‘Nato’ mercenaria a tariffa e solo se hai pagato

Dal blog https://www.remocontro.it

06 Luglio 2026 Ennio Remondino

E’ dalla lunga vigilia del vertice NATO che gli Stati Uniti strigliano gli alleati europei che non spendono abbastanza per la difesa. Soprattutto, non comprano prodotti USA. Idealità atlantica all’epilogo, e Trump mercante anche per le cancellerie atlantiche più bigotte. Ma alla vigilia vera del vertice l’americano regala un nuovo attacco alla premier italiana Meloni: con un fotomontaggio che ritrae lui e Meloni adorante, accompagnato dalla scritta «Serve un ordine restrittivo». Tanto livore per quale ‘tradimento’?

Pagella Usa dei buoni dei cattivi Nato

Polonia, scandinavi, baltici e Germania meritano un ‘10 e lode’, non solo perché alcuni di loro hanno già raggiunto il 5% del Pil nella spesa militare ma soprattutto perché stanno facendo incetta di armamenti americani. Altri alleati raggiungono la ‘sufficienza’, sulla fiducia perché hanno presentato ‘piani credibili di riarmo a breve termine’. Ma molti altri partner NATO europei sono in procinto di venire bocciati o quanto meno rimandati a settembre. Italia compresa, a cui i rapporti trasatlantici sono girati a tempesta. «Trump si aspetta aumenti in tempi brevi», avverte l’ambasciatore Whitaker, «e che i principali partner dovranno farsi carico di un ruolo trainante nei confronti dei più restii a lanciarsi nella corsa al riarmo». Riarmo in piena crisi energetica ed economica per sostenere l’economia e l’industria statunitense anche a costo della nostra.

Basi europee negate armi Usa

I dissidi sulla guerra in Iran e le restrizioni poste da alcuni alleati all’uso delle basi USA in Europa. ‘Vendetta’, e Meloni lo sa bene. «Terremo sempre in considerazione questi aspetti per decidere dove dislocare le nostre truppe», con il Pentagono e il Comando Usa in Europa a condurre la revisione militare della presenza americana Europa. Sforzi europei per la difesa ‘incompleti’. Carenza da sanare, ovviamente, con l’acquisto di sistemi d’arma statunitensi. «O di ‘alleati chiave’ come la Turchia». Sotto tiro, i prestiti varati dalla UE per finanziare programmi congiunti tra nazioni europee. E peggio che mai ‘Buy European’, compra europeo nel campo della difesa minacciando rappresaglie se le aziende americane avessero difficoltà a partecipare agli appalti per il riarmo dell’Europa.

Rutte applaude Merz in conto terzi

Sempre corifero Mark Rutte, che a Berlino ha elogiato la Germania di Merz per «l’aumento della spesa per la difesa, la maggiore produzione industriale e il forte sostegno all’Ucraina». «Aumentare gli investimenti nella difesa significa prendere decisioni difficili. Ma è la cosa giusta da fare, quando ci troviamo ad affrontare un mondo più pericoloso», ha dichiarato Rutte riferendosi alla minaccia russa. Da Mosca Putin: «Una provocazione deliberata per creare una minaccia inesistente e costringere le popolazioni di questi paesi a spendere di più per la difesa», ha affermato. «È semplicemente assurdo. Sarebbe divertente se non fosse così triste». Ma l’aspetto più umiliante per Rutte, è che a smentirlo è anche il massimo vertice militare NATO,

La minaccia di comodo per chi?

Il generale statunitense Alexus G. Grinkevich, comandante supremo delle forze alleate in Europa, in un’intervista al Financial Times, ha sostenuto che non esiste nessuna minaccia né indizio che i russi si apprestino ad attaccare l’Europa (“Russia ‘not looking for conflict’”). «Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici». «Un ritiro che per Washington significa minori costi ma non certo la rinuncia alle basi in Europa necessarie per la proiezione di forze verso il Medio Oriente, un’altra area in cui le forze americane verranno presto ridotte come pretende l’Iran e chiedono ormai sempre più apertamente diverse nazioni arabe della regione del Golfo.

Rutte o Grinkevich?

