Lezioni d’economia per i sovranisti di tutta Europa

Dal blog https://www.remocontro.it/


  • 13 Aprile 2026 Valerio Sale

Le impartisce l’Ungheria, modello fallimentare del populismo economico che ha portato alla netta sconfitta elettorale di Viktor Orban. «Oligarchizzazione dell’economia», l’ha definita l’analista economico e blogger Mario Seminerio. Un sistema clientelare della cosa pubblica e una politicizzazione delle istituzioni che ha trovato epigoni oltre i confini.

Con Orban nessuna innovazione

L’analisi parte da un assunto: «l’economia ungherese dipende dal capitale estero e dalla manifattura a basso valore aggiunto — principalmente l’assemblaggio di auto tedesche. In sedici anni di governo Orbán non vi è stato alcun significativo restringimento del divario di produttività tra imprese nazionali e straniere». Il risultato di tutto ciò è la limitazione della concorrenza e la riduzione dell’innovazione».

Il fertile terreno dei fondi europei

L’Ungheria di Orban aveva fondato le basi del suo sviluppo sul fertile terreno dei fondi europei, corroborati dall’energia russa a basso costo e gli investimenti della Germania che ne aveva fatto una sua filiale produttiva, in particolare per l’automotive.  

L’Ungheria di oggi analizzata sotto la lente di Seminerio «è il paese europeo con il costo del servizio del debito più elevato in rapporto al Pil: il 6 per cento, più di quanto lo Stato spenda per la sanità pubblica e quasi il doppio di quanto destini all’istruzione.

‘Premio Orban’ in recessione

I mercati chiedono quello che alcuni hanno definito ‘premio Orbán’: un extra di rendimento per compensare il rischio sistemico che il modello istituzionale ungherese incorpora.

Dal 2020, l’Ungheria ha accumulato l’inflazione più alta di tutta l’Unione europea: +57 per cento, quasi il doppio della media del blocco (+28 per cento).

A inizio 2023 l’inflazione di fondo, quella che esclude alimentari ed energia, ha raggiunto il 25 per cento — massimo assoluto Ue — e ha viaggiato al 18 per cento in media per quell’intero anno.

Per frenare la spirale dei prezzi, la banca centrale ungherese ha portato i tassi al 13 per cento, strozzando il credito e spingendo il paese in recessione.

Lo stipendio mensile netto medio ammonta a 1.038 euro, contro i 2.351 euro della media europea: l’Ungheria è il terzo paese più povero dell’Ue per retribuzioni».

Non solo cattiva gestione economica

Il modello Ungheria non è stato semplicemente un esempio di cattiva gestione economica, bensì un sistema progettato per concentrare il potere e le decisioni nelle mani di gruppi di potere oligarchici che influenzano e subordinano le istituzioni, dalla banca centrale alla magistratura. Vale per l’America di Trump e Vance, come per il cortile di casa nostra dove gli ‘evangeleghisti’ della flat tax hanno predicato che la tassazione del 15% produce crescita.

«Nel settembre 2023 Giorgia Meloni, altra fulminata sulla via della ‘flat tax’ – conclude l’analisi di Mario Seminerio- si recava al Budapest Demographic Summit per dichiarare «interesse e ammirazione per i risultati che avete ottenuto, per il vostro esempio ungherese».

Sovranismo europeo e crisi

Il sovranismo europeo che coltiva il legame con le potenze mondiali dell’oligarchia, a Est la Russia di Putin e all’Ovest l’America di Trump, ha ricevuto una lezione di economia laddove la concentrazione di potere, la narrativa identitaria, non compensa problemi economici prolungati. Inflazione e salari reali pesano più di ‘temi culturali’ nel medio periodo. Infine, nei corridoi di Bruxelles si conferma a gran voce che lo scontro frontale con il progetto europeo ha costi concreti.

Un segnale anche per le truppe d’assalto al patto di stabilità che in questi giorni prospettano facili soluzioni alla crisi energetica.

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