ma soprattutto sulla qualità, cioè sulla ricaduta in termini di programmi industriali».

Cosa me ne viene di ritorno?

Decisivo capire quali settori hanno beneficiato di maggiori fondi e quali meno. L’astronautica e robotica hanno ottenuto un aumento del 37% rispetto al 2019, contributo Esa alla Stazione spaziale internazionale con i poveri astronauti russi finiti tra i cattivi per colpa di Putin, con la stessa scadenza missione 2030 ora a rischio.

Astronautica oltre l’orbita terrestre e la luna

A favore dei robot esploratori lunari o marziani, più Italia e Francia, con la Germania che si fa tentare da un altro sbarco sulla luna con gli Usa. Anche qui sempre ‘contro’ qualcosa o qualcuno. Confronto geopolitico con Pechino. Ed ecco il capo dell’Eliseo che sigla con la vicepresidente statunitense Kamala Harris che sigla ‘una moratoria contro le armi antisatellite’, a cui neppure, noi persone normali, avevamo neppure pensato.

L’Italia e la Nasa

L’Italia, partner storico della Nasa sulla missione spaziale internazionale, altro segnale di attenzione. Solide e storiche collaborazioni con l’industria statunitense, noi tra i primi a firmare gli accordi di Artemis per le future missioni lunari della Nasa.

Programmi Scienza e Galileo

Deciso a Parigi l’aumento del 13% del budget della Scienza (programma obbligatorio i cui fondi sono legati al pil di ogni nazione), mentre quello della radionavigazione satellitare (il programma Galileo) è salito di quasi 5 volte rispetto al 2019. Mentre i programmi di sviluppo tecnologico hanno visto una riduzione del 6,8% così come quelli per ‘Osservazione della Terra’, che è stato il settore meno sovvenzionato rispetto alle richieste iniziali. Peccato, perché proprio in Italia ha sede il centro dell’Esa dedicato all’Osservazione della terra.

Satelliti senza lanciatori?

Uno degli snodi critici del vertice di Parigi il settore dei lanciatori. L’accesso allo Spazio è, dopo la Scienza, l’attività fondamentale dell’Esa che, ricordiamo, fu creata nel 1975 per federare gli sforzi e i fondi per realizzare un razzo affidabile. Allora fu l’Ariane, ad assicurare all’Europa l’autonomia strategica necessaria a lanciare i propri satelliti senza dipendere da nessuno. Nei primi anni duemila l’Italia è riuscita ad affiancare all’Ariane il più piccolo Vega, un veicolo di lancio flessibile per satelliti di medie dimensioni nelle orbite basse.

Prima dell’Ucraina, il russo Soyuz

Fino al 24 febbraio 2022 la flotta europea di razzi spaziali poteva contare anche sul Soyuz russo lanciato dalla base franco-europea della Guyana e che era acquistato “chiavi in mano” dall’agenzia spaziale di Mosca. «Dopo l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni occidentali contro la Russia, la rampa di lancio del Soyuz in Guyana oggi è popolata solo dalla fauna della giungla amazzonica e il suo futuro appare incerto». Come quello dei satelliti strategici europei del sistema Galileo che dovevano essere lanciati con il vettore russo e che adesso invece dovranno trovare un sostituto sul mercato commerciale internazionale.

Futuro ancora più turbolento

Al vertice di Parigi gli Stati hanno dovuto mettere di nuovo mano al portafoglio dei contribuenti per completare lo sviluppo dell’Ariane 6, il cui volo inaugurale era previsto nel 2020 ma che è stato più volte riprogrammato fino a slittare alla fine del prossimo anno. Dopo 4 miliardi di euro di spesa il nuovo razzo europeo ha richiesto ulteriori fondi pari a circa un miliardo di euro sui quasi tre miliardi affidati all’Esa per i lanciatori nel prossimo triennio.

‘Ariane’ a fine corsa, ‘Vega’ solo di casa

Ariane 6 in ritardi e solo Ariane 5. Europa spaziale a terra. Problemi anche per l’italiano Vega. Da anni l’industria nazionale ha avviato lo sviluppo di un motore di nuova concezione che dovrebbe consentire al lanciatore un importante incremento delle prestazioni, ma i partner europei non hanno mai aderito al progetto e anche nell’ultimo vertice Esa hanno preferito convergere su un propulsore alternativo, che però non ha ancora lo stesso grado di maturità tecnologica di quello italiano.

Europeismo di maniera

«Se il progetto italiano avesse trovato una concreta sponda in Europa con una collaborazione più allargata e una visione comune, forse oggi l’Esa potrebbe disporre di un vettore di taglia media quale potenziale sostituto del razzo russo Soyuz ora non più utilizzabile», denunciano Marcello Spagnulo e Limes. Sciocchi orgoglia nazionali e politica nana.

«Non est ad astra mollis e terra via»: non c’è una via semplice dalla terra alle stelle, diceva Megara, la sposa di Ercole, nella tragedia Hercules furens di Lucio Anneo Seneca. Difficile trovare una frase migliore per descrivere la corsa dell’Europa allo Spazio.

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