Attac Italia: 20 anni di autoeducazione popolare orientata all’azione

dal blog https://www.attac-italia.org/a

di Marco Bersani (Attac Italia)

1. Disarmare i mercati

“Disarmare il potere finanziario deve diventare un grande progetto civico, se vogliamo evitare che il mondo del prossimo secolo si trasformi in una giungla in cui i predatori dettino legge.”. Così scriveva Ignacio Ramonet, allora direttore di Le Monde Diplomatique, nel famoso articolo Disarmare i mercatidel dicembre 1997.

Fu da quell’appello che prese le mosse un processo di aggregazione di attiviste e attivisti che, nel giro di qualche anno, diede vita alla più estesa rete internazionale di lotta al neoliberismo: Attac, il cui acronimo significa Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e di Aiuto ai Cittadini.

Una denominazione che racchiudeva i due poli sui quali si sarebbe caratterizzata l’analisi e l’azione di Attac. Da una parte poneva il focus sulle trasformazioni del capitalismo, che attraverso la finanziarizzazione dell’economia e la liberalizzazione dei movimenti di capitale cercava di by-passare la crisi da sovrapproduzione, nella quale si era trovato a partire dagli anni’80 del secolo scorso; dall’altra, analizzava le conseguenze di questi processi sui diritti, i beni comuni, la democrazia e la vita delle persone.

Attac nacque nel 1998 in Francia e nel giro di pochi anni si diffuse in oltre 40 paesi di tutti i continenti.

Nel nostro Paese, la nascita di Attac fu preceduta da una serie di assemblee territoriali “Facciamo Attac!” che si tennero tra l’inverno 2000 e la primavera 2001 e che portarono alla prima uscita pubblica con un convegno-assemblea tenutosi il 24-26 giugno a Bologna.

Era un tempo di grande fermento. Nel gennaio precedente, si era tenuto a Porto Alegre il primo Forum Sociale Mondiale, del quale la rete internazionale di Attac era l’unica realtà non brasiliana facente parte dell’organizzazione, mentre in Italia si procedeva a passi spediti verso la mobilitazione contro il G8 a Genova del mese successivo.

Quell’assemblea-convegno, partecipatissima, fece comprendere i buoni frutti della seminagione effettuata e Attac Italia poté presentarsi dentro le giornate di Genova, con un ruolo e una fisionomia di grande entusiasmo e freschezza.

Rispetto all’origine francese, le dinamiche italiane hanno da subito modificato l’impostazione di Attac. Mentre in Francia, Attac nasceva come contenitore di associazioni e realtà, diverse fra loro ma accomunate da obiettivi comuni, in Italia, quel ruolo, in contemporanea alla nascita di Attac, lo assunse il Genoa Social Forum che da più di un anno stava costruendo la coalizione sociale contro il G8; ragione per cui, quando Attac nacque in in Italia, pur essendo stata fondata da una serie di associazioni, assunse quasi subito la connotazione di associazione in quanto tale e non di rete. E’ questo uno dei motivi per i quale l’ampiezza dell’associazione in Italia non ha mai raggiunto le dimensioni di alcune realtà sorelle in Europa, a partire da Francia e Germania.

2. Autoeducazione orientata all’azione

Una delle caratteristiche che, sin da subito, ha reso originale l’attività di Attac in Italia (e non solo), è quella attraverso la quale l’associazione ama definirsi “movimento di autoeducazione orientato all’azione”. Anche in questo caso, si intrecciano due riflessioni ed esigenze.

La prima è quella di formare e formarsi come attiviste e attivisti consapevoli, in grado di comprendere la natura complessa della società contemporanea e del capitalismo nella sua fase della finanziarizzazione spinta, con l’obiettivo di sottrarre le analisi economiche alla narrazione dell’economia mainstream per restituirle al sapere sociale diffuso.

La seconda è quella di individuare, dentro questo processo di autoeducazione, obiettivi concreti che favoriscano l’attivazione delle persone e producano mobilitazione sociale, con l’obiettivo di contribuire alla trasformazione della società.

È fondamentale sottolineare la connessione fra questi due elementi, perché è solo dalla co-presenza di entrambi che Attac misura la propria capacità di dare un contributo importante.

Attac si è sempre rifiutata di trasformarsi in un pensatoio o in un centro-studi fine a se stesso (e quante discussioni interne questo tema ha comportato!), così come si è sempre rifiutata di praticare la mobilitazione in quanto tale, senza affiancarla con una crescita di consapevolezza collettiva.

Da qui l’importanza delle università popolari, dei corsi di formazioni, dei seminari e, ovviamente, della partecipazione a tutte le campagne e a tutte le mobilitazioni sociali dei movimenti. Naturalmente, tutto quanto sopra descritto è ben lungi dall’essere sempre adeguatamente realizzato, ma è importante sottolineare come sia questo l’orizzonte dentro il quale le donne e gli uomini di Attac tendono a muoversi.

