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- 01 Maggio 2026 Valerio Sale
«Una comunità online con la capacità di azione collettiva che finanzia territori in tutto il mondo e alla fine ottiene riconoscimento diplomatico da Stati già esistenti». Parola di Balaji Srinivasan, imprenditore della Silicon Valley e pupillo del già noto Pieter Thiel, evangelista dell’idea ormai diffusa tra i leader dell’industria Tech che gli Stati-nazione democratici sono diventati macchine lente, costose e freno dell’innovazione.
Terre, menti o dementi?
«Quando pensiamo a uno stato-nazione, pensiamo immediatamente alle terre, ma quando pensiamo a uno stato di rete, dovremmo pensare subito alle menti» scrive Srinivasan nel suo best seller “Il Network State: come fondare un nuovo paese”. La tesi è chiara: il sistema degli Stati nazione parte dalla mappa del globo e assegna ogni porzione di terra a un singolo stato, il sistema degli Stati della rete, i Network States, parte dai 7 miliardi e più di umani del mondo e attira ogni mente verso una o più reti.
Tesi ‘distropiche’
Dalle tesi della società ed indesiderabile delle élite tecnologiche emerge un piano ben preciso: uscire dal sistema democratico e ritornare alle città-Stato. E’ possibile, come è stato possibile uscire dalle monarchie. Chi avrebbe mai detto tre o quattro secoli orsono che il potere delle monarchie si sarebbe evaporato fino a scomparire? Lo stesso avverrà per i sistemi democratici profetizzano alla Silicon Valley e dintorni. A supporto delle sue tesi Srinivasan spiega che per lungo tempo nella storia europea, l’unità politica dominante era la città-Stato.
Dalle ‘Superpotenze’ alle Città Stato
La principale dinamica geopolitica consisteva nella competizione tra città nel settore del commercio e delle scoperte tecniche. Le città come Venezia, Firenze, e Genova o quelle della Lega Anseatica nel Nord Europa legavano le proprie sorti in base alla loro capacità di attrarre mercanti con i loro capitali, artigiani, studiosi e scienziati. In altre parole, la politica funzionava come un mercato principalmente oligopolistico. Tutto straordinario fino alla rivoluzione francese quando gli Stati-nazione hanno iniziato a rimpiazzare il modello di città-Stato.
Ultra liberisti a qualunque costo
Il messaggio messianico dei leader dell’innovazione tecnologica è «più libertà per tutti». Tradotto per i capitani di ventura della politica a traino degli ultra-liberisti «meno burocrazia, meno tasse, meno pressioni dell’autorità statale sugli individui». In questa versione economica high tech le persone abbandonano lo status di cittadini per assumere quello di utenti/abbonati online. Nello ‘Stato rete’ non si acquisiscono diritti, si stipulano contratti e come va predicando il fondatore di Palantir «la democrazia non è più compatibile con la libertà». Sono ormai dieci anni che le truppe di Thiel avanzano nella politica americana, ma anche mondiale.
Trumpismo ‘distropico’ e Vance
Nacque nel 2019 il Rockbridge Network, una delle reti politico-finanziarie più influenti della nuova destra americana. Tra i promotori il solito Peter Thiel, insieme al suo dipendente J.D. Vance, allora ancora scrittore di elegie americane. Niente di folkloristico, piuttosto un metodo e un obbiettivo. Il metodo: nessun partito tradizionale, nessuna base popolare costruita lentamente, nessuna sezione territoriale. Il Network ragiona come un fondo di venture capital applicato alla politica: ricerca di candidati promettenti, messaggi multi-canale, riallocazione rapida delle risorse, costruzione di reti parallele di media, donatori e soprattutto tanto capitale tech.
Agli ordini di tecno-filosofi miliardari
La politica del consenso lascia il posto alla politica dell’infrastruttura e del digitale. In quanto all’obbiettivo, inizialmente non si sogna necessariamente di abolire la democrazia. Per ora basta renderla dipendente. A distanza di quasi dieci anni da allora e centinaia di miliardi di dollari dopo, la forza del pensiero di questa ampia schiera di tecno-filosofi miliardari si va diffondendo sulla base di ciò di più concreto che si conosca: risultati economici. Le trimestrali dei quattro Big, Google-Amazon- Meta- Microsoft, pubblicate in questi giorni elencano un giro d’affari di 430,6 miliardi di dollari (+20,2% in un anno). L’utile netto complessivo è di 151,4 miliardi. Bloomberg ha definito il trend di mercato in continua espansione dei profitti.
Nella Silicon Valley non si è festeggiato a champagne come nella tradizione dei paperoni di tutto il mondo.
Il denaro non è più il fine, ma solo un mezzo per diventare padroni del mondo.