Nel dubbio, Rutte prova a dare la linea: «Gli alleati assumeranno impegni di sostegno all’Ucraina che saranno duraturi, prevedibili e di lungo periodo». Le richieste degli Stati Uniti agli europei per ingigantire le spese per la Difesa, soprattutto comprando armi americane, oltre i 454 miliardi del 2026. Il 2,4 per cento del PIL della UE, e a circa la metà del bilancio del Pentagono 2025 (ma molto meno della metà della loro spesa militare alla NATO) per difenderci dalla Russia che ha speso per la difesa 150 miliardi di euro, cioè un terzo della spesa della sola UE e un decimo della spesa complessiva NATO. Le spese russe non finanziano solo la guerra in Ucraina e le forze in Europa ma la difesa della nazione più grande del mondo, estesa per 11 fusi orari.

Aspetta e spera

Oltre al danno, arriva poi la beffa. Ordinare ora più armi statunitensi ma con molta pazienza per averle. La guerra contro l’Iran ha quasi azzerato le scorte negli arsenali americani e dei paesi arabi del Golfo. Ma se i russi attaccheranno l’Europa nel 2030, o forse nel 2029, oppure addirittura nel 2028 come affermano a ruota libera in Europa diversi ministri? «Mentre cresce la consapevolezza che qualcuno ci stia turlupinando o che uno strano virus ha trasformato i leader europei in tanti Tafazzi, a esporre questi dubbi si rischia ancora di venire etichettati come filorussi e putiniani o di subire dagli USA insulti e minacce di dazi e rappresaglie». Analisi Difesa preconcetta? Mentre la partita ucraina accresce i dubbi.

Strano va e vieni di armi con Kiev

I vertici di UE e NATO esortano a finanziare e armare l’Ucraina. Ma il presidente ucraino Zelensky che non fa che supplicare soldi e armi, ora sostiene che l’Europa dovrebbe comprare armi ucraine prodotte in eccesso alle esigenze belliche. Secondo i dati dell’Istituto di Kiel (Germania), dal 2022 l’Ucraina ha ricevuto oltre 214 miliardi di euro in aiuti dai Paesi europei (e più di 115 miliardi di euro dagli Stati Uniti) e Rutte esorta gli europei della NATO a stanziare miliardi di dollari per comprare negli USA armi da donare all’Ucraina. Ciò nonostante ora l’Ucraina, le cui infrastrutture energetiche e industriali vengono da tempo demolite dai bombardamenti russi e le cui linee di difesa scricchiolano lungo tutto il fronte, ci impone pure di comprare le sue armi? Decisamente strano.

Il cafone e la povera Giorgia

Alla vigilia del vertice il ‘gentiluomo Usa mandato alla Casa Bianca’, manda una nuova carineria alla premier italiana. In un post su Truth pubblica un fotomontaggio che lo ritrae con Giorgia Meloni, e la scritta «Serve un ordine restrittivo». Ottime premesse verso un litigioso funerale Nato. Coreografia finale. Martedì ad Ankara, prima dell’arrivo dei leader, un gigantesco forum dell’industria della difesa transatlantica in cui verranno annunciati contratti, intese e cooperazioni per miliardi e miliardi: uno degli spettacoli organizzati per stuzzicare l’immaginazione di Trump. Poi la cena al palazzo presidenziale del Sultano, Erdoğan per i 32 Capi alleati. In parallelo, le cene dei ministri degli Esteri e della Difesa, invitati anche i Paesi del Golfo e i partner asiatici (Giappone, Corea, Australia e Nuova Zelanda).

Mercoledì in vertice vero

Cosa significa, nei fatti, lo slogan un’Europa più forte in una Nato più forte? La domanda reale che nessuno ha il coraggio di porre ufficialmente, «cosa passerà per quella testa matta di Trump rispetto il futuro delle relazioni statunitensi con l’Europa». C’è ormai una consapevolezza diffusa che con la presidenza Trump qualcosa s’è rotto nelle radici tra Europa madre e Starti Uniti figli. Col timore non astratto che il capo della Casa Bianca possa nuovamente dare le pagelle, insultare ancora la Nato per l’Iran e Hormuz.

«La speranza di un vertice bello noioso -azzarda un alto diplomatico alleato-. Com’erano una volta».

Tags:EuropaNatoUsa

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