3. Il granello di sabbia

Il Granello di Sabbia non è solo il titolo della rivista bimestrale online prodotta da Attac (e letta da moltissime persone); è soprattutto una sintesi degli obiettivi che, di volta in volta, l’associazione ha contribuito a definire e ha proposto all’azione dei movimenti.

Il granello di sabbia è qualcosa di infinitamente piccolo, ma capace di mettere fuori uso il motore di macchine gigantesche. Individuarlo di volta in volta, permette da una parte di agire concretamente con un obiettivo riconoscibile; dall’altra di poter spiegare i grandi meccanismi in maniera semplificata e facilmente estensibile a tutte le persone.

È stato questo, ad esempio, il senso della campagna per la Tobin Tax, la prima lanciata da Attac Italia nel 2002 e che raccolse 180.000 firme. Come spiegare le trasformazioni del capitalismo, la finanziarizzazione dell’economia, la libertà di movimento dei capitali e gli effetti che tutti questi fenomeni producono sulla vita delle persone?

La proposta di una tassa su tutte le transazioni valutarie (successivamente estesa a tutte le transazioni finanziarie) permetteva di rendere il re nudo, dimostrando da una parte la speculazione finanziaria e il dominio dei capitali sulla vita delle persone; dall’altra proponendo il controllo democratico dei flussi di denaro e il reperimento di risorse per una redistribuzione della ricchezza accentrata in poche mani.

4. Dentro tutte le campagne fondamentali: dall’acqua al debito

Attac Italia ha contribuito a promuovere molte della più importanti battaglie messe in campo dai movimenti in questi due decenni, mantenendo un filo rosso di continuità fra le stesse, tutte percepite come contraddizioni sistemiche su cui agire per trasformare radicalmente la società.

Qualcuno potrebbe domandarsi come mai un’associazione come Attac, dopo aver promosso la Tobin Tax, ha deciso di mettere cuore e anima nella battaglia per l’acqua pubblica.

La riflessione che ci guidò fu che nei processi di finanziarizzazione dell’economia, le privatizzazioni erano lo strumento centrale per consegnare ai mercati finanziari i beni comuni e che la battaglia per l’acqua, che dentro molti territori andava crescendo, sarebbe stata un’irripetibile occasione per far comprendere concretamente e a moltissime persone come funzionava il capitalismo finanziarizzato e come mettesse a rischio ogni aspetto della vita delle persone, fino ai diritti fondamentali.

Contemporaneamente, una volta vinto il referendum e compresa la non volontà di attuarlo da parte dei governi, l’analisi sul debito pubblico come trappola artificiale per imporre l’austerità e proseguire con le privatizzazioni ha contribuito ad allargare l’orizzonte dei movimenti, rendendo chiaro come la pervasività del capitalismo finanziarizzato non lasciava spazi liberi e costringeva ogni lotta a divenire necessariamente antisistemica.

5. Il ruolo di cerniera

Attac è sempre stata consapevole della non autosufficienza di ogni realtà di movimento, a partire da se stessa. Così come della necessità del costruire percorsi di convergenza, dentro i quali non solo ciascuno conservi la propria storia e identità, ma la metta a disposizione come valore aggiunto per la battaglia collettiva. E’ per questo che, nella relazione con le altre realtà, Attac si è sempre posta con un ruolo di cerniera che favorisse l’intreccio e la costruzione di reti ampie e inclusive.

E’ stata questa la cifra dell’azione dell’associazione, dall’esperienza del movimento per l’acqua a quella contro i trattati di libero commercio, da quella del Forum per una finanza pubblica e sociale al recente, e potenzialmente fertilissimo, percorso di convergenza dei movimenti per la Società della cura. Fare da cerniera significa proporre di abbandonare la gerarchia delle lotte, prendendo atto di come, essendo il capitalismo pervasivo, ogni vertenza ne mostra una contraddizione e tutte sono necessarie per la costruzione dell’alternativa di società. Significa inoltre smettere di pensare a una gerarchia delle analisi, riconoscendo a ciascuna realtà l’originalità del proprio contributo e la compartecipazione alla costruzione di una visione collettiva. Significa infine provare a costruire democrazia e partecipazione, dal basso, qui ed ora.

6. Una piccola grande storia

Attac in questi venti anni è stata tutto quanto sopra descritto, ma è stata soprattutto un luogo di intense relazioni, attraversato da tantissime donne e uomini che hanno messo in comune entusiasmi e incertezze, energie creative e passioni, conoscenze e saperi, producendo un processo di intelligenza collettiva e di sorellanza comune. Non rinunciando mai all’obiettivo di voler cambiare il mondo, ma praticandolo con la lenta impazienza che è necessaria.

Sono stati venti anni intensi, che hanno fatto di noi delle donne e degli uomini migliori. Con la stessa allegria e determinazione, prepariamoci ad attraversare i prossimi.

Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 47 di luglio-agosto 2021:  “20 anni di lotta e di speranza

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