Un passo indietro per gli USA, il piano in Libia: riattivare le forze di Gheddafi

dal blog http://www.politicamentescorretto.info/

Defilati sin dall’inizio sul dossier libico, quando il duo Obama – Clinton ha dato sostanzialmente il via libera alle operazioni Nato su impulso francese nel 2011 contro Gheddafi, gli Stati Uniti adesso starebbero tornando in sella con l’obiettivo di prendere in mano la situazione a Tripoli. Lo si evince da numerosi segnali trapelati in ambienti diplomatici e, più in generale, da un attivismo maggiore di Washington nel valutare la situazione emersa in Libia. Gli occhi sono soprattutto puntati sulla questione della sicurezza, visto che il paese è preda di milizie islamiste e potrebbe ben presto diventare autentico rifugio per miliziani Isis scappati da Siria ed Iraq.

Il ruolo di Stefanie Williams

Un nome su tutti emerge dagli ambienti diplomatici americani: Stefanie Williams. Si tratta di una funzionaria del Dipartimento di Stato la quale da 24 anni si occupa di Medio Oriente. La Williams conosce inoltre molto bene la Libia, avendo avuto in passato importanti incarichi proprio a Tripoli. È lei la donna a cui si è rivolto lo scorso 2 luglio, come scrive Giuseppe Sarcina per il Corriere della Sera, il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Il numero uno delle nazioni unite ha nominato Stefanie Williams quale vice rappresentante per gli affari politici in Libia all’interno dell’Unsmil, United nations support mission in Libya. Si tratta dell’organismo che il palazzo di vetro ha istituito per poter seguire da vicino la situazione nel paese africano. E sarebbe proprio lei ad aver lanciato un’idea che, almeno apparentemente, sembrerebbe contraddittoria con il recente passato degli Usa in Libia: costituire un corpo d’élite guidato da ex gheddafiani. 

Tutto parte dai dossier sulla sicurezza che proprio Stefanie Williams ha presentato nelle settimane scorse al palazzo di vetro. Non solo la preoccupazione per gli scontri a Tripoli, ma soprattutto la ramificazione dell’Isis nel territorio libico lasciato senza alcuna gestione e senza alcun potere. Del resto gli Usa sono stati in prima linea in Libia soltanto nel biennio 2015 – 2016, quando hanno attuato una serie di raid a Sirte volti a far avanzare le milizie di Misurata ed a distruggere il nascente califfato in terra libica. Raid che continuano ancora oggi ma con sempre minore intensità, anche per l’opposizione da parte di una buona fetta di opinione pubblica e tribù della Libia.

Ecco quindi come nasce l’idea di riunificare, per quanto possibile, i corpi speciali delle forze del rais ucciso nell’ottobre del 2011. L’esigenza al momento è la sicurezza, un elemento che soltanto corpi scelti del precedente Stato libico potrebbero garantire. Una sorta di passo indietro e di vittoria postuma per Muhammar Gheddafi, il cui nome appare decisivo per le sorti della Libia anche a distanza di sette anni dalla sua scomparsa.

Un passo indietro che sa di ammissione di un grave errore

Forse le cancellerie occidentali non lo ammetteranno mai, ma che andare a distruggere il sistema di Gheddafi rappresenta ancora oggi una delle più gravi malefatte dell’occidente in Africa è palese ed evidente. Da allora la Libia non ha più pace: guerre settarie, lotta tra bande, caos istituzionale, impossibilità di ristabilire la sicurezza ed una vita decente per tutti i libici. Ed inoltre lo stesso occidente ha “guadagnato” il timore di avere basi del terrorismo internazionale a pochi passi dal Mediterraneo ed una crisi migratoria senza precedenti.

Per l’appunto è difficile in futuro poter sentire pronunciare l’ammissione di un errore per quanto accaduto in Libia nel 2011, ben che meno da Washington. Ma la mossa sa proprio di implicita ammissione. Mesi di propaganda nel 2011 volti a rappresentare Gheddafi come un nuovo tiranno da abbattere, settimane di bombardamenti e quasi un anno di massacri nelle lotte tra lealisti e ribelli, oltre ai disastri dei sette anni successivi sopra citati. Ecco il prezzo che ancora oggi sta pagando la Libia per quando deciso nel 2011 e per la rimozione del rais. Un prezzo salato e che, alla luce della rivalutazione del ruolo dei gheddafiani per il futuro del paese, per l’ex colonia italiana suona come autentica beffa. Migliaia di morti e fallimento di uno Stato, per poi ritrovarsi vicini al punto di partenza. Un altro motivo in più per considerare fallimentare e scriteriata la scelta di usare la forza contro Gheddafi nel 2011.

Rimettere assieme le forze d’élite gheddafiane non è comunque impresa semplice. Le forze fedeli al rais risultano disciolte e sparpagliate tra le tante milizie e tra i tanti gruppi che si contendono brandelli sempre più recisi della Libia.

Il ruolo dell’Italia

In tutto questo comunque, Roma cerca di ritagliarsi ulteriore spazio. Il maggiore attivismo americano non viene certo visto malamente all’interno dei nostri ambienti diplomatici. Proprio a Washington il premier Conte ha incassato da Trump il via libera per una “cabina di regia” a guida italiana per la Libia nel mese di giugno. L’intesa attuale tra i governi di Washington e Roma potrebbe dare l’occasione all’Italia di ritagliarsi a sua volta maggiore spazio all’interno dello scenario libico. Dopo l’apertura ad Haftar, le assicurazioni date ad Al Serraj e la “diplomazia sotterranea” attuata con molte tribù libiche, l’obiettivo adesso della diplomazia italiana è organizzare con successo la conferenza sulla Libia che dovrebbe tenersi in Sicilia a novembre.

E se sull’isola dirimpettaia alla Libia ci sarà la presenza di funzionari Usa o dello stesso segretario di Stato, Mike Pompeo, allora per Roma il fronte libico potrebbe rappresentare una vera e propria occasione di “rimonta” contro l’attivismo del presidente francese Emmanuel Macron.

Fonte Gli Occhi della Guerra

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...