Di fronte alla barbarie della guerra dobbiamo fermare i combustibili fossili e nucleari

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24.03.22 – Ecologistas en Accion, Spagna – Redacción España

  • La lotta all’emergenza climatica è oggi più che mai un grido di pace.
  • L’invasione dell’Ucraina e le sanzioni UE mostrano l’enorme dipendenza dell’economia dai combustibili fossili e come questi da decenni provocano e finanziano le guerre.
  • Questa crisi deve dare un impulso al sistema attuale verso la sovranità energetica e alimentare, la giustizia climatica, e non far riesumare progetti fossili obsoleti.

Ecologistas en Accion si oppone alla guerra e alle aggressioni militari, da qualsiasi parte vengano. Il regime di Vladimir Putin deve ritirare immediatamente le sue truppe dall’Ucraina, così come la NATO deve attuare gli accordi di Minsk. Ma ciò che è necessario è il netto rifiuto a questa escalation militare e il passaggio alle vie diplomatiche. Per tutti questi motivi, Ecologistas en Accion lancia un appello alla società per manifestare contro l’aggressione russa e la guerra in Ucraina, il militarismo della NATO e gli interessi economici dell’UE nel conflitto ucraino.

L’invasione in Ucraina ha messo in evidenza la tremenda dipendenza dell’UE dai combustibili fossili che, allo stesso tempo, hanno un enorme costo sociale, ambientale e climatico. Mai come oggi, la guerra mette in risalto le pecche del sistema e ci avverte che siamo in un momento cruciale per accelerare la transizione energetica e la riduzione dei consumi attuali. Le sanzioni e misure adottate per far cessare questa guerra non devono essere una scusa per le infrastrutture dei combustibili fossili o per resuscitare progetti obsoleti che sono stati bocciati da anni.

In questo scenario, l’UE può diversificare le fonti energetiche con l’obiettivo di ridurre la sua dipendenza dal gas russo. Questa proposta è stata avanzata da parecchi anni. Il gas russo rappresenta il 45 % delle importazioni europee di gas. Allo stesso modo, non possiamo ignorare l’enorme impatto che avrebbero le alternative contemplate dalla UE, come le importazioni di gas provenienti dal fracking degli Stati Uniti o l’aumento del flusso di gas azero e del petrolio saudita.

Un’altra proposta dell’UE è che la Spagna diventi un Hub per le esportazioni di gas verso il resto d’Europa. L’organizzazione ecologista dichiara che questa proposta non è accettabile. Le importazioni attraverso i gasdotti dalla Russia hanno raggiunto i 13 milioni di piedi cubici al giorno nel 2020, il che significa più di 17 volte la capacità attuale di esportazione di gas della Spagna. L’incremento necessario per rifornire l’UE si dovrebbe attuare tramite importazione di gas mediante navi mercantili metanifere, il che significherebbe moltiplicare per 3 questo modo di importare. Un costo economico ed ecologico troppo elevato.

Nonostante tutto questo, grandi aziende del settore e alcuni rappresentanti politici stanno tentando di resuscitare progetti di alto impatto come ad esempio il gasdotto Midcat e la rigassificazione illegale di El Musel. Progetti già bocciati all’epoca a causa degli elevati costi economici e socioambientali e che sono lontani dall’essere una soluzione, diventando un problema di vasta portata: non favoriscono né l’indipendenza né la diversificazione energetica dell’UE, ma aumentano come non mai la dipendenza dalle fonti fossili in futuro.

Queste proposte sono contrarie al rispetto delle regole degli accordi di Parigi e alla transizione energetica dell’UE. Servirebbero soltanto a beneficiare ulteriormente le società energetiche da miliardi di dollari, come Enagas. Invece, l’investimento previsto per questi progetti dovrebbe essere destinato a misure di riduzione della domanda e allo sviluppo opportuno delle rinnovabili, che avrebbero un impatto rapido sulla sicurezza energetica e getterebbero le fondamenta per una transizione giusta.

D’altra parte, l’UE deve impedire il discusso gasdotto Nord Stream 2 (NS2) che collega Germania e Russia, costato miliardi di euro che potevano essere utilizzati per rilanciare la transizione energetica. Tuttavia, se la Germania, come fu annunciato all’inizio degli attacchi, non rilascerà la certificazione necessaria per l’avvio delle operazioni del gasdotto, il consorzio delle multinazionali dietro NS2 potrebbe impugnare questa decisione tramite azioni legale multimilionarie contro il paese e l’UE nel suo insieme, secondo i sensi del Trattato della Carta dell’Energia (ECT). Per questo, Ecologistas en Accion rimarca ancora una volta la sua opposizione all’ECT e chiede l’uscita immediata della Spagna e degli altri paesi UE. È ora che si smetta di pagare con denaro pubblico un compenso per infrastrutture inutili che aggravano la crisi climatica.

Riguardo le misure per evitare un aumento insostenibile della bolletta della luce, sebbene sia importante stabilire un limite di prezzo alle aste e abolire i benefici per le aziende elettriche cadute dal cielo, siamo lontani da una riforma all’altezza delle aspettative. L’esclusione del gas dal sistema delle aste è un rimedio temporaneo che non impedirà la tendenza al rialzo dei prezzi dell’energia elettrica. La liberalizzazione del mercato e un sistema tariffario iniquo controllato dalle società dell’oligopolio elettrico sono le cause principali di una escalation dei prezzi senza freni, come da tempo sta avvertendo Ecologistas en Accion.

I combustibili fossili sono intimamente legati alla povertà. Le famiglie più vulnerabili sono tra le più colpite da questi aumenti dei prezzi, in quanto sono quelle meno in grado di investire in misure di efficienza energetica. Ora è più che mai necessario garantire il sostegno a queste famiglie attraverso l’istituzione di una tariffa sociale, una veloce riabilitazione energetica delle abitazioni e il passaggio a impianti termici rinnovabili.

Il timore peggiore è che il conflitto degeneri in una guerra nucleare, con drammatiche conseguenze. Una minaccia di guerra nucleare non si sarebbe mai verificata se fosse stato raggiunto il disarmo nucleare globale. Per questo motivo Ecologistas en Accion chiede la ratifica del Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari. In più, i timori di un attacco a uno dei 15 reattori nucleari ucraini hanno messo in luce la minaccia rappresentata da questo tipo di energia, nonostante la nuova proposta di tassonomia dell’UE.

È evidente anche la dipendenza del settore agroindustriale dalle grandi catene di trasporto delle risorse, come il grano per il foraggio animale o i fertilizzanti. Le dichiarazioni del ministro dell’agricoltura, pesca e alimentazione, sulla scia di ridurre la strategia del “farm to table”, o il blocco dell’applicazione degli standard di sicurezza alimentare, rispondono in modo esclusivo agli interessi del grande agrobusiness. La revoca delle restrizioni sui prodotti transgenici vietati, sugli standard ambientali o sull’uso di prodotti fitosanitari non farà che aggravare la crisi sociale e alimentare globale. Ora è il momento di ridurre l’onere per il bestiame e riconvertire l’allevamento industriale, bloccare la produzione di biocarburanti dalle materie prime alimentari e attuare la scelta dell’autosufficienza. La promozione di un diverso modello di produzione e consumo consentirà di risparmiare su diverse fonti di importazione lontane, beneficiando la rendita agraria e avendo una economia più resiliente per queste situazioni.

Di fronte all’emergenza sanitaria, ambientale e sociale globale, Ecologistas en Accion sottolinea che sono necessari processi di disarmo e smilitarizzazione:riduzione della spesa militare globale e suo riutilizzo per la sanità e istruzione, riconversione dell’industria degli armamenti in un’industria delle energie rinnovabili e smantellamento dell’arsenale nucleare. La pace sarà possibile soltanto in una società ambientalmente e socialmente sostenibile.

Traduzione dallo spagnolo di Marco Giuseppe Toma. Revisione di Thomas Schmid.

L’articolo originale può essere letto qui